Dopo la denuncia di Legambiente. La provincia iblea è tra quelle ancora incontaminate e con molti spazi e aree ghiotte per chi vuole costruire Marina di Ragusa. Nell'ultima domenica di giugno la spiaggia con la Bandiera blu di Marina di Ragusa è semplicemente straordinaria, un incanto. Senza nemmeno tanta folla, ma soprattutto senza una carta per terra sul lungomare, senza caciara, senza eccessi. Turisti stranieri, ragusani, siciliani arrivati qui da mezza Isola, condividono questo paradiso, per di più a poco prezzo, ovvero a prezzi controllati. Diverso, diremmo, il costo per l'amministrazione di un'operazione che vive di impegno quotidiano, depuratori messi nei luoghi strategici, appalto per la pulizia affidato senza guardare in faccia niente e nessuno. Cioè un bel prezzo, che fa di Marina e, in fondo, di gran parte del litorale del Ragusano quel che è sotto gli occhi di tutti, un gioiello. Così all'indomani dell'allarme lanciato da Legambiente sull'aggressione già avvenuta e su quella che potenzialmente potrebbe abbattersi sulle zone incontaminate e molto appetibili dell'area del Mediterraneo, s'impone un ragionamento su questo pezzo di Sicilia. Perché è così bella la provincia, così bella la città, dal Barocco al mare, che la paura di veder piombare qua gli sciacalli e gli speculatori forse del tutto ingiustificata non è. «Ed è così - conferma fuori da discorsi ufficiali uno che si intende di territorio, di beni architettonici e aree protette - perché il rischio è dietro l'angolo, può arrivare dalle altre province, da Catania, per esempio, ma anche da fuori. Tanti interessi possono nascere in un territorio così». Dunque alzare il livello di guardia. Ed è così. Ma lo è, ci racconta il sindaco Nello Dipasquale, in maniera del tutto naturale, senza assilli e senza affanni. Perché, ed ha ragione lui, le istituzioni stanno qui proprio per questo. «Assolutamente, noi dobbiamo vedere le opportunità di investimenti che arricchiscano ancora di più il nostro territorio, esattamente come abbiamo fatto in questi anni. Di richieste ne abbiamo avute tante da quando il marchio Ragusa è diventato ambito e ricercato. Ma la selezione che come amministrazione comunale abbiamo fatto ci ha consentito di portare qui molti valori aggiunti, che hanno trasformato Ragusa arricchendola, intervenendo in alcuni aspetti fondamentali per cui abbiamo realizzato parcheggi, nuove piazze, un nuovo sistema di raccolta dei rifiuti, di pulizia del nostro mare e delle nostre spiagge. Ed anche alcuni interventi strutturali di straordinaria importanza strategica». Dipasquale parla del porto turistico, che ha cambiato effettivamente non soltanto il volto di Marina, ma sta incidendo anche sulla sua economia. Basti pensare che nel nuovo porto ci sono in media 400 barche ormeggiate e che ogni giorno il movimento che ogni imbarcazione con i suoi ospiti muove va da 500 a 1500 euro. Per non dire dei maltesi che approdano sempre più frequentemente qua, e fanno shopping. Insomma questi interventi strutturali hanno funzionato, altri potrebbero arrivare. Ragusa deve temere i tentacoli degli speculatori? Anche il presidente della Provincia, Franco Antoci, mostra serenità: «Il nostro tessuto sociale ed economico è maturo, capace di interagire con forze provenienti dall'esterno, negoziare, anche perché noi come istituzione vigiliamo, valutiamo e per quanto di nostra competenza siamo pronti a prendere posizione, sostenere o bocciare richieste di interventi strutturali sul territorio». Insomma gli enti locali, che hanno un ruolo di enorme responsabilità, hanno gli occhi spalancati e attenti sulla questione. L'allarme di Legambiente non li sorprende, non li coglie impreparati. L'attenzione c'è, ma si ragiona anche su un'altra strada che bisogna cominciare a battere. Perché Ragusa cresce di suo, cresce perché i ragusani la tengono bella e linda, perché l'amministrazione comunale è tra le poche virtuose in Sicilia, ha i conti in regola, ha eliminato le inutili circoscrizioni, fa pagare la tassa sui rifiuti all'80 dei cittadini (che pagano senza batter ciglio e senza provare la via dell'evasione perché il servizio funziona). Ma non basta tutto ciò. Perché, se è vero che questa è l'area siciliana ormai con la più alta concentrazione di villaggi turistici, è pure vero che non basta che i villaggi comprino prodotti locali e occupino lavoratori della zona. «Dovrebbero garantire - spiega l'imprenditore e operatore turistico ragusano Vito Noto - una presenza dei loro ospiti sul territorio, nelle città d'arte, nei musei. Non basta dire venite nei villaggi ragusani e vendere il nostro mare, tenendo rinchiusi per una settimana migliaia di potenziali visitatori». Si deve lavorare su questo aspetto, anche alla luce del fatto, tornando all'interesse che Ragusa suscita nella grande finanza nazionale, potrebbero arrivare presto altre richieste per altri villaggi. Ma c'è un altro aspetto che consente oggi a Ragusa e ai suoi rappresentanti istituzionali di poter dire che è naturalmente e serenamente blindata rispetto al rischio di infiltrazioni. E se a qualcuno parrà una provocazione, non lo è per il sindaco Dipasquale che illustra l'altra ricetta che fa oggi di Ragusa una città con fermenti sociali ed economici attivi: è il coraggio di demolire. In che senso, chiediamo al sindaco? «Nel senso che si parla spesso in Sicilia di città deturpate, sfregiate, di cose vecchie che andrebbero abbattute. Ma pochi hanno il coraggio di farlo. Qui a Ragusa in questi anni abbiamo fatto due operazioni molto importanti: l'abbattimento a Ibla dell'ex Ipsia e a Marina l'abbattimento della vecchia Camperia. Risultato? A Ibla abbiamo completato la ripavimentazione dell'area e si sta ricostruendo la chiesa, a Marina stiamo allargando il lungomare, gli spazi vivibili e ridato luce alla storica Torre. Abbattere, riqualificare, ricostruire. Il nostro patrimonio siamo in grado di gestirlo e amministrarlo noi e abbiamo un potere di negoziazione che terrà lontani gli speculatori anche nei prossimi anni, quando faremo di Ragusa una autentica capitale per tutto questo distretto. Turistico, culturale e ambientale». 28062010
SICILIA - RAGUSA è preparata a chiudere le porte a tutti gli avvoltoi
La provincia iblea è tra quelle ancora incontaminate e con molti spazi ghiotti per chi vuole costruire Marina di Ragusa. La spiaggia con la Bandiera blu di Marina di Ragusa è straordinaria, senza nemmeno tanta folla, ma soprattutto senza carta per terra sul lungomare, senza caciara, senza eccessi. Turisti stranieri, ragusani e siciliani condividono questo paradiso a poco prezzo. L'amministrazione di un'operazione che vive di impegno quotidiano, depuratori e appalto per la pulizia affidato senza guardare in faccia niente e nessuno. Il costo è un bel prezzo, che fa di Marina e gran parte del litorale del Ragusano quel che è sotto gli occhi di tutti, un gioiello.
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