Il caso - Il capoluogo non è incluso nel bando che assegnerà 19 milioni e 750mila euro ai territori lombardi. E Palazzo Cernezzi va al contrattacco Schiaffo del Pirellone al Lario, escluso dai finanziamenti per valorizzare il turismo legato all'acqua L'elenco inizia con il comune di Bottanuco, in provincia di Bergamo. E termina con quello di Vizzola Ticino (Varese). Ma la cosa più "bella" è che tra le 216 località comprese tra quei due nomi non c'è spazio per Como. O per Cernobbio. O Bellagio, giusto per citare tre nomi che portano lustro alla provincia. Per quanto incredibile, è così: nel bando con il quale la Regione ha selezionato i territori lombardi ai quali elargire (sulla base di progetti e proposte da presentare entro il 30 novembre 2010) 19 milioni e 750mila euro, il Lario non c'è. E fin qui, si potrebbe obiettare che il Pirellone aveva tutto il diritto di scegliere le province da ammettere alla selezione. Forse. Se non fosse per un dettaglio nemmeno troppo insignificante. La base sulla quale - il 20 maggio scorso - la Regione ha reso nota l'iniziativa aveva un principio cardine molto preciso. Questo: «Il bando è finalizzato, attraverso la grande opportunità di Expo 2015, alla valorizzazione del territorio nelle sue componenti di eccellenza - paesaggio, risorse naturali, capolavori dell'arte e della cultura - in particolare attraverso la creazione di circuiti e itinerari incentrati sull'elemento acqua, quale caratteristica distintiva del territorio lombardo». Già a questo punto, dunque, appare evidente che il Lago di Como, parlando di acqua, bellezze naturali e turismo, tutto sommato non ci sarebbe stato male. Ma il tutto arriva a sfiorare il grottesco quando si vanno a leggere le province ammesse, pur dopo la specificazione contenuta nei criteri-base del bando nella quale si dice che «l'area di riferimento è stata ricompresa nelle aree protette interessate dai fiumi Ticino e Adda, dalla rete dei Navigli e dal sito Expo». Peccato però che oltre a nomi poco noti come Moscazzano (Cremona), Corno Giovine (Lodi), Zerbolò (Pavia), improbabili almeno sul profilo turistico come Meda (Monza), Seveso (Monza), Bollate e Rozzano (entrambe in provincia di Milano), vi siano anche le "cugine" Lecco e Varese. Non Como, non il suo lago celebre nel mondo, non un solo paese lariano. Da qui - evidentemente, con più di qualche ragione - la presa di posizione ufficiale del Comune di Como. Amministrazione che, tra l'altro, è storicamente ritenuta vicina al governatore della Regione, Roberto Formigoni, grazie al legame diretto con il sindaco Stefano Bruni. Il quale, pur non dichiarando nulla ufficialmente, ieri ha affidato a un comunicato dai toni chiaramente insofferenti la volontà di chiedere una revisione del bando per arrivare a includere la provincia lariana. «Inspiegabilmente - si legge nella nota - Como e il suo territorio non sono stati contemplati tra le aree interessate al bando, malgrado sia di tutta evidenza che il tema delle vie d'acqua è centrale per il territorio lariano che presenta un sistema di aree protette (Parco Lambro, Parco Spina Verde, ecc.) ed una cultura della tutela dei corpi idrici che ha tutte le caratteristiche per rientrare nei criteri previsti dal bando». «L'area comasca - chiude il comunicato - grazie ai collegamenti internazionali ferroviari e stradali presenta evidenti vantaggi di accessibilità all'area Expo rispetto alle aree individuate dal bando. Poiché la scadenza del bando è prevista per il 20 novembre 2010 la giunta ritiene che vi siano le condizioni tecniche e temporali per chiedere alla Regione di valutare una riapertura dei termini, con l'inserimento di Como e del suo territorio nell'elenco delle aree beneficiarie». Frasi dai toni "british". Ma il sapore della beffa rimane.