Al grido di dolore per la sorte dell'Urlo è seguito un boato di stupore perché il capolavoro di Munch, razziato a Oslo la scorsa settimana, risulta non essere assicurato dai furti. Interpellati dalla stampa, assicuratori e direttori di musei di mezza Europa hanno confessato la loro impotenza. Le opere d'arte è stato dichiarato vengono assicurate solo in occasione di trasferte e mostre. Quando si trovano nei musei sono coperte dai danni provocati da incendi, inondazioni o calamità naturali (cioè da eventi rarissimi) ma non dai più comuni furti. Siamo di fronte a un'assurdità? No, dicono gli operatori. Le opere d'arte sono troppe e troppo preziose, assicurarle costerebbe cifre stratosferiche. In Italia non basterebbe l'intero bilancio dello Stato. Vuol dire che dobbiamo arrenderci ai ladri? Abbiamo girato la domanda a Roberto Bargnani, direttore generale di Axa Alt e grande esperto di materie assicurative legate alle opere d'arte. «Da quanto apprendo dai giornali, e se le notizie riportate sono esatte, il furto nel Museo Munch di Oslo è stato compiuto in pochissimi istanti da un commando di ladri che sono entrati nell'edificio armati fino ai denti, hanno immobilizzato i custodi e giunti davanti ai quadri li hanno tolti dalle pareti con una velocità straordinaria». Infatti riportano le cronache che niente ha rallentato il loro lavoro: né vetrine speciali né sistemi di ancoraggio troppo sofisticati. Insomma un gioco da ragazzi. È vero che l'allarme è scattato e che la polizia, lontana solo 800 metri dal museo, è intervenuta dopo 15 minuti. Ma non è bastato: i ladri, non incontrando impedimenti fisici, sono stati più veloci dei militi. «Questo significa continua Bargnani che il problema principale su cui porre l'attenzione non è tanto quello delle assicurazioni quanto quello della sicurezza. Solo le opere d'arte sufficientemente sicure possono essere assicurate con costi sostenibili». Qual è la ricetta per rendere sicure le opere d'arte? «Credo che la prima cosa da fare sia la formazione del personale preposto alla tutela delle opere d'arte, dai direttori ai custodi. I musei conservano tesori al pari delle banche, dunque chi ci lavora deve avere cognizioni chiare su cosa fare per difendersi dai malintenzionati». È chiaro. E che cosa bisogna fare? «Bisogna proteggere le opere d'arte attraverso vari accorgimenti, dai melai detector per impedire che i visitatori entrino armati, all'ingaggio di guardie giurate armate per la vigilanza nelle sale. Fino a più semplici accorgimenti, come quello di proteggere i quadri con vetrine apposite e quello di ancorarli con viti speciali che non offrano facili fessurine al cacciavite del ladro. Sto ovviamente semplificando, anche perché oggi le tecnologie mettono a disposizione sistemi di protezione sofisticatissimi e molto efficaci. Ad esempio so che a Brescia è stato messo a punto un sistema di difesa che prevede l'uso dei telefonini». Ma come si può accedere a tutto questo sistema di informazioni "difensive" che, per ovvie ragioni, devono restare il più possibile segrete? «Axa Art, in collaborazione con esperti di sicurezza intemazionali, ha messo a punto uno strumento di rilevamento dei rischi, denominato «Art Risk Rating», che permette di identificare in modo sintetico e oggettivo tutte le tipologie di rischio al fine di fronteggiarle più efficacemente. Questo documento è destinato principalmente a direttori di musei e a collezionisti». La sicurezza però costa e il "grido-urlo" del ministro Urbani sui tagli di bilancio ai Beni Culturali non fa prevedere nulla di buono. «L'Italia conclude Bargnani è un Paese di piccole imprese diffuse sul territorio ed è anche il Paese delle opere d'arte diffuse. Per esperienza posso dire che molti imprenditori, a fronte di adeguate agevolazioni fiscali, sarebbero ben felici di contribuire alla tutela e alla sicurezza di quei capolavori che rappresentano il vanto del loro territorio».
Le opere famose? Troppo preziose per assicurarle.
Il furto del quadro "Al grido di dolore" dal Museo Munch di Oslo ha sollevato preoccupazioni sulla sicurezza delle opere d'arte. Gli assicuratori e i direttori di musei hanno riconosciuto la loro impotenza a proteggere le opere d'arte dai furti. Roberto Bargnani, direttore generale di Axa Alt, ha affermato che il problema principale non è quello delle assicurazioni, ma della sicurezza. Ha suggerito di formare il personale preposto alla tutela delle opere d'arte e di adottare accorgimenti come melai detector, guardie giurate armate e vetrine speciali.
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