Dopo 40 anni sarà esposta la raccolta privata (620 statue antiche) più importante del mondo ROMA Dalle cantine a un museo. Rinasce il tesoro Torìonia. La collezione privata di marmi antichi più importante del mondo 620 statue romane tornerà a essere esposta al pubblico dopo essere rimasta qua rant'anni in una cantina. Lo annuncia il ministro dei Beni culturali, Giuliano Urbani, nel libro-intervista con Paolo Conti «Un liberale alla cultura-Polemiche e prospettive» (Riz-zoli) che esce oggi in libreria. Quando i Torìonia, nei primi anni Sessanta, trasformarono il palazzo-museo della Lungara in un condominio di miniappartamenti, le statue finirono nelle cantine. Ora, grazie alla Fondazione Cassa di Risparmio di Roma, la preziosa raccolta verrà presto esposta a Palazzo Sciarra. ANTEPRIMA Nel libro-intervista con Paolo Conti, il ministro fa il punto sulla situazione del patrimonio storico-artistico. Urbani: «La collezione privata più importante del mondo, di 620 statue, sarà esposta a Palazzo Sciam» Esce oggi in libreria il volume «Un liberale alla cultura-Polemiche e prospettive» (Rizzoli, pagine 145, 16) in cui il ministro per i Beni e le attività culturali Giuliano Urbani risponde alle domande di Paolo Conti, giornalista del Corriere della Sera. Il ministro Urbani replica ai quesiti nati sul nodo delle privatizzazioni e soprattutto sul nuovo Codice dei Beni culturali. Quindi fa il punto sulla tutela del nostro patrimonio storico-artistico puntualizzando la sua posizione anche su altri settori di sua competenza (per esempio i finanziamenti al cinema). Un capitolo è dedicato anche al progetto Agenore, voluto ai tempi della presidenza italiana dell'Unione Europea. Infine Giuliano Urbani, nel volume, annuncia l'imminente riapertura al pubblico, grazie alla Fondazione Cassa di Risparmio di Roma, della collezione dei marmi Torlonia, chiusa da quarant'anni. Riportiamo un estratto della parte conclusiva del libro. Lei è alla guida del ministero da tre anni. Cosa pensa di aver lasciato? «Seguiamo un po' più da vicino settore per settore. Nel campo del patrimonio storico-artistico, i contributi che ritengo fondamentali sono stati quelli del nuovo Codice dei Beni culturali e del paesaggio. Poi le molte leggi settoriali, da quella sulle scuole di restauro a quella sugli appalti pubblici con la revisione della cosiddetta legge Merloni, che tanti inconvenienti gravi e gravissimi aveva provocato per circa un decenni, per tornare ancora una volta alle neonate fondazioni per le gestioni museali. Quindi i progetti diventati finalmente esecutivi per l'ampliamento o la valorizzazione di alcuni grandi musei nazionali: dall'Egizio di Torino alla Pinacoteca di Brera a Milano, dalle Gallerie veneziane agli Uffizi fiorentini, da Palazzo Barberini a Roma fino al percorso notturno (grazie a un nuovo impianto di illuminazione) degli scavi di Pompei. Ma ci sono due iniziative che, a mio avviso, meritano una sottolineatura a parte. Mi riferisco alla famosa collezione dei marmi Torlonia e alla serie di mostre del Vittoriano, dedicate alla Storia d'Italia». Ha appena citato il nodo della collezione Torlonia, una vera spina nel fianco della cultura italiana: 620 statue romane, quindi la raccolta d'arte privata di marmi antichi più importante del mondo, invisibile al pubblico dai primi anni Sessanta. Cioè da quando la famiglia Torlonia trasformò il palazzo-museo della Lungara in un condominio di miniappartamenti. Le statue finirono letteralmente in cantina. Per anni e anni gli studiosi protestarono, la battaglia condotta da Antonio Cederna fu memorabile... «La vicenda della Torlonia è davvero emblematica, soprattutto per ciò che riguarda la collaborazione fra Stato e privati e in particolare quella con le fondazioni bancarie. La nostra fortuna, nel caso della collezione Torlonia, è stata quella di trovare una fondazione e un presidente di stampo, per così dire, "rinascimentale": mecenati puri, animati dal solo intento di offrire un autentico servizio pubblico alla collettività, in questo caso al mondo intero. Sì, perché, con un atto di generosissimo altruismo, la Fondazione Cassa di Risparmio di Roma, e il suo presidente, il professor Emanuele Emanuele, hanno accettato di sostituirsi in pratica allo Stato per regalare al pubblico godimento, in forma completamente gratuita e in uno dei più ospitali palazzi storici del centro di Roma (il palazzo Sciarra) un autentico tesoro di statue, busti e sculture che descrivono in modo ricchissimo l'intera storia di Roma antica. Come lei ricordava, bisogna tenere ben presente che l'intera collezione non era visibile al pubblico da più di quarant'anni! Grazie all'aiuto e al mecenatismo di questa Fondazione, il nostro ministero ha così potuto ottenere un doppio risultato: colmare quel vuoto culturale, cioè restituire la collezione agli studiosi e al pubblico; e poi dimostrare nel modo più significativo quali risultati può garantire un autentico spirito di collaborazione fra Stato e soggetti privati». Poco fa lei accennava all'Altare della Patria. Il progetto parte da un impulso del Quirinale, come si sa. Come si svilupperà l'itinerario? «Ci sarà una lunga serie di mostre monografiche al Vittoriano, iniziate con il 2 giugno 2004, e dedicate alla illustrazione di una storia della civiltà italiana, specialmente dal 1000 all'Unità, attraverso l'esibizione degli statuti, degli stemmi e delle bandiere della varie città, nei vari sistemi politici che hanno man mano contrassegnato nel corso dei secoli l'evoluzione delle molteplici forme politiche del nostro territorio. Con l'aiuto di un importante comitato scientifico, presieduto dal professor Giuseppe Talamo, si ricostruisce il cammino dalla molteplicità politica all'unità nazionale, attraverso una ricca panoramica delle innumerevoli "poleis" che hanno "fatto" l'Italia: un modo estremamente diretto per rintracciare quindi le varie fonti istituzionali che costituiscono anche le nostre stesse radici ordinamentali». Lei ritiene una sua personale vittoria aver mantenuto il quarto Dipartimento per gli archivi e i beni librari. Ma in questi anni se ne è parlato molto poco, almeno sui giornali. Significa che il settore è stato messo in disparte? «Archivi e beni librari sono i due settori che ancora attendono il rinnovamento dovuto. Ma anche qui si sta lavorando a due distinti disegni di legge, uno dedicato agli archivi e l'altro allo sviluppo della lettura. Per il momento meritano di essere comunque segnalati anche alcuni autentici "primati" di cui il Paese attualmente gode. Penso in particolare al ruolo di leader che già occupiamo nel settore bibliotecario (specialmente col Progetto Minerva, in ambito europeo) così come alla straordinaria ricchezza dei nostri grandi archivi storici, che tutti ci invidiano nel mondo». ------------------------------------ Una breve scheda dell'attività del Ministero. ------------------------------------ Giuliano Urbani, classe 1937, è oggi professore emerito all'Università Bocconi di Milano. Ministro per la Funzione pubblica nel primo governo Berlusconi, ora nel secondo è ministro per i Beni e le attività culturali. Ecco, qui di seguito, le principali iniziative intraprese, legate anche alle polemiche (spesso roventi) di questi anni. 2002 Varo della Finanziaria del 2003. L'articolo 60, comma 4, stabilisce che il 3 degli stanziamenti per le future «grandi opere» siano destinati a interventi per i Beni culturali. 2003 Legge contro la violenza negli stadi. Riordino delle competenze in materie di giustizia sportiva. 2004 Riforma del ministero per i Beni e le attività culturali. Riforma della legge per il finanziamento pubblico al cinema. Riforma della legge Merloni sui lavori pubblici per poter coniugare la trasparenza amministrativa con la qualità degli interventi sui Beni culturali. Nascita di «Arcus» per la gestione delle risorse derivanti dal 3. Entrata in vigore, nel maggio scorso, del nuovo Codice dei Beni culturali e del paesaggio. ----------------------------------------- Le polemiche più recenti sul dicastero retto da Urbani hanno riguardato soprattutto il nodo delle privatizzazioni dei beni demaniali, il futuro della tutela dopo l'adizione del nuovo Codice e soprattutto la questione dei finanziamenti. Proprio Urbani, pochi giorni fa, ha minacciato di lasciare l'incarico se verrà confermato il taglio del 25 alle spese correnti del ministero immaginato nella Finanziaria: «Non posso assistere impotente a un suicidio... così dovremmo pensare alla chiusura parziale o totale degli Uffizi».