Gli ambientalisti insorgono contro "lecomostro di Dio", la Provincia avvia unindagine Il monsignore ha un sogno: una struttura da 22mila metri cubi, servono effetti speciali Il business di un nuovo santuario per i pellegrini raccontato in un libro Oggi la presentazione a Castellana Ogni anno migliaia di pellegrini raggiungono questo eremo. Pregano e poi saffacciano sul mare. Se arrivano da lontano, i pellegrini sostano nella vicina pensione gestita dalla Curia: camere a partire da 25 euro a notte. Un turismo sobrio e silenzioso come saddice a Leuca. Ma davvero poco remunerativo, al cospetto di altri luoghi dello spirito come la vicina San Giovanni Rotondo. Ecco, perché Leuca non può diventare una nuova San Giovanni Rotondo? Bisogna pensare in grande. Ne è convinto monsignor Giuseppe Stendardo, rettore del santuario di Santa Maria de Finibus Terrae. Nel 2007, ormai prossimo alla pensione, il monsignore vuole lasciare in eredità una grande opera: un nuovo santuario, grandioso, da mille posti. Per questo commissiona a uno studio di architetti romani un ambizioso progetto per «raddoppiare» il santuario. Poi esibisce orgoglioso il plastico allingresso della basilica, raccogliendo le offerte dei fedeli. Linee sinuose, larghe vetrate per contemplare il mare durante le messe, imponenti pareti di pietra leccese. Eccolo, il nuovo santuario sognato dal monsignore. Altro che la mistica essenzialita della vecchia basilica: servono effetti speciali. Ventiduemila metri cubi eretti su una superficie grande la meta di un campo di calcio per ospitare otto celebrazioni giornaliere, presbiterio con annesso palco per quaranta sacerdoti concelebranti, penitenzieria con almeno dieci postazioni confessionali, aule per catechesi e attività connesse, sala prove per il coro, prima cappella per lAnnunciazione e seconda cappella votiva. E allesterno parcheggio per i pullman, centri di accoglienza e ristoro, percorsi panoramici, giardino terrazzato, negozi per gadget religiosi e prodotti tipici locali, sagrato allargato per ospitare un festival internazionale lungo una settimana. Costo previsto: sette milioni di euro. Ma i soldi sono lultimo dei problemi. La Curia confida nella generosità dei pellegrini e, in subordine, in quella degli enti pubblici. Alla vista del plastico, gli ambientalisti inorridiscono. Ribattezzano lampliamento del santuario «lecomostro di Dio» e avviano una raccolta di firme. Tutte le domeniche, anche dinverno quando il vento non dà tregua, occupano il sagrato e accolgono i fedeli con striscioni feroci: «A Leuca e nel Salento servono più preghiere e meno cemento». La raccolta di firme contro il progetto trova ascolto anche negli ambienti cattolici. E perfino tra altri sacerdoti, che diffidano delle manie di grandezza. Ma don Giuseppe non si arrende e ribatte con la stessa moneta. Arringa i parrocchiani con infuocate omelie contro «gli agnostici, i razionalisti e gli atei ambientalisti». Il primo passo è lapprovazione della variante urbanistica da parte del Comune. I motivi di perplessità non mancano: il promontorio è compreso nel parco naturale istituito dalla Regione nel 2006, quindi protetto da un vincolo di inedificabilità pressoché assoluta. Inoltre è vicino a unarea archeologica. Per limitare limpatto visivo della nuova struttura, alta tredici metri, il progetto prevede addirittura un parziale sbancamento del promontorio. Don Giuseppe invoca il Concordato (che permette deroghe per i luoghi di culto) ma soprattutto gioca una carta formidabile: la visita del papa a Leuca, prevista nel giugno 2008. Chi mai potra opporsi, di fronte alla possibilità che sia Benedetto XVI in persona a posare la prima pietra del nuovo santuario? A Leuca già pregustano lavvenimento. Le immagini del pontefice che posa il primo mattone rimbalzerebbero sui circuiti televisivi internazionali e costituirebbero unimpagabile pubblicità per il nuovo luogo di culto. Ma i sostenitori del progetto non hanno fatto i conti con gli ambientalisti. Che non cedono, mobilitano i mezzi di informazione e radunano settori trasversali di opinione pubblica, fino a raggiungere cinquemila firme. I dubbi e la crescente ostilità al progetto giungono fino alle alte sfere ecclesiastiche. E la stessa Curia, pur sostenitrice delliniziativa, a frenare il monsignore. Meglio tenere fuori il Santo Padre dalla disputa urbanistica. Le immagini degli ambientalisti in rivolta contro la Chiesa rappresentata dal pontefice, quelle si farebbero il giro del mondo, con un inevitabile effetto boomerang. Il progetto viene accantonato per qualche mese, fino al giugno 2008, quando Benedetto XVI viene accolto tra tripudi di fedeli, strade asfaltate solo sulla corsia percorsa dal corteo papale e palme piantate in tutta fretta per fare da scenografia e presto morte. Poi il monsignore torna alla carica. E ottiene il primo si ufficiale. Il Comune approva il progetto con il voto favorevole della maggioranza di centrodestra e la benevola astensione del Pd. Il dossier finisce sui tavoli della Soprintendenza ai beni culturali e paesaggistici, nonché della Regione, a cui spettano le successive autorizzazioni. Ma allinizio del 2009 lallora presidente della Provincia, Giovanni Pellegrino (centrosinistra), apre unindagine amministrativa per vederci chiaro. Tanto basta a far scemare il fervore edilizio della Curia e del monsignore. Il progetto resta in piedi, in attesa di tempi migliori. E don Giuseppe si prepara a una lunga battaglia, anche giudiziaria. «Dio mi ha sempre aiutato» sospira.