Morigi Govi contro Felicori: sarebbe una scelta di rozzo marketing Che senso ha unaltra sede? Tutti sanno che i visitatori cercano quella collezione allArcheologico come dimostrano le oltre centomila presenze dellanno scorso «Non ci sono i presupposti tecnici e culturali per spostare la Collezione egizia dallattuale collocazione in seno al museo archeologico e le ipotesi in tal senso mi sembrano osservazioni estive», commenta Cristiana Morigi Govi per quarantanni anima dei musei cittadini. Non le è piaciuta lidea del suo successore Mauro Felicori di trasferire i reperti della civiltà del Nilo nel palazzo comunale svuotato dopo il trasloco degli uffici in piazza Liber Paradisus, né il disegno generale di riassetto delle esposizioni storiche. «Non riesco nemmeno a commentare la motivazione che la Collezione egizia sarebbe più attrattiva e "vendibile" se collocata in una sede autonoma: mi sembra un marketing molto rozzo», continua. «Tutti sanno che è allArcheologico come testimoniano i centomila visitatori dellanno scorso, molti dei quali entravano proprio chiedendo di questa collezione». Morigi Govi ricorda anche che per Palazzo dAccursio è stato stilato un progetto, la cui gestazione è durata un paio danni, che prevede nei locali svuotati degli uffici, il trasferimento del Museo del Risorgimento, la sistemazione delle collezioni darte da Napoleone a Morandi, la raccolta di medaglie (nella Sala degli Anziani) e altre piccole sezioni a tema. Il progetto fu varato dalla giunta di Sergio Cofferati e redatto in collaborazione con la direttrice dei Lavori pubblici Raffaela Bruni. «La Collezione egizia ha una sistemazione perfetta che risale al 94 e testimonia dei rapporti tra Bologna e le culture classiche», prosegue Morigi Govi. «Lì sta benissimo e spostarla avrebbe dei costi altissimi. Oltretutto, il seminterrato dove si trova sarebbe inadatto a ospitare il nuovo materiale, in gran parte romano, attualmente in possesso della Soprintendenza. Laltezza dei locali non è sufficiente a contenere certi reperti. Non solo. Occorre prima un accordo con la stessa Soprintendenza che attualmente manca del tutto. In definitiva, stiamo parlando di niente. Ripeto: mi sembrano osservazioni estive. Io ho lavorato al Museo Archeologico per quaranta anni e ogni volta che decidevo una cosa avevo labitudine di studiare perché non si possono inventare, né improvvisare le cose» conclude con una punta di sarcasmo Morigi Govi.