La rinascita dell'ex cava di Macia La società La Prato Scavi ha acquistato i terreni per poi "regalarli" al Comune Con le pietre calcaree estratte dalla cava di via Mugellese venne costruita anche la diga di Bilancino. Erano gli anni d'oro in cui la società "Prato inerti" lavorava a pieno regime. «Dal 1970 al 1997 era un viavai di camion carichi di materiali - - racconta l'ingegner Ottavio Cherubini, ex proprietario della cava - poi, per motivi ambientali, fummo costretti a cessare l'attività». L'ordinanza di chiusura dell'amministrazione comunale arrivò nel momento peggiore: «avevamo appena investito oltre un miliardo di lire in nuovi macchinari» ricorda Cherubini. Da allora cominciò il declino, nel 2002 il fallimento. La cava è stata poi una spina nel fianco delle varie amministrazioni comunali. Il privato non aveva né i mezzi né interesse ad occuparsi del ripristino ambientale, il pubblico aveva l'interesse ma pochi soldi. Un po' come è accaduto per il risanamento dell'ex discarica del Coderino. Due vicende per certi versi simili in cui il pubblico chiede una mano al privato ed entrambi ci trovano reciproco giovamento. La svolta avviene il 4 giugno 2007 quando La Prato Scavi di Andrea Toparelli, azienda specializzata nell'escavazione e movimento terra, sottoscrive un accordo preliminare col Comune di Prato. A sovrintendere all'intesa l'ingegner Lorenzo Frasconi, dirigente dell'Area opere pubbliche ed ambiente del Comune. La Prato Scavi, forte di un preliminare d'acquisto dei 4 ettari della cava di Pizzidimonte, via Mugellese (da non confondere con quella più piccola che insiste su via Baccio Bandinelli), propone al Comune l'affare: la nuda proprietà della cava verrà ceduta al Comune a titolo gratuito (1 euro) in cambio di una convenzione ventennale che garantirà alla Prato Scavi la commercializzazione del materiale proveniente dalla vagliatura delle ghiaie e conglomerati presenti nella cava, oltre alla possibilità di depositarvi terre e rocce di scavo provenienti da cantieri della stessa Prato Scavi o di altri. Questi materiali serviranno per il ripristino ambientale della cava. I tempi di recupero sono lunghi, vent'anni, anche, si dice nella convenzione, per diluire nel tempo gli inevitabili disagi che il passaggio dei camion (rumore e polveri) potranno arrecare. Il privato si fa carico del ripristino (la riqualificazione viene quantificata in 2 milioni di euro), il Comune risparmia sui costi del recupero ambientale, che prevede una collina a gradonate contrappuntata da ulivi e cipressi, e anzi conta di intascare qualcosa. Il come lo vedremo più avanti. All'accordo seguirà la delibera 336 del 19 giugno 2007 che ufficializza il progetto. Passa un anno e l'11 luglio 2008 viene sottoscritta dall'ingegner Frasconi e da Andrea Toparelli la convenzione per la messa in sicurezza e la riqualificazione ambientale. La compravendita e la convenzione saranno oggetto dell'atto firmato il 29 giugno 2009 davanti al notaio Francesca Volkhart. L'ingegner Cherubini accettò di vendere la piena proprietà della sua quota di cava e la comproprietà della parte detenuta dagli eredi del suo ex socio, per una cifra che, col senno di poi, non appare troppo elevata: 241mila euro. Il valore della cava deve essere infatti calcolato nella sua capacità di accogliere inerti: secondo il Comune la capacità è di 1 milione di tonnellate di metri cubi, secondo l'ex proprietario, l'ingegner Cherubini, può essere calcolato anche fino a 3 milioni. Senza tener conto che nella convenzione col Comune è espressamente previsto che all'interno della cava possa essere installato un impianto mobile di frantumazione di inerti e quindi la quantità di materiali da accumulare può essere accresciuta. Perché il vero vantaggio per la Prato Scavi è quello di poter stoccare e lavorare gli inerti nel territorio comunale. Nel Pratese, viene detto (delibera 336 del 1962007), non vi sono siti autorizzati e trasportare le terre di scavo fuori provincia, o addirittura regione, è costoso. Chi trova una cava, insomma, trova un tesoro. Ed è la stessa società a dichiararlo sul proprio sito web: «E' in fase di definizione una concessione ventennale, da parte del comune di Prato, della cava Pizzidimonte, già di proprietà della Prato Scavi Srl, che permetterà all'azienda di avere un sito per lo stoccaggio e la lavorazione delle terre e rocce da scavo. Questo porterà, oltre a notevoli ritorni economici, anche una posizione esclusiva e privilegiata da parte de La Prato Scavi nei confronti degli altri competitor regionali». Insomma stoccare inerti in un proprio sito può essere vantaggioso. Non solo per il privato ma anche per il pubblico. E il Comune di Prato ne è così convinto che, nella cava di sua proprietà, se ne riserva 200mila metri cubi. Ed è pronto a corrispondere alla Prato Scavi 4 euro al metro cubo. Quali? Ad esempio accogliere il materiale di scavo che Firenze, per le sue linee tranviarie, ha necessità di smaltire. Nell'agosto 2008 Firenze sondò Prato per una disponibilità di 150mila metri cubi. Prato acconsentì proponendo un prezzo ritenuto per entrambi conveniente: 10 euro. Così 4 euro al metro cubi sarebbero andati a La Prato Scavi e 6 euro sarebbero rimasti nelle tasche comunali per un guadagno di 900mila euro. Ma visto che le cifre a farle è lo stesso Comune di Prato si potrebbe ipotizzare che la cava di Pizzimonte potrebbe fruttare dai 10milioni di euro ai 30 milioni, a seconda della sua capacità di assorbire inerti. Ma l'affare è ancora tutto in via di definizione. Al momento La Prato Scavi Srl sta utilizzando soltanto la parte della cava del versante pratese, in attesa che venga definito, tramite convenzione, un accordo col Comune di Calenzano, interessato al fronte della cava che ricade sul proprio territorio. E in questa fase la società dei fratelli Toparelli è concentrata sulla prima parte della sistemazione ambientale che prevede la ripulitura dei rifiuti depositati nella cava nel corso degli anni. Da eseguire, come da accordi, anche le verifiche sull'inquinamento del suolo. Al momento, quindi solo oneri per La Prato Scavi ma, se le premesse che sorreggono l'impalcatura dell'accordo per il ripristino ambientale della cava di Pizzidimonte sono giuste, presto arriveranno anche i frutti.