MILANO Un'offerta poco vantaggiosa rispetto a quella dei concorrenti negli altri Paesi mediterranei, una struttura ricettiva diffusa ma frammentata e l'assenza di un indirizzo nazionale alle politiche del settore. Sono questi i limiti principali alla competitivita del sistema turistico italiano, che vive un'estate di difficoltà mentre il mercato mondiale ha ripreso a correre. Eppure le potenzialità non mancano alla macchina turistica italiana, che pesa per il 12,1 sul Pil nazionale. Ma ciò non ha impedito che grandi tour operator del calibro di Cit o Viaggi del Ventaglio (quotato in Piazza Affari) siano in forte difficoltà. In controtendenza. Il motore di questa macchina, però, sembra inceppato, perché mentre l'ultimo numero del «Barometro» pubblicato dall'Organizzazione mondiale del turismo prevede che la sta'gione estiva si chiuderà con aumenti dei flussi tra il 3,7 e il 4, i bilanci delle imprese turistiche italiane vedono rosso. Gli operatori prevedono di archiviare l'estate 2004 con una contrazione del 4 per cento. A impensierirli sono soprattutto il crollo degli arrivi dalla Germania (che hanno subito cali tra il 15 e il 30 a seconda delle zone) e la vocazione al risparmio che ha colpito gli italiani (il taglio che hanno inferto al budget delle vacanze si traduce in un'erosione di 1,2 miliardi di euro, il 4,8 del giro d'affari complessivo). II fattore prezzi. Non è solo la congiuntura economica che pesa sui bilanci dei consumatori, però, a determinare risultati così opachi. Nelle classifiche mondiali stilate dal World tourism and travel council, che riunisce le imprese leader nel business mondìale del turismo, in termini di competitivita sui prezzi l'Italia occupa solo il 111esimo posto, preceduta da tutti i principali concorrenti mediterranei come Grecia (93esima), Croazia (88), Egitto (37) e Tunisia (27). Risultati simili si ottengono dal confronto dei prezzi dei pacchetti turistici, in cui le offerte per le mete italiane (solo soggiorno) non si discostano troppo da quelle per le altre destinazioni sul Mediterraneo (che comprendono anche il viaggio). Il risultato è che sarà l'estero a salvare il consuntivo stagionale delle agenzie (le ultime stime Astoi prevedono una leggera crescita del fatturato, nell'ordine dell'1,5-2), mentre per la destinazione Italia è una debacle (-7) e alcuni grossi marchi come Cit e Ventaglio soffrono di difficoltà finanziarie. Un settore frammentato. Un elemento che pesa sulla competitivita del sistema turistico italiano è l'estrema frammentarietà del settore, popolato da un numero enorme di imprese piccole e piccolissime che spesso stentano a ottimizzare servizi e gestione. La fotografia del sistema alberghiero lascia pochi dubbi al riguardo: per numero di camere gli hotel italiani sono secondi solo agli Stati Uniti, ma il loro tasso di occupazione (39,6, circa 20 punti in meno dei concorrenti francesi, spagnoli e greci) è tra i più bassi. Le forti oscillazioni stagionali sono un freno sempre tirato sulla redditività delle imprese, mentre è ancora minima l'incidenza delle grandi catene (6, contro il 30 della Francia). I freni alla competitivita. L'ultimo dato rappresenta un segnale importante dell'interesse ancora ridotto che il mercato italiano riscuote tra gli imprenditori turistici stranieri, anche se si avvertono segnali di ripresa. L'Iva al 10 (contro il 7 della Spagna e il 5,5 della Francia) è solo il più evidente di una serie di ostacoli, che riguardano fattori più generali come i costi immobiliari, la politica del territorio e le azioni promozionali. Una cabina di regia. Su questo fronte il nostro Paese vive alcune delle difficoltà maggiori. Le spese nazionali per la promozione delle mete italiane nei mercati esteri sono ridotte al lumicino (24,5 milioni di euro nel 2004, poco più del 25 di quanto investito dalla Spagna), e sui progetti di riforma dell'Enit pesano delicati equilibri di competenze. Proprio queste ragioni hanno spinto negli ultimi mesi imprenditori e politici (da ultimo anche Enzo Ghigo, a capo della Conferenza dei presidenti delle Regioni) a chiedere di creare una «cabina di regia» nazionale per il turismo, che la riforma del titolo V della Costituzione aveva affidato interamente alle Regioni. ---------------------- Musei e gallerie d'arte resistono alla crisi- Promozione Enit, poche risorse per l'immagine-Paese MILANO L'Ente nazionale per il turismo (Enit), l'organo statale incaricato di rilanciare l'immagine dell'Italia all'estero quest'anno ha speso per promuovere il marchio Italia circa 24,5 milioni di euro, a questi vanno tolti i 15 milioni annui che servono per far funzionare l'ente e pagare il personale. La Maison de France, che ha le stesse funzioni Oltralpe, spende 30 milioni all'anno solo per il mercato italiano. La parte più consistente delle risorse italiane sono spese dalle Regioni, con azioni di promozione individuali che hanno lo scopo di far conoscere le singole realtà locali. Manca, dunque, un'azione congiunta che promuova l'intera penisola. Il ministero delle Attività produttive ha elaborato uno schema di disegno di legge per riformare l'Enit, che dovrebbe essere discusso già nel Consiglio dei ministri in programma il prossimo tre settembre. I l provvedimento, 11 articoli in tutto, trasforma l'ente in Agenzia nazionale del turismo e prevede per il nuovo organismo una maggiore autonomia e flessibilità organizzativa, che nelle intenzioni del legislatore, dovrebbe ridare slancio e vigore alla promozione italiana all'estero. Nuove proposte Vulcani e grotte sono la vera novità del 2004 MILANO Nel nostro Paese si contano, secondo elaborazioni fornite dal Touring club italiano (Tei), ben 4.120 musei. Il patrimonio museale italiano rappresenta una galassia articolata, in cui solo il 13 delle istituzioni è di proprietà dello Stato, ma proprio tra queste ultime sono compresi i poli di maggiore attrattività turistica come gli Uffizi di Firenze, la Galleria Borghese di Roma, o il museo Egizio di Torino. Secondo l'ultimo dossier prodotto dal Tei, negli ultimi quattro anni il numero di visitatori dei 37 musei principali del Paese si è mantenuto costantemente sopra quota 11 milioni, In testa alle preferenze dei turisti ci sono i Musei vaticani (Già del vaticano), con 3.152.836 visitatori, segue la Galleria degli Uffizi, che ha totalizzato 1.495.623 presenze, e, sempre a Firenze, la Galleria dell'Accademia, dove si sono staccati 1.018,481 biglietti d'ingresso. Il museo più in affanno è la Pinacoteca Carrara (Bergamo), che ha registrato una flessione di visitatori del 54 per cento. La seguono i Musei del Castello di Milano, con una perdita del 50,6 e la Galleria Sabauda a Torino (-39,5). MILANO Dilaga la moda del geo-turismo e tra sentieri di montagna, vette e vulcani le grotte italiane si aggiudicano il primato tra i siti turistici più visitati, concorrendo, perfino con il Colosseo o gli Uffizi. Lo ha affermato l'esperto di turismo geologico Paolo Forti, professore di geomorfologia e speleologia dell'Università di Bologna, al congresso mondiale di geologia a Firenze. In Italia sono circa tre milioni le presenze annuali che si registrano nelle oltre 200 grotte nazionali aperte al pubblico, per una spesa complessiva che sì aggira sui 30 milioni di euro, una cifra che va decuplicata se si considera anche l'indotto. Se le grotte sono le più gettonate, a casa nostra sì stanno facendo strada anche i parchi geologici, che stanno nascendo in Emilia-Romagna, Liguria e Sardegna, dove alcune vecchie miniere dell'lglesiente (l'area a Sud-Ovest della regione) stanno diventando itinerarì geologici di grande interesse. In Liguria sono molto richieste le visite alle cave di ardesia del Levante e alla miniera dì manganese di Gambatesa, in Val Graveglia (Genova).
il Sole 24 Ore
29 Agosto 2004
✓ Entità verificate
Turismo, un anno nero. Ma gli alberghi attirano gli investitori
GI
Gianni Trovati
il Sole 24 Ore
Artista / Persona
Bene culturale
Luogo
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