Gli amministratori locali: così le piccole città muoiono ROMA Una testimonianza tra tutte, quella dell'assessore alla Cultura di Brescia Andrea Arcai, centrodestra: «Due anni fa, quando abbiamo vinto le elezioni, pensammo di darci un anno sabbatico sul finanziamento delle mostre, che ci sembravano troppo care. Ci fu una rivolta di commercianti, esercenti, albergatori che ci spiegarono come il sistema delle grandi rassegne non fosse un lusso culturale ma un utile economico e imprenditoriale. Ora investendo un euro in cultura abbiamo un ritorno nell'indotto di quattro. Sono preoccupatissimo per la manovra anti-crisi del Governo. Non potremo più fare niente e il danno per l'economia della città sarà immediato». Gigantesche Installazioni irreali dei russi Ilya e Emilia Kabakov, in una delle mostre che si sono tenute al Maxxi di Roma Tutti sul piede di guerra: comuni, regioni e province. Martedì 6 luglio all'auditorium del Maxxi di Roma alle 10 assemblea generale di Federculture, l'associazione che riunisce enti e soggetti gestori di cultura e spettacolo (tema: «Sostenere la cultura per rilanciare il Paese»). Il timore, giocando con le parole, è il rischio di un Maxxi-vuoto nelle mostre finanziate dagli enti locali. Ci saranno amministratori di centrodestra e di centrosinistra, dal governatore della Puglia Nichi Vendola, centrosinistra, all'assessore alla cultura di Roma, Umberto Croppi, centrodestra. Sotto accusa il comma 5 dell'articolo 6 della manovra che obbliga le amministrazioni pubbliche a non spendere nel 2011 più del 20 di quanto investito nel 2009 «per relazioni pubbliche, convegni, mostre, pubblicità ». Un abbattimento secco dell'80. Aggiunge Arcai: «La norma è inspiegabile. La Germania taglia tutto ma non la cultura. Così la disastrata Grecia. Da noi il turismo culturale supera il 40 del comparto però obblighiamo gli enti locali a non investire più in cultura. È un colpire alla cieca, metodo lontano da quello sempre adottato da questo governo». Aggiunge Croppi da Roma: «Se la norma fosse confermata sarebbe una follia. Ormai a ogni investimento in cultura corrisponde un ben maggior introito nelle città. La manovra vieta anche alle società pubbliche di poter finanziare sponsorizzazioni. Ma se la società è in attivo, perché non investire in cultura?» Il più impensierito è Roberto Grossi, presidente di Federculture: «La norma sul 20 ha già messo in serio allarme le industrie del settore. Il danno economico sui territori si annuncia gigantesco. Potremmo tornare agli anni Cinquanta, con un'Italia ricca del proprio patrimonio artistico ma povera di quelle mostre che ormai rappresentano un redditizio e robusto tornaconto finanziario». Aggiunte Davide Rampello, presidente della Triennale di Milano: «Mi impressiona l'improvvida determinazione di queste misure. Mi ricorda l'assurda lista degli "enti culturali inutili". Tagliare così la capacità di spesa significa mettere in discussione una programmazione che necessariamente ha respiro biennale e triennale. Chi detiene la responsabilità politica dovrebbe conoscere la realtà delle cose. Invece tanta sciatta ignoranza svela la scarsa considerazione in cui viene tenuta la cultura. Che invece è l'unico strumento con cui si può migliorare una società». Altre due norme sono contestate. La prima vieta a enti e organismi pubblici di avere Consigli di amministrazione con più di cinque membri. Ironizza Rampello: «Ma quale è il criterio, perché non tre o cinque?» Grossi: «Così si impedisce a fondazioni e società di cultura di ospitare nei propri consigli proprio quei privati che questo governo vorrebbe convincere a investire nel settore». Altra contestazione, il divieto ai comuni con meno di 30.000 abitanti di partecipare a società. Grossi: «Penso alla società Parchi di val Cornia, che gestisce per cinque comuni parchi archeologici e strutture turistiche, con forte ritorno sull'occupazione. O al Consorzio Castelli Romani, che si occupa delle ville Tuscolane. Tutte realtà che assicurano lavoro, cultura, conoscenza del territorio e dovranno sciogliersi se la norma verrà approvata...»
Mostre, tetto per le spese Il rischio del maxxi-vuoto
L'assessore alla Cultura di Brescia, Andrea Arcai, ha espresso preoccupazione per la manovra anti-crisi del Governo, che potrebbe limitare le spese per le mostre e le relazioni pubbliche. Arcai sostiene che investire in cultura ha un ritorno economico significativo e che la norma potrebbe avere un impatto negativo sull'economia locale. Altre figure del mondo della cultura, come Davide Rampello e Roberto Grossi, hanno espresso simili preoccupazioni e hanno criticato la norma, che potrebbe tagliare la capacità di spesa degli enti locali e mettere in discussione la programmazione culturale. Le norme contestate includono la limitazione del numero di membri nei consigli di amministrazione e il divieto ai comuni con meno di 30.
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