«La necessità di chiarezza e di legalità nei comportamenti amministrativi rende inopportuno e un po' equivoco, quanto meno nei tempi, l'invito al silenzio sulla Villa romana rivolto da Cataldo Salerno ai tanti interlocutori e a me in particolare». Così Carmelo Tumino risponde al presidente della Provincia che ieri, intervenendo con una nota sulla Villa romana del Casale, da un lato affermava l'incolpevolezza del deputato regionale e dall'altro lo accusava di assumere un ruolo da «consigliere di quartiere». «Sono amico di Salerno e ne apprezzo la dimensione culturale e anche l'impegno. Tuttavia - continua Carmelo lumino - invito il presidente Salerno ad essere più "ingenuo", come pare lui consideri me, perché così si possono avere occhi più limpidi per apprezzare il bello e per vergognarsi del brutto e del cattivo, condannandolo e contrastandolo. Intervenendo sulla Villa, per avere chiarimenti sul piano amministrativo e politico, esercito la doverosa funzione di rappresentare gli interessi del territorio». La polemica si sposta quindi sul piano politico tra il deputato della Margherita e il presidente diessino, tra l'altro protagonista anche lui di polemiche infuocate qualche settimana addietro con Vittorio Sgarbi. «È invece questo il momento giusto per intervenire a tutela degli interessi della Villa senza polemiche sterili e con spirito costruttivo. Poi - continua lumino - apprezzo l'opinione e l'impegno del dott. Salvatore Scuto, Soprintendente ai Beni culturali, secondo cui la questione non è che la copertura sia a cupola o che segua l'antica impostazione data dal Minissi. L'importante è non mimetizzare la struttura e, soprattutto, non far dilatare i tempi per la realizzazione delle opere sia quelle interne che quelle esterne alla Villa». lumino, nella sua nota, sottolinea di «non aver espresso valutazioni sugli aspetti tecnici ma chiesto solo chiarezza. Se i restauratori sono "scappati" avranno i loro motivi: io non ho offeso nessuno. Se Sgarbi mi vuole querelare perché voglio che qualcuno risponda alle mie perplessità, tra l'altro non solo mie, faccia pure; sarebbe forse l'occasione giusta per capire. Spero - conclude il deputato piazzese - che non debba essere Piazza Armerina a pagare altri prezzi». Sui restauri dei pavimenti interviene anche Guido Meli direttore del Centro regionale del restauro: «In effetti, c'è questo strato di lucido. Ma le stesse restauratrici non ci hanno saputo dire quale materiale stavano utilizzando. Effettueremo dei test di verifica per capirne di più». Il centro da lui diretto, dopo la nomina di Sgarbi, è rimasto fuori dalle azioni di ripristino dei pavimenti mosaicati. Le dichiarazioni di Guido Meli lasciano trapelare dei malumori sulla mancanza di collaborazione con Vittorio Sgarbi e il suo gruppo dilavoro. «Non è il caso di fare polemica -conclude Meli -; ma buon senso avrebbe voluto che ci fosse stato un consulto con noi prima dell'intervento».