Il procuratore Giordano: gli elementi inquinanti possono aver contaminato anche le falde acquifere Ernesto Pastore Amantea Una strada che si inerpica lungo le colline lussureggianti della catena costiera, un fiume che racconta vicende millenarie che tornano alla luce grazie al sapiente lavoro degli archeologi ed una valle dove la passione dei contadini e degli allevatori è stata stroncata dalla ricerca del profitto da imprenditori da equiparare ai sicari della mafia. Entrambi uccidono per denaro. L'area del fiume Oliva si racchiude in questi semplici elementi, fortemente in contrasto tra loro e capaci di disegnare scenari apocalittici. Ad appena due giorni dalla conclusione dei carotaggi lungo l'alveo del torrente e nelle zone adiacenti ad esso, i numeri cominciano a fare paura: oltre 100 mila metri cubi di sostanze tossiche sepolte in diversi punti della vallata e soprattutto otto siti contaminati dalla presenza di elementi inquinanti che possono aver contaminato anche le falde acquifere della zona. Sono queste le prime conclusioni cui è giunta la Procura della Repubblica di Paola, analizzando i dati ottenuti dai primi campionamenti effettuati e sulla base delle profondità raggiunte per il prelievo delle carote di terreno da sottoporre ai necessari esami di laboratorio. «Nell'arco temporale delle undici settimane previste spiega il procuratore capo di Paola, Bruno Giordano abbiamo svolto un numero di carotaggi superiore a quello originariamente previsto e la presenza di fanghi industriali e di idrocarburi è oramai accertato. Rapportando i materiali individuati all'estensione dell'area controllata, per difetto è plausibile ipotizzare che nel sottosuolo sottoposta al piano di caratterizzazione siano occultati oltre centomila metri cubi di sostanze tossiche». La mappatura effettuata dagli addetti della ditta "Toma Abele trivellazioni" di Matera restituisce una radiografia dei luoghi precisa ed inquietante: i siti ritenuti a rischio sono stati individuati in località Giani, Carbonara, Foresta, nei pressi della briglia ed in altre zone contigue a quelle esaminate. La situazione potenzialmente più pericolosa è quella di località Giani, dove gli escavatori, giunti ad una profondità di cinque metri e mezzo, non hanno potuto raggiungere il fondo del deposito. Le indagini della magistratura si diramano in diverse direzioni, partendo dal presupposto che nelle zone limitrofe non operano aziende in grado di produrre questo tipo di scarto industriale. È logico dunque supporre che i rifiuti tossici siano giunti da queste parti grazie al beneplacito di criminali senza scrupoli e di controllori corrotti che più di una volta hanno chiuso gli occhi. I veleni, secondo le prime ipotesi proposte dagli esperti, considerando lo stato di decomposizione dei sedimenti, sarebbero stati occultati a partire dalla prima metà degli anni Novanta, ammassandosi poi gli uni sugli altri. Gli esami dei laboratori forniranno le dovute risposte anche da questo punto di vista. Ma il territorio deturpato della valle dell'Oliva non vuole essere portatore soltanto di fatti negativi. Un barlume di speranza si accende tra le tante discariche abusive. Lo stesso procuratore capo di Paola ed alcuni agenti del nucleo ambientale nel corso di un sopralluogo hanno individuato, tra alcuni rifiuti di un sito, una costruzione riconducibile ad una colonna. Immediatamente è stata avvisata la Sovrintendenza dei beni culturali che dopo una prima verifica ha ricondotto il manufatto al VI secolo avanti Cristo. Un nuovo segno dell'antica Temesa? Soltanto gli studiosi potranno confermarlo.
CALABRIA - Centomila metri cubi di sostanze velenose sepolte in otto zone della vallata dell'Oliva
La Procura della Repubblica di Paola ha concluso che oltre 100 mila metri cubi di sostanze tossiche sono state sepolte in diversi punti della vallata del fiume Oliva. I dati ottenuti dai carotaggi effettuati hanno rivelato la presenza di fanghi industriali e idrocarburi. La mappatura effettuata dalla ditta "Toma Abele trivellazioni" ha individuato siti ritenuti a rischio, tra cui località Giani, dove gli escavatori non hanno potuto raggiungere il fondo del deposito. Le indagini si diramano in diverse direzioni, cercando di capire come i rifiuti siano arrivati nella zona. I veleni sarebbero stati occultati a partire dalla prima metà degli anni Novanta.
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