la scoperta degli storici dell'arte sguinzagliati dal ministero per le celebrazione dell'unità d'italia Dedicate ai genovesi illustri e simbolo della Genova neoclassica. Vandali e incuria le hanno fatte scomparire UN POPOLO di statue cancellato. Una schiera di genovesi illustri rapita e consegnata alla dimenticanza. Forse "sequestrata" dentro il deposito di un museo, in parte dispersa in ville private. In parte distrutta. Decine di statue animavano villetta Di Negro quando non era il deserto rovinoso di oggi ma un cenacolo ottocentesco,ritrovo della migliore intellighenzia d'Europa. C'erano immortalati - disseminati tra esemplari botanici rari, fontanelle e cascatelle, pavoni e scimmie - anche i genovesi illustri, gli ospiti famosi, i garibaldini. Proprio cercando queste ultime effigi, non casualmente installate alle spalle del monumento di Mazzini quasi un coro patriottico, che potrebbero essere individuate dal Ministero come un sito per la celebrazione dei 150 anni dell'Italia e quindi restaurati, che gli storici della Soprintendenza Franco Boggero, Caterina Olcese e Stefano Vassallo si sono imbattuti in un viale che c'era e non c'è più. Nei pressi dell'area garibaldina. In una sequela di quattordici (o forse più) busti di uomini e donne che hanno fatto grande Genova. Scomparsi. Meglio ne è rimasta "in vita" una sola, perché così avviluppata e quasi camuffata dalle erbacce. Per terra o ancora in piedi, ma pencolanti, le colonne che reggevano i busti, qua e là ancora leggibili i nomi. Erano Caffaro, Cicala, Di Negro, Lercari, Falamonica, Vernazza, Vegeria, Cebà Senarega, Biondi, Perticari e i notissimi Andrea Doria, Cristoforo Colombo, Nicolò Paganini. Tutti installati, attorno al 1830 per volontà di Gian Carlo Di Negro, nel vialetto a nord della Villetta, verso Salita delle Battistine. Era chiamata già da allora "la galleria dei nasi rotti" perchè i ragazzi si divertivano a colpirli con le fionde. Altri attacchi ben più pesanti e definitivi hanno raso al suolo questo pezzo di storia cittadina. Il vandalismo degli ultimi anni soprattutto quando in assenza totale di presenze, di vigilanze, anche solo di genovesi in cerca di ombra e riposo (perché tutti si tengono a debita distanza dal parco della Villetta) chi ha voluto impossessarsi delle statue, lo ha fatto. Senza essere disturbato. Forse alcuni di questi busti si trovano in qualche deposito di qualche museo cittadino, e si attende che i responsabili di Sant'Agostino, per esempio, diano la conferma. Ma i più sono stati rubati o distrutti. E' rimasta un'antica fotografia in bianco e nero dell'elegante ordine di questa galleria a cielo aperto: è del 1923 ed è stata pubblicata, nel 1960, da una rivista che si intitolava "Genova". Era solo una delle tante parti della Villetta trasformate in una esibizione di sculture che ogni volta che venivano inaugurate davano vita ad un evento letterario o musicale. Occasioni di cultura in un luogo dove l'arredo culturale era al top. Dove la cultura dell'arte e della storia stava insieme al verde. Queste statue scomparse sono fra le più antiche, alcune opera di ottime firme come Olivari o Gaggini, altre anonime. Mentre quelle garibaldine, all'ingresso del parco che dà sul parcheggio, molto aggredite da piante infestanti e rovinate sono successive, della fine del secolo. E ricordano Aurelio Saffi, Antonio Mosto, Antonio Burlando. Felice Cavallotti. G.C. Abba, di autori noti tra i quali Scanzi e Brizzolara. Anche parte di queste statue hanno conosciuto l'attacco dei vandali e sono state distrutte. Franco Boggero, storico dell'arte della Soprintendenza che da sempre si batte per le statue vilipese di questa città, alcune delle quali abbandonate nei depositi comunali e mai più riabilitate, è rimasto molto colpito dalla cancellazione di questo omaggio ai genovesi illustri.E dalla desolazione generale di questo parco. «Quella sequela di statue era anche il segno di una Genova neoclassica, erano gli "abitanti" di un posto vivissimo, un parco pittoresco, con serre neogotiche. Non è rimasto più niente. In quell'ora in cui, in pieno giorno, abbiamo fatto questo giro di perlustrazione per il possibile sito garibaldino, non abbiamo incontrato anima viva». Anche la pietra non ha resistito.