Salviamo il Cubo di piazza Sordello: è la provocazione di un gruppo di artisti. Spunta il comitato Salviamo il Cubo: più bello dei mosaici Una scheggia di modernità tra le pietre di una Mantova vecchia e provinciale. Così per Bruna Gozzi, che ha firmato una lettera a nome del costituendo comitato Salviamo il Cubo (pubblicata sulla Gazzetta dell'altro ieri). Una provocazione, conferma al telefono, ma neppure tanto. Attorno all'idea, condivisa da un gruppo di artisti, potrebbe nascere un progetto: «Perché no?». Il Cubo in questione è quello di piazza Sordello. Altrimenti noto come domus (per estensione), scatola, gabbione, parallelepipedo, casa dei mosaici. E pure "magon négar", come scrive un altro lettore (la sua lettera è pubblicata oggi a pagina 28), proponendo di applicare ai quattro lati altrettante gigantografie serigrafate che riproducano ognuno la porzione di piazza nascosta, oppure, degli specchi che riflettano ciottoli e palazzi. Quasi un effetto da luna park. Il sindaco Nicola Sodano, dal canto suo, non ha mai nascosto l'avversione per la struttura brunita e imbullonata: un pugno nell'occhio di piazza Sordello, dice lui, per giunta salatissimo (400mila euro invece dei 250mila annunciati). Tant'è che la discussione è già passata al livello successivo (cosa fare dei mosaici?), dando per scontato che il 31 ottobre la camera-museo verrà smontata. E a questa decisione che la signora Gozzi si oppone, appellandosi al sindaco perché ci ripensi. «Non mi faccia troppe domande», risponde al cellulare, ridendo ancora della sua provocazione. E rivelando che si è firmata con uno pseudonimo, non si chiama Bruna ma la sua è davvero una famiglia di artisti sensibile alle sorti del Cubo. Che, sì, le piace, e pure tanto, a prescindere dai mosaici. Anzi, nonostante i mosaici: «Promette più di quanto contenga. Sarebbe stato meglio al centro della piazza». Cose le piace in particolare? Il contrasto anticomoderno, il gioco di luci, l'effetto complessivo. Insomma, troppo per piegare e svilire la struttura alla funzione di biglietteria di Palazzo Te (così secondo l'ipotesi del sindaco per la mostra di Giulio Romano). «Certo, potevano immaginare qualcosa di diverso, ammette Bruna Gozzi, ma ormai che la frittata è fatta sarebbe un peccato togliere il cubo da lì. Non è nemmeno sfacciato, non è azzurro né verde o rosso». La promessa è quella di risentirci se il comitato dovesse davvero costituirsi. Intanto, il dibattito è aperto. Anche al contributo del presidente di Italia Nostra, Sergio Cordibella, che sgombra subito il campo: «Non siamo contrari a scelte che inseriscano la contemporaneità nell'antichità». Nessun pregiudizio, quindi, ma la soluzione del cubo non ha mai convinto Italia Nostra. Che farne, allora? «Potrebbe diventare uno spazio espositivo di arte contemporanea, propone Cordibella , magari a gestione pubblico-privata. Dove? Di certo non in piazza Sordello. Magari sui lungolaghi». Scheggia di modernità o spina contemporanea? La questione è aperta. È la provocazione di un gruppo di artisti, ma potrebbe diventare un progetto: un alito di modernità in una Mantova vecchia Il presidente di Italia Nostra Sergio Cordibella: soluzione incongrua, facciamo come Verona Raccolto il testimone da Giuse Pastore, Segio Cordibella conferma la posizione critica di Italia Nostra in merito alla gabbia di piazza Sordello, senza per sparare a zero su chi ha preso la decisione: «Abbiamo compreso gli obiettivi dell'intervento, ma la soluzione appare incongrua rispetto al contesto storico e artistico in cui s'inserisce. Siamo per un cambio di strategia». In quale direzione? «Riteniamo che i mosaici non possano né debbano essere spostati, sarebbe un errore culturale prima che strutturale. Al contrario, auspichiamo che lo scavo continui. Una parte dei fondi spesi per creare questa struttura avrebbe potuto essere destinata pi utilmente alla prosecuzione dei lavori». La proposta è che i mosaici vengano resi visibili secondo un modello già sperimentato in altre città. In particolare, Cordibella cita l'esempio di Verona, dove è stata adottata una pavimentazione di cristallo, trasparente e calpestabile. Il presidente di Italia Nostra (sezione di Mantova) ribadisce che la soluzione dello sradicamento sarebbe una forzatura, uno snaturamento: il mosaico non è un quadro. Come se non bastasse, sul tappeto c'è un'altra questione aperta, quella del completamento del Museo Archeologico. Ricorda Cordibella che nacque da un'intuizione dell'allora sindaco Gianni Usvardi. Fu lui a decidere la donazione dell'ex Mercato dei Bozzoli allo Stato, subordinandola alla realizzazione del Museo. E tutto scritto nero su bianco. Perché allora Sodano non sollecita il ministro Bondi?