Federico Zeri la definì «il più importante museo privato di scultura antica esistente al mondo». Si tratta di 620 marmi, tra sarcofagi e statue, che con la collezione dei Musei Vaticani rappresenta la più completa testimonianza della produzione statuaria romana: più di venti raffigurazioni di Èrcole, una trentina di Venere, un centinaio di ritratti dei Cesari e delle loro famiglie. La raccolta fu iniziata nel 1810 da Giovanni Torlonia che acquistò il fondo Giustiniani e altre opere appartenute a Pietro Vitali e Bartolomeo Cavaceppi. Molte sculture provenivano dagli scavi effettuati nelle proprietà di famiglia, tra cui 58 dall'area dell'antico Porto di Troiano a Fiumicino (ora diproprietà degli eredi Sforza-Cesarini). Dal 1883 suo figlio Alessandro Torlonia espose questo inestimabile patrimonio nel loro palazzo in via della Lungara: la catalogazione fu curata in ben due volumi prima da Pietro Ercole Visconti e poi da suo nipote Carlo Ludovico, testo ancora oggi insostituibile. La raccolta diventò un appuntamento irrinunciabile per qualsiasi studioso o semplice studente di storia dell'arte. Ma all'inizio degli anni Sessanta del '900 improvvisamente i Torlonia trasformarono le 77 sale (1000 metri quadrati) del prestigioso museo in 93 miniappartamenti. Le opere finirono in un deposito, di fatto ammucchiate, tra le proteste degli appassionati di tutto il mondo. Da allora è stato un continuo susseguirsi di ipotesi per una eventuale cessione. Nel 1979 Antonio Cederna ne chiese la confisca. Il principe Alessandro Torlonia ipotizzò una cifra pari, allora, a 4 miliardi di lire. Ma non se ne fece nulla. Bisogna arrivare al 1990 per un'altra ipotesi, l'esposizione al palazzo Torlonia di via della Conciliazione, accantonata per problemi statici. I Torlonia controproposero la costruzione di un museo ex nova nella villa Albani al Nomentano, di loro proprietà, con annesso parcheggio interrato per circa 600 automobili. Ma anche stavolta non se ne fece nulla per la durissima opposizione degli ambientalisti che temevano uno snaturamento del magnifico parco. Nel 1998 il Campidoglio immaginò il trasloco del museo al Testaccio, nel complesso dell'ex. Mattatoio. Della collezione Torlonia riparlò l'alloro sottosegretario Vittorio Sgarbi nel 2002: ma ogni mediazione con la famiglia fallì. Così come tramontò la proposta del sindaco di Roma, Walter Veltroni, per una collocazione dei marmi Torlonia nel complesso capitolino di via dei Cerchi, ai piedi del Palatino. Nell'aprile 2003 ennesimo colpo di scena: si disse (non ci fu smentita) che Berlusconi era a un passo dall'acquisto della collezione con i propri fondi personali per donarla allo Stato italiano. Oggi l'annuncio del ministro Giuliano Urbani: l'intesa dovrebbe concretizzarsi a giorni. Sempre che, aggiunge scaramanticamente Urbani, «qualche diavolo non ci metta la coda».