Le ricerche proseguono Gli esperti hanno pianto quando hanno visto sbarcare la teca con i preziosi ritrovamenti Un'emozione esaltante dal punto di vista scientifico e non solo. Silvano Vinceti, presidente nazionale del Comitato per la valorizzazione dei Beni storici, culturali e ambientali che ha realizzato la ricerca sul luogo e i resti mortali del Caravaggio è semplicemente raggiante all'arrivo sul molo del Barbarossa. Ha pianto, durante il tragitto che l'ha accompagnato a Porto Ercole. Perché sa quale valore dare a questa importante opera. «È stato dipinto come pittore maledetto - dice - con questa ricerca serve a dare giustizia postuma ad un grande genio». Il professor Vinceti percorre tutte le tappe che hanno portato a questa giornata, ringraziando una serie di personalità legate al territorio maremmano e non solo, che hanno fatto sì che questa ricerca arrivasse davvero alla sua conclusione. Nonostante questa tappa sia soltanto un tassello nella ricerca. «Una cosa è sicura, non è finita qua - dice - perché è in cantiere un progetto di turismo culturale intelligente, con un riscontro a livello nazionale ed internazionale, per dare lustro ai luoghi dove Caravaggio ha vissuto». Soddisfatto anche per l'accoglienza e l'interesse dimostrato, da parte dei cittadini dell'Argentario. «Sono soddisfatto - aggiunge Vinceti - per il grande entusiasmo dimostrato dagli abitanti, che hanno manifestato interesse ed amore per questo personaggio così importante abbiatene cura». Altro protagonista del comitato scientifico per le ricerche il professor Giorgio Gruppioni, titolare della cattedra di Antropologia alla facoltà di Conservazione dei beni culturali dell'Università di Bologna, che insegna proprio al polo scientifico di Ravenna. Anche lui ripercorre le tappe dello studio. «C'è sicuramente soddisfazione per il risultato raggiunto - dice - e la ricerca, pur essendo arrivata all'85 di appartenenza, gli esami non si fermeranno. I resti ossei che sono stati ritrovati sono pochi per un essere umano. Ogni individuo infatti ha 200 ossa circa distribuite in tutto il corpo. Le ricerche proseguiranno al polo di Ravenna, per avvicinarsi con maggiore sicurezza all'appartenenza di quelle ossa al maestro Merisi». Inoltre Gruppioni ha tenuto a precisare l'importanza della ricerca dal punto di vista del metodo ringraziando i colleghi professori universitari che hanno lavorato duramente affinché questa ricerca diventasse credibile. Una ricerca che è stata possibile anche grazie ai discenti del Merisi, le famiglie Merisio e Merisi per dare la paternità delle ossa. Insomma, l'analisi su quei resti andrà avanti. Per dare davvero, dopo 400 anni, una risposta sull'identità di Caravaggio.