«Il federalismo demaniale? Porterà più problemi che vantaggi. Il decreto ha troppe difficoltà di realizzazione e impiegherà tempi lunghissimi. Una cosa, però, è certa: le aree i comuni non le avranno gratis. Perciò meglio procedere sul piano caserme». Virginio Merola, presidente del consiglio provinciale era assessore allUrbanistica quando il sindaco Cofferati concordò il passaggio delle aree militari al Comune. Unoperazione portata a termine con lAgenzia del Demanio dopo ventanni di false partenze, che prevede investimenti per un miliardo e mezzo di euro. Salterà tutto, Merola, con questo nuovo trasferimento di beni dello Stato ai comuni? «Non salterà niente, per fortuna. Perché la legge prevede che gli accordi già firmati vanno avanti». Perché "per fortuna"? «Perché la Legge ha seri problemi di applicazione e coinvolge altri enti». Un esempio? «Ne faccio due: i beni militari restano sottoposti al ministero della Difesa che ha un anno di tempo per decidere che cosa dismettere; mentre i palazzi con più di 50 anni, come è giusto, dipendono dalla valutazione del ministero dei Beni Culturali». I Comuni, in sostanza non hanno beni di cui disporre? «Avranno le aree demaniali come il lungosavena e il lungoreno. E per i comuni può essere una trappola perché si accolleranno i costi di manutenzione e la gestione. Il resto sono aree sulle quali i comuni hanno già la concessine provvisoria come lunetta Gamberini, lunetta Mariotti e villa Contri, già a disposizione dei bolognesi». E le famose aree militari non centrano? «Laspetto positivo è questo: le caserme già oggetto di accordi sono escluse». Che cosa succede allora alle aree militari? Perché non si va avanti con i progetti di valorizzazione? «Cè un iter già approvato, la Caserma Sani è già stata inserita nel piano operativo. Su altre è bene che a decidere siano i futuri sindaci». Vuole dire che il Commissario farebbe bene a non intervenire? «Al contrario. Ci sono interventi che si possono fare ora ed è bene che il Commisario li faccia ora, rinviando invece ai futuri sindaci scelte strategiche che cambieranno il volto urbanistico della città». (l. n.) ------------------------- Nel listone dei beni trasferiti dallo Stato ce ne sono diversi inutilizzabili: incombono vincoli della Difesa e delle varie sovrintendenze Parchi, giardini, rive di fiume: cè poco da far cassa ma ai Comuni arrivano pure appartamenti in eredità Sono 128 i terreni e i fabbricati "girati" virtualmente a palazzo dAccursio, molti gli ostacoli Ci sono vecchi beni militari come lex caserma Ugo Bassi nellex convento della Carità di via San Felice 68. E molti parchi e giardini: lunetta Gamberini e Mariotti, larea tra piazza San Francesco e via De Marchi. O terreni alluvionali lungo il Savena, il Reno, il Ravone, il Navile. E poi tantissime eredità, di illustri bolognesi morti senza lasciare eredi o riconoscenti verso la comunità. È il primo elenco di beni che lAgenzia del Demanio ha girato al Comune di Bologna: 128 tra appezzamenti di terreno e immobili, che fanno parte del primo pacchetto del cosiddetto federalismo demaniale (in tutta la provincia sono 416, in Emilia-Romagna 1.588), ovvero i beni che lo Stato gira ai Comuni perché questi ultimi possano usarli o venderli. E se li vendono, il 75 del ricavato deve essere utilizzato per ridurre i debiti. Insomma, mentre ti riduco i trasferimenti, ti offro alcuni gioielli di famiglia da vendere, magari per far cassa. Peccato che nellelenco finiscano beni come i parchi, già usati come tali, o caserme e aree militari, tantissime (alcune, peraltro, già finite nella lista delle aree da valorizzare del Comune di Bologna, come la caserma Mazzoni di via Parisio 2), sulle quali il ministero della Difesa conserva lultima parola. Gran parte dei beni che fanno parte del primo elenco sono insomma praticamente inutilizzabili, per ora, da parte dei Comuni che li hanno ricevuti e restano oggetto di studio da parte degli uffici di Palazzo dAccursio, che devono valutare se e quando li potranno usare. Per gli appartamenti e i palazzi che hanno più di 50 anni, infatti, è indispensabile il via libera del ministero dei Beni culturali. Nel catalogo ci sono anche tantissime eredità. Tra le altre, un fabbricato in via Alberto Massone 3, uno in via Volturno 57, due terreni in via Caduti di via Fani, un alloggio in via Jacopo di Paolo 25, un appartamento in via Centotrecento 12, una casa in via Guelfa 20, una in via Foscherara,5, e poi fabbricati in via Scarlatti, in via Chiudare 4 e in via Abruzzo 8. Nel listone dei beni trasferiti dallo Stato ce ne sono diversi inutilizzabili: incombono vincoli della Difesa e delle varie sovrintendenze Parchi, giardini, rive di fiume: cè poco da far cassa ma ai Comuni arrivano pure appartamenti in eredità Sono 128 i terreni e i fabbricati "girati" virtualmente a palazzo dAccursio, molti gli ostacoli Ci sono vecchi beni militari come lex caserma Ugo Bassi nellex convento della Carità di via San Felice 68. E molti parchi e giardini: lunetta Gamberini e Mariotti, larea tra piazza San Francesco e via De Marchi. O terreni alluvionali lungo il Savena, il Reno, il Ravone, il Navile. E poi tantissime eredità, di illustri bolognesi morti senza lasciare eredi o riconoscenti verso la comunità. È il primo elenco di beni che lAgenzia del Demanio ha girato al Comune di Bologna: 128 tra appezzamenti di terreno e immobili, che fanno parte del primo pacchetto del cosiddetto federalismo demaniale (in tutta la provincia sono 416, in Emilia-Romagna 1.588), ovvero i beni che lo Stato gira ai Comuni perché questi ultimi possano usarli o venderli. E se li vendono, il 75 del ricavato deve essere utilizzato per ridurre i debiti. Insomma, mentre ti riduco i trasferimenti, ti offro alcuni gioielli di famiglia da vendere, magari per far cassa. Peccato che nellelenco finiscano beni come i parchi, già usati come tali, o caserme e aree militari, tantissime (alcune, peraltro, già finite nella lista delle aree da valorizzare del Comune di Bologna, come la caserma Mazzoni di via Parisio 2), sulle quali il ministero della Difesa conserva lultima parola. Gran parte dei beni che fanno parte del primo elenco sono insomma praticamente inutilizzabili, per ora, da parte dei Comuni che li hanno ricevuti e restano oggetto di studio da parte degli uffici di Palazzo dAccursio, che devono valutare se e quando li potranno usare. Per gli appartamenti e i palazzi che hanno più di 50 anni, infatti, è indispensabile il via libera del ministero dei Beni culturali. Nel catalogo ci sono anche tantissime eredità. Tra le altre, un fabbricato in via Alberto Massone 3, uno in via Volturno 57, due terreni in via Caduti di via Fani, un alloggio in via Jacopo di Paolo 25, un appartamento in via Centotrecento 12, una casa in via Guelfa 20, una in via Foscherara,5, e poi fabbricati in via Scarlatti, in via Chiudare 4 e in via Abruzzo 8. Aree Militari, lo sprint della Cancellieri Al Demanio la richiesta di intervento immediato su un gruppo di caserme In San Mamolo la cittadella dei beni culturali, a porta S. Stefano via lhotel, solo case e un asilo LUCIANO NIGRO Il commissario straordinario Anna Maria Cancellieri ha chiesto allAgenzia del Demanio, il via libera per andare avanti sulle aree militari. Mentre Palazzo dAccursio apre il dossier del cosiddetto federalismo demaniale, ovvero dei beni che lo Stato sta trasferendo ai comuni, ma che richiederanno molto tempo prima di potere essere effettivamente utilizzati dalla città, Palazzo DAccursio accelera sulle ex caserme che fanno parte di un accordo da un miliardo e mezzo di euro firmato con lAgenzia del Demanio e che riguarda aree militari che cambieranno il volto urbanistico della città. Ricordate il patto firmato dallallora sindaco Sergio Cofferati che prevedeva il riutilizzo delle ex caserme Sani, Staveco, dei Prati di Caprara e altri pezzi pregiati che appartenevano al ministero della Difesa? Ebbene entro 15 mesi da quellaccordo, firmato nellaprile del 2009, erano previsti nuovi passi. Per questo la Cancellieri ha incontrato due volte il direttore dellAgenzia del Demanio Maurizio Prato, una a Roma e una a Bologna, e ha deciso un cambio di marcia: chiede di stralciare alcuni progetti sui quali andare avanti per intervento diretto del Comune semplicemente applicando il regolamento edilizio evitando così inutili lungaggini. Si tratta di progetti comunque importanti come la ex caserma Masini, accanto a porta Santo Stefano dove inizialmente era stato previsto un hotel di lusso, ma dopo le proteste degli albergatori contro leccesso di strutture alberghiere in città, si è previsto di costruire alloggi e forse un asilo. Del pacchetto fanno parte anche la caserma San Mamolo destinata alla "Cittadella dei beni culturali" che dovrebbe raggruppare tutte le sedi delle soprintendenze a Bologna e la caserma Minghetti dove si prevede la ristrutturazione di 2000 metri quadrati da destinare ad alloggi e il recupero di un antico teatrino. Nel pacchetto infine entreranno (quando arriverà il via libera definitivo dellAgenzia del Demanio) anche la ex polveriera San Vittore, la ex batteria degli Alemanni, lex deposito di Borgo Panigale... Interventi che possono partire subito, mentre per quelli più complessi come la Staveco o i prati di Caprara (dove la realizzazione sarà affidata ai privati attraverso una gara) saranno inseriti nei piani operativi comunali dalla futura amministrazione eletta dai cittadini. Lunica caserma inserita in una piano esecutivo, al momento, è la Sani con un parco-giardino e alloggi per studenti e docenti nei pressi della ex manifattura tabacchi di via Stalingrado. Sarà il nuovo sindaco, invece, a gestire gli altri pezzi pregiati dellaccordo con lAgenzia del Demanio.