Intervista al «Signor No» che fa appello direttamente ai concittadini dopo 28 anni alla tutela dei beni archeologici La Regina: «Romani, difendete la città» Il sovrintendente su cartelloni pubblicitari e camion-bar in centro: basta con gli arroganti «Difendete la città». Dopo aver guidato per 28 anni la sovrintendenza ai Bèni archeologici, Adriano La Regina si rivolge direttamente ai cittadini romani. Invitandoli a «dire basta agli arroganti, agli sporcaccioni, a quelli che credono di poter fare qui i propri comodi». La Regina, noto anche come «il Signor No» per i continui alt a lavori e ristrutturazioni che potrebbero danneggiare i monumenti, boccia prima di tutto i teloni pubblicitari «che infestano e insudiciano luoghi bellissimi» e i camion bar, che «sembrano prevalere sugli interessi della città». Qualche miglioramento c'è stato, ammette La Regina, come «la pulizia del centro» e l'eliminazione degli ambulanti dalla zona del Colosseo. Ma i chioschi no, sono sempre allo stesso posto: «Quando sono arrivato a Roma come sovrintendente il giro dei camion bar era gestito prevalentemente da un unico clan: trent'anni dopo, i camion bar sono dove li ho trovati, e a gestirli è il medesimo clan. Temo che questo problema non si risolverà mai». La Regina: «C'è gente che crede di poter fare i proprì comodi, penso ai poster sui palazzi o ai camion-bar» Lo fa dopo ventotto anni trascorsi come sovrintendente ai beni Archeologici, nei quali ha visto passare una ventina di ministri ai Beni culturali e otto sindaci, e nei quali, soprattutto, non ha mai evitato di assumere posizioni poco comode, spesso invise ai politici. Uno, l'allora sindaco di Roma Francesco Rutelli, lo soprannominò «l'uomo chiamato cavillo». Ma Adriano La Regina, noto anche come «il signor No», non è mai cambiato: «Se per costruire un garage si rischia di distruggere un monumento io, se posso, fermo quei lavori». A Rutelli, tanto per citare un episodio, bloccò, prima del Giubileo, la costruzione del sottopasso di Castel Sant'Angelo. E la lista dei «no» in questi ventotto armi, in effetti, è quasi impossibile da ricordare. L'ultimo pochi mesi fa, quando si oppose alle ristrutturazioni finanziate con i teloni pubblicitari sui monumenti come il Pantheon. E ha attraversato la recente storia di Roma anche con dichiarazioni che spesso hanno conquistato, sui giornali, titoli ampi. Come quando, nel 2003, disse al Corriere del «centro di Roma trattato come un porcile». O come quando, tre mesi fa, denunciò, sempre sul Corriere, «una lobby per la pubblicità sui palazzi». E oggi, a fine agosto (senza sapere ancora se il ministro Urbani sfrutterà il decreto che innalza l'età pensionabile dei funzionali ministeriali dai 67 ai 70 anni per prorogargli l'incarico proprio ora in scadenza) Adriano La Regina, per una volta, decide di rivolgersi proprio ai cittadini romani. La Regina, cosa vuole dire loro? «Di tenere Roma con senso di dignità e d'orgoglio, di non consentire al primo venuto di speculare e deturpare quelle che sono bellezze del mondo intero. Gli stranieri che vengono a visitarle danno un contributo di benessere, direttamente o indirettamente, a tutti, permettono a Roma di vivere, e bene, grazie anche al turismo. E allora è il momento di dire basta agli arroganti, agli sporcaccioni, a quelli che credono di poter fare, qui, i propri comodi». Sovrintendente, a cosa si riferisce? «A molte cose. Ai teloni pubblicitari che infestano e insudiciano luoghi bellissimi che sono nostri e di tutti. Oppure ai camion bar che, anche se è pietoso dirlo in un paese civile, sembrano prevalere sugli interessi della città». Dei camion-bar che entrano nelle fotografie dei turisti ai monumenti, si è parlato molto. «Guardi, quando sono arrivato a Roma come sovrintendente, il giro dei camion bar era gestito prevalentemente da un unico clan: trent'anni dopo, i camion bar sono dove li ho trovati, e a gestirli è il medesimo clan. Temo che questo problema non si risolverà mai». E miglioramenti ci sono stati? «Sì, ad esempio la pulizia del centro. E poi devo riconoscere alla polizia di aver liberato la zona del Colosseo dai venditori ambulanti: non so dire per quanto tempo rimarrà così, ma adesso non ci sono più. Invece, i camion bar sono sempre lì». A proposito delle pubblicità sui ponteggi, invece, lei qualche mese fa ha preso posizione contro quelle sui monumenti. «Beh, era strano casomai che il sovrintendente avesse annunciato Quello scemoio con una conferenza stampa al Ministero! Ma come? E infatti con la stampa di tutto il mondo abbiamo fatto una figura pessima. Leggo il titolo del Chicago Tribune: "Roma, la pubblicità copre la storia". Per non parlare di cosa hanno scritto quelli tedeschi. Insomma, abbiamo fatto una pessima figura». Pubblicità che finanziano i lavori di restauro: il Comune è intervenuto con nuove regole. «Lo riconosco, si cerca di fare molto, anche e soprattutto grazie a Veltro-ni. Ma il discorso da fare è un altro». Prego. «Innanzitutto le leggi ci sono: quella statale inizia dicendo che è vietata l'affissione sui monumenti, e solo poi da al sovrintendente la discrezione di autorizzarle. E poi: a parte la tutela del singolo monumento, nessuno considera la tutela del paesaggio urbano. Voglio dire: se in piazza Navona c'è anche un solo telone pubblicitario, si procura un danno all'intera piazza, che va ammirata nel suo complesso. E l'esempio di piazza Navona non è casuale: lì ci sono state pubblicità per anni. Per non parlare di Trinità dei Monti o di Fontana di Trevi, massacrate. Per non parlare ancora di piazza Venezia: ci sono passato l'altro giorno, è insudiciata con la pubblicità. Ma perché, visto che impediamo di costruire per non alterare il paesaggio urbano, permettiamo invece queste oscenità, questi scempi, questi scandali?». Appunto: perché? «Ripeto: le leggi ci sono. Decreti, leggi, anche se poi non cambia niente. Evdentemente c'è il consenso di chi certe cose dovrebbe evitarle. Gli uffici statali paralleli al mio si comportano diversamente da noi, noi cerchiamo di impedire certi abusi. La verità è che non importa a nessuno, a chi deve tutelare e non tutela, a chi deve sorvegliare e non sorveglia. Del resto, abbiamo assistito a decine e decine di finti restauri. E poi, è mai possibile che chi possiede un palazzo in piazza Venezia abbia bisogno della pubblicità per pagare il restauro? Io non dico che non debbano essere autorizzate mai, ma possibile che non si capisca come nei luoghi dove c'è un paesaggio storico consolidato, mettere quelle pubblicità significhi ledere il paesaggio?». C'è chi dice che i teloni di pubblicità comunque si mettono sui ponteggi, quindi in ogni caso palazzi o monumenti sarebbero coperti. «È un'ipocrisia. Primo perché i ponteggi sono più puliti, e poi perché è fin troppo facile prevedere che i lavori privi di teloni con gli sponsor, durano meno di quelli che li hanno. Purtroppo, invece, i romani non sembrano interessarsi troppo: Trinità dei Monti viene massacrata? L'opinione pubblica non reagisce. E, invece, è arrivato il momento di dire basta».
Corriere della Sera
31 Agosto 2004
Appello di La Regina ai Romani: "Difendete la città. Piazze e monumenti sono massacrati dalla pubblicità"
AL
Alessandro Capponi
Corriere della Sera
Artista / Persona
Bene culturale
Luogo
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