Le bollette dei musei vanno coperte con altre entrate, magari con i biglietti venduti Isola C5. Il vicepresidente della giunta regionale, con delega al Turismo e ai Beni culturali, Giuseppe De Mita ha appena preso possesso degli uffici. Vuoti. Per ora. Appena due segretari che fanno la spola tra il centro direzionale e Santa Lucia. Dici De Mita, dici nipote di Ciriaco. «Facendo un torto a mio zio, non a me», risponde. E chiude l'argomento: «È tutto trasparente, pubblico, compreso il mio cognome, il giudizio spetta agli altri». Vicepresidente, è mai stato al museo Madre? «Per la conferenza stampa indetta dal direttore qualche settimana fa». Le è piaciuto? «L'ho trovato suggestivo. Emblema delle contraddizioni di Napoli. Così carico di senso in un luogo così incerto». La giunta Caldoro ha intenzione di chiuderlo? «L'idea che ci sia qualcuno martire fa malinconia. Dire che la Regione ha un atteggiamento volgare mi pare senza fantasia. Sono stato al Madre, ho ascoltato l'esposizione enfatica dei bilanci che dimostravano che si potevano fare grandi cose con pochi soldi. E poi non ci sono i soldi per pagare le bollette? Attenzione a farne un paradigma. Io non legittimo letture false della realtà. Nessuno ha mai pensato di chiuderlo. Il Madre come altre grandi strutture che hanno ingenti finanziamenti devono essere in grado di muoversi in autonomia. Quello che mi preoccupa è la rappresentazione partigiana per cui tutti radicalizzano le proprie posizioni e nessuno si assume la responsabilità di ciò che ha fatto». È una questione politica? Il Madre è la creatura più preziosa della giunta Bassolino. «Di certo non c'è una valutazione politica, men che meno sulla cultura. Continuo a trovare bizzarro chi ritiene che la cultura sia appannaggio di alcuni e di altri no». Allora la giunta Caldoro ha una diversa idea di cultura? «La cultura non coincide con le bollette dei musei che vanno coperte con altre voci di entrate, chessò la biglietteria. In una logica di riduzione delle spese ci sono due parametri da rispettare: produttività e valore sociale della spesa». Vale per il Madre e anche per la Scabec, la società che gestisce il museo? «La Scabec è in fase di istruttoria. Il ragionamento è sempre lo stesso, se la spesa è produttiva bene, altrimenti valuteremo il da farsi». Il problema sono sempre i conti in rosso? «La Campania non ha un solo problema, ma tre: debito sanitario, sforamento del patto di stabilità, vincoli di manovra. Come diceva Paolo Rossi: "la fortuna è cieca, la sfiga ci vede benissimo". Noi, in tempi brevi, dobbiamo razionalizzare le spese ai limiti dell'irrazionalità. Peraltro la scala gerarchica di interventi non dipende da noi. Ci sono spese che non possiamo tagliare. Penso alla programmazione estiva, alle attività di promozione. Se ci sono soldi impegnati non possiamo decidere di tagliarli senza che vi siano conseguenze». La sensazione è che, però, la giunta si sia fossilizzata sulla crisi di cassa. «Lo capisco ed è vero. La rappresentazione che si ha è che questa giunta sia nel recinto delle emergenze e non abbia dato prospettive. Ma dirlo non serve a superare le difficoltà» . Ma c'è un orizzonte? E qual è? «Il modello politico sinora adottato ha drogato le aspettative delle persone poi disilluse. Deve cambiare dunque il modello di governo» . Si spieghi meglio. «Pensiamo al sistema turistico. Il punto non è continuare a recuperare risorse per grandi eventi. Il dovere di un'istituzione è creare le condizioni. Tutti gli imprenditori che ho incontrato non mi chiedono soldi ma la legge regionale per il turismo, cioé certezze normative. Per questo faremo un'iniziativa pubblica prima dell'estate partendo dalla semplificazione normativa, dal decentramento e dalla riforma della macchina amministrativa. È un inizio. Vogliamo discutere pubblicamente tutte le scelte che faremo. Di volta in volta darci un obiettivo e verificarlo. Siamo come i surfisti sull'onda. Dobbiamo trovare un punto di equilibrio». Il suo assessorato è vuoto. Non ci sono impiegati... «Certo non perché abbiamo applicato lo spoil system». E allora perché? « Se fosse stato spoil system sarebbero entrati altri. La questione è un'altra. Non si può discrezionalmente cambiare dirigenti ad ogni mutamento di maggioranza. Dobbiamo valorizzare il ceto burocratico interno». Lei crede sia all'altezza del compito? «Dobbiamo prima vedere se il ceto politico della Regione sia all'altezza di fare scelte del genere. E poi ci sono delle vittorie con squadre sulla carta improbabili. Il Verona di Bagnoli vinse uno scudetto con gli scarti delle altre squadre. L'importante è che l'arbitro non trucchi la partita. E l'arbitro è la politica».
NAPOLI De Mita: non lo chiudiamo, ma vogliamo rigore
Il vicepresidente della giunta regionale, Giuseppe De Mita, ha espresso le sue opinioni sulla gestione dei musei e sulla cultura nella Regione. Ha affermato che la cultura non è appannaggio di alcuni e che tutti devono contribuire. Ha anche sottolineato l'importanza di creare condizioni per il turismo, piuttosto che continuare a recuperare risorse per grandi eventi. De Mita ha anche parlato della necessità di semplificare le normative e di decentrare le decisioni amministrative. Ha inoltre espresso la sua preoccupazione per la rappresentazione partigiana e la mancanza di responsabilità politica. Ha anche affermato che la giunta Caldoro ha un'idea diversa della cultura e che la cultura non coincide con le bollette dei musei.
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