Fontana e Burri a tu per tu coi pittori antichi Sorprendenti associazioni visive e assonanze cromatiche con Raffaello, Piero della Francesca e Caravaggio Trentasei pezzi dei due maestri dellastrazione contemporanea sfilano nelle sale della Pinacoteca Labbinamento tra opere distanti secoli è stato magistralmente realizzato per assonanze cromatiche, associazioni visive, riscontri formali. Ha prodotto un piccolo miracolo lincontro tra i grandi maestri ospitati a Brera - Caravaggio, Raffaello, Bellini, Tintoretto, Rubens, Tiepolo, Canaletto - e le opere di due protagonisti dellarte astratta del '900, Alberto Burri e Lucio Fontana. Ed è tutto da vedere il percorso che fino al 3 ottobre allinterno della Pinacoteca accosta capolavori distanti per epoche, forme, rappresentazioni, eppure così vicini nei colori, in certe architetture dei segni, nelle connessioni che suscitano e che rendono la visita alla raccolta totalmente diversa da quella usuale. Anche i quadri più classici e tradizionali ormai entrati nella storia si guardano con altri occhi accostati alle pure forme di Burri e Fontana, 36 tra tele e qualche scultura prestate temporaneamente alla Pinacoteca dalle fondazioni che portano il nome dei due artisti. Si scoprono particolari e punti di vista inediti, che fanno apprezzare meglio i messaggi pittorici del passato e del presente in questa bella mostra curata dalla soprintendente Sandrina Bandera e da Bruno Corà. In tutte le sale della Pinacoteca è proposto al visitatore questo accostamento, fuorché ovviamente in quelle dedicate al '900. E alcune sono strepitose. La 24, per esempio, dove Lo sposalizio della Vergine di Raffaello e La sacra conversazione (detta anche Pala Montefeltro) di Piero della Francesca, capolavori del Rinascimento, si rapportano felicemente con Concetto spaziale di Fontana del 1950 e due Burri, Cretto e Sacco e Rosso SP2, del 1974 e del 1958. Oppure la sala 9, in cui cinque sono i confronti in una struttura circolare, con le opere astratte in esatta corrispondenza dei dipinti alla parete. Tra questi i santi devoti in adorazione della Croce di Tintoretto rimandano a unaltra croce, fatta di fori e squarci su tela rosa fluorescente (Fontana, Concetto spaziale, 1962), mentre Il rinvenimento del corpo di San Marco, sempre del pittore cinquecentesco veneziano, fa da contraltare alle sagome curve di Bianco Nero Cellotex di Burri. Commovente la cappella di San Giuseppe con gli affreschi di Bernardino Luini, sfondo per una scultura in ferro di Lucio Fontana, totem esaltato da opere pensate per un luogo sacro. Sorprendente laccostamento di Rosso (1952) di Burri con la Pietà di Lorenzo Lotto (1545), per la simile intensità del colore e disposizione a zone distinte, pur nella totale diversità. Perfetto nella sintonia cromatica e visiva lincontro tra Fiumana di Pelizza da Volpedo (1895, una fiumana di lavoratori in corteo annuncia il Quarto Stato) con la stoffa, segatura, olio e pietra pomice su tela del Gobbo bianco di Burri (1952). E il fondo scuro con le figure in abiti popolari di uno dei capolavori di Caravaggio, la seconda versione della Cena di Emmaus appena tornata dalla mostra romana alle Scuderie del Quirinale, riecheggia nel Nero SC3 di Burri, colore nero e sacco sfilacciato e ricucito.