"La dirigenza non può essere di ostacolo ai lavoratori che amano il teatro" Salta la prima del Barbiere di Siviglia venerdì 9, cè la minaccia di un pacchetto di altri undici giorni di stop Tensione e nuove proteste alla Scala: lassemblea dei lavoratori ha deciso di fermare venerdì 9 la prima del Barbiere di Siviglia e ha ventilato un nuovo pacchetto di scioperi, undici giorni in tutto, che potrebbero far saltare le tournée di luglio a Pompei e di agosto in Argentina. Malumori e sfiducia nei confronti del sovrintendente Lissner, che mercoledì sera aveva tagliato lo stipendio dei dipendenti per via della rappresentazione del Faust andata in scena con orchestra e coro in abiti casual. Sale la tensione alla Scala. Mentre si profila un braccio di ferro con il sovrintendente Lissner, dopo la sua presa di posizione al termine della "recita in jeans" del Faust, salta la prima del Barbiere di Siviglia in programma venerdì 9 e un pesante pacchetto di undici giorni di sciopero minaccia le tournée estive in Italia e allestero. Dopo che lapprovazione definitiva da parte del Senato ha trasformato martedì in legge il decreto Bondi, i lavoratori del teatro riuniti in unassemblea indetta da Cgil, Uil e Fials hanno decretato un altro sciopero per venerdì prossimo, il settimo dallinizio delle proteste (dal quale ieri si è dissociata la Cisl), mentre unaltra recita era saltata il 25 giugno per lo sciopero nazionale proclamato dalla Cgil. Secondo i rappresentanti sindacali, nei prossimi giorni, saranno discusse con i membri del coro e dellorchestra nuove modalità di lotta, che potrebbero far saltare le trasferte previste per il 21, 22 e 23 luglio a Pompei con i Carmina Burana e quella a Buenos Aires dal 25 agosto al primo settembre, in cui tra laltro lAida in forma di concerto diretta da Barenboim dovrebbe essere proposta nellambito delle celebrazioni per il bicentenario argentino: nel complesso, undici giorni di sciopero, perché per motivi legali in occasione delle trasferte non può essere cancellata una sola rappresentazione. Molto accesi i toni dellassemblea e crescenti i malumori nei confronti di Stéphane Lissner, che mercoledì sera, dopo che la recita del Faust era andata in scena di nuovo con orchestrali e coro in jeans e maglietta per protesta, aveva annunciato a sorpresa di considerarla «una giornata di sciopero», e dunque di non voler pagare i lavoratori. Una presa di posizione che, a detta dei partecipanti allassemblea, ha fatto calare la popolarità del sovrintendente, e soprattutto ha incrinato la fiducia dei dipendenti nei suoi confronti. «La dirigenza non può essere di ostacolo ai lavoratori che amano il teatro», ha commentato Giancarlo Albori della Cgil, che ha rinnovato le critiche a Letizia Moratti: «Il suo silenzio è assordante e imbarazzante, da quando sono iniziate le proteste non si è mai fatta vedere e non si è mai espressa se non in modo favorevole al decreto». I lavoratori, che hanno annunciato battaglia finché non sarà abrogata la legge, chiedono un confronto con il sovrintendente anche sulla questione occupazione. E si preparano a battaglie anche sui tagli annunciati al Fus, altro rischio grave per il settore dello spettacolo. In serata la Cgil ha denunciato la decisione della Scala di ridurre da luglio il numero degli addetti alle squadre di emergenza: «Non solo una violazione alle legge, ma anche un rischio per la sicurezza dei lavoratori e della struttura. Dopo il Petruzzelli e la Fenice, non vogliamo che bruci anche la Scala».