Parla il direttore Pietrabissa. Interrogato Silvano: trovai casa a Bertolaso ROMA «Al magistrato della Corte dei Conti ho consegnato tutta la documentazione per dimostrare l'avanzamento dei lavori e l'impegno di Propaganda Fide ad aprire il palazzo di piazza di Spagna al pubblico entro la fine di ottobre. Se queste carte si riveleranno fasulle vorrà dire che siamo stati truffati». È netta la posizione di Ettore Pietrabissa, il direttore generale di Arcus, società per azioni delle Infrastrutture e Beni Culturali, al quale i giudici contabili hanno chiesto il risarcimento del danno all'erario che sarebbe stato provocato dal finanziamento di 5 milioni concesso alla Congregazione all'epoca guidata dal cardinale Crescenzio Sepe. Un provvedimento che coinvolge anche il direttore finanziario e la responsabile del progetto. L'ingresso del palazzo seicentesco di Propaganda Fide a Roma Gli accertamenti della Corte procedono di pari passo a quelli della magistratura di Perugia che ipotizza un episodio di corruzione dietro quella ristrutturazione. La tesi dell'accusa è che i soldi erogati nel 2005 su disposizione del ministro Pietro Lunardi e del suo collega Rocco Buttiglione fossero in realtà la contropartita concessa dallo stesso Lunardi all'alto prelato che l'anno precedente gli aveva venduto uno stabile in pieno centro di Roma, in via dei prefetti, a un terzo del valore reale. «Non ne ho mai avuto percezione assicura Pietrabissa ma se così fosse sarebbe una forte delusione perché vorrebbe dire che questa società che ha come fine il finanziamento di opere per i cittadini, sarebbe stata utilizzata a scopi unicamente personali». Nella relazione, il giudice evidenzia «l'interessamento di Lunardi all'approvazione della pratica». «Io sono stato interrogato chiarisce Pietrabissa e ho effettivamente prodotto una lettera del capo di gabinetto Claudio Gelati che mi sollecitava l'approvazione di una serie di progetti, tra i quali c'era proprio il palazzo di Propaganda Fide. Mi è sembrata una pratica inusuale perché non era mai capitato, ma in quel momento non ho pensato che ci fossero fini illeciti anche perché la missiva era stata protocollata. Se avessero voluto farmi pressioni senza lasciare traccia potevano chiedere un incontro riservato. Io ero comunque convinto, e lo sono tuttora della bontà del progetto». Tra le contestazioni della Corte la principale riguarda il fatto che, nonostante una scadenza fissata tre anni dopo l'erogazione del denaro, siano state concesse numerose proroghe e a sei anni di distanza l'obiettivo non sia stato ancora raggiunto. Pietrabissa ricorda che «ai consigli di amministrazione è presente un giudice della Corte dei Conti che ha un'autorità vigilante». Tra le carte c'è un verbale del consiglio d'amministrazione del 20 dicembre 2004 durante il quale il magistrato, il dottor Ferrara, dichiarò: «Arcus non è esecutrice dei progetti, ma solo promotrice e ciò sposta automaticamente la responsabilità sul soggetto esecutore del progetto». E in base a questo, spiega il direttore, «eventuali irregolarità andrebbero contestate a Propaganda Fide, certamente non a noi». Ieri i carabinieri del Ros hanno interrogato Francesco Silvano, braccio destro di Sepe prima alla Congregazione e adesso alla Curia di Napoli, per chiarire se fu davvero lui a procurare l'appartamento di via Giulia a Guido Bertolaso, come ha sostenuto lo stesso capo della protezione civile smentendo che fosse invece un favore dall'imprenditore Diego Anemone. «Ricordo che gli diedi una casa per un paio di mesi», avrebbe sostenuto il testimone senza però fornire altri dettagli.