«No signora, i giardini sono chiusi. Dicono che vogliono aggiustati Non so quando riaprono». Cè un bonario sconforto nelle parole delladdetta alla sorveglianza, alla quale si perdona volentieri lo strafalcione in cambio della gentilezza. Resta il problema: la parte superiore della bellissima zona verde progettata da Le Notre, alle spalle di Palazzo Reale, è rimasta orfana di progetti, e probabilmente anche di soldi. Le ultime proposte risalgono al 2003: a quellepoca la Sovrintendenza ai beni architettonici propose di introdurre un ticket dingresso, 50 centesimi, per «selezionare» i visitatori e limitare vandalismi e siringhe abbandonate. Poi, il nulla. Pensare che un giardino storico del genere, uno dei pochi in Italia a essere stati progettati da un grande architetto seicentesco, André Le Notre, e forse lunico a essere stato conservato nel suo impianto originario nel pieno centro di una grande città, rappresenterebbe una risorsa bellissima per la città turistica, o anche solo per il conforto di chi la abita. Magari anche col ticket: nei giardini storici non si entra col cane, non si può andare in bici, men che meno giocare a palla, ma passeggiarci e sederci era già molto piacevole per mamme, papà e nonni di bambini piccoli in cerca di un luogo ombroso, lettrici solitarie in pausa pranzo, visitatori esausti dopo aver ammirato i palazzi della zona. Il 30 giugno, pochi giorni fa, è scaduta la gara per appaltare la caffetteria nel torrione della parte bassa, e speriamo che le risposte portino con sé uno spiraglio di miglioramento nel panorama non entusiasmante di ristorazione e bookshop nei musei torinesi. Nellattesa qualcuno potrebbe parlarci del futuro dei Giardini? I bambini che vivono in centro non li hanno mai visti.