ACQUAVIVA - Il primogenito villaggio di Acquaviva, eretto in contrada Salentino a partire dal settimo secolo a. C., è stato nuovamente sommerso da una piscina. Nonostante il pubblico ministero Roberto Rossi della Procura della Repubblica di Bari, nel maggio del 2008, a conclusione di indagini preliminari, abbia rinviato a giudizio una donna di 52 anni di Acquaviva per aver realizzato sull'antichissima chiesa di Santa Maria Assunta, uno dei primi luoghi di culto a tre navate, sottoposto a vincolo monumentale, una villa che andrebbe a mutare strutturalmente lo stato della città «sacrale». Con la realizzazione di opere «di recupero strutturale», «di risanamento statico e ricostruzione delle coperture», prive del «permesso di costruire» e del «nulla osta paesaggistico». E pare sia in corso il procedimento penale presso il Tribunale di Bari. Anche per la costruzione della piscina, oltre che la prescritta comunicazione di inizio dei lavori e di un progetto esecutivo, sembra mancare qualsiasi autorizzazione. In tutta una zona, ritenuta da sempre un importante sito archeologico, dove gli scavi, coordinati dalla soprintendenza archeologica di Puglia nel 1976, hanno evidenziato una necropoli del VIII secolo a. C., sepolture di epoca medioevale, insieme ad un serie di reperti in soddisfacente stato di conservazione, esposti per anni in due vetrine del museo archeologico di Bari. La quasi incredibile vicenda è cominciata a maggio del '90, con un'ispezione della Ufficio Tecnico Comunale, è proseguita con una prima ordinanza di demolizione del marzo del '93, ed è proseguita con una serie di ricorsi della proprietà e di ulteriori ordinanze comunali di demolizione mai eseguite. Sino ad una richiesta di sanatoria, presentata dalla proprietaria, ad aprile del 2009, tuttora in fase di istruttoria al Comune di Acquaviva. Ma ora emerge che sulle ultime propaggini murgiane, visitata da barbari ed in particolare da saraceni, culla della città di Acquaviva, agli affreschi bizantini di bellissime immagini di madonne ed al gran numero di frammenti di ceramiche, che la terra restituiva dopo le arature, alla villa si è voluto aggiungere una piscina. Pur se l'intera area risulta, anche, vincolata da un sito d'interesse comunitario, denominato Bosco di Mesola, e da una «protezione speciale idrogeologica».