I dubbi 1 Ma la struttura ossea presenta anche elementi discordanti rispetto a questa tesi I dubbi 2 Resta poi da risolvere il «problema drammatico» della datazione Da pagina 1 L' uomo di Altamura era un Neandertaliano. Lo prova l'analisi del Dna. Quella che era solo un'ipotesi adesso ha il puntello della genetica. La scoperta si deve a un'equipe di studiosi di varie università che ha esaminato una porzione di scapola prelevata dallo scheletro conservato all'interno della grotta carsica di Lamalunga, venuta alla luce il 7 ottobre del 1993. Due immagini dell'Uomo di Altamura; a destra un particolare ingrandito del cranio, rivestito di concrezioni calcaree, come d'altronde l'intero reperto «Il reperto - spiega David Caramelli del dipartimento di Biologia evoluzionistica dell'Università di Firenze - è stato estratto in condizioni di massima sterilità per evitare contaminazioni genetiche». La sequenza è stata individuata in due distinti laboratori, nel rispetto delle norme più severe per la convalida dei risultati del Dna antico. Le conclusioni di questo studio sono compatibili con le attuali ricerche paleoantropologiche e dimostrano come le popolazioni neandertaliane erano suddivise in tre gruppi geografici: Europa occidentale, meridionale e Asia occidentale. L'Uomo di Altamura cade all'interno della variabilità genetica del Sud Europa, che è meno conosciuta rispetto a quella della zona settentrionale. «La sequenza - spiega Caramelli - è molto frammentata, il che vuol dire o che lo scheletro è stato conservato in condizioni estreme o che è molto antico». I dati evidenziano che oltre a caratteristiche del genere Homo, il fossile altamurano ha tratti comuni agli scimpanzé e ai gorilla. L'osservazione al microscopio ha consentito inoltre di determinare il sesso. Il nostro progenitore era maschio. Restano da definire altre caratteristiche, come il colore dei capelli o il gruppo sanguigno. Anche l'analisi paleomorfologica del piccolo campione di spalla ha rilevato che lo scheletro è più vicino al Neandertaliano che al nostro tipo umano. Ma sull'Uomo di Altamura molti sono gli interrogativi ancora sul tappeto. Giorgio Manzi, antropologo della Sapienza di Roma, ammette che la struttura ossea presenta anche elementi che non sono neandertaliani. Resta da risolvere il «problema drammatico» della datazione. Il punto è che lo studio del fossile altamurano è un work in progress. Complice anche il delicato microclima del complesso le cui concrezioni calcaree coprono di perle di roccia lo scheletro. Sono passati quasi vent'anni dalla data dell'eccezionale ritrovamento. La scoperta annunciata ieri, nel corso della conferenza stampa nella Sala consiliare del Comune, è un sasso lanciato in uno stagno. Dopo anni di immobilismo, la ricerca ha fatto un passo in avanti. E ciò grazie a un pool di esperti nominato nel 2007, che ha beneficiato di un finanziamento statale di 300mila euro. Ora i fondi sono finiti e molto resta da fare. In testa alla lista c'è non solo la valorizzazione scientifica ma anche la promozione turistica di una zona che ospita un tesoro nel tinello di casa. Solo 50 mila sono stati i visitatori in questi ultimi cinque anni, da quando cioè è stato aperto al pubblico il sito di Lamalunga. Un magro bilancio, ossuto, è il caso di dire, come ammesso dal sindaco Mario Stacca. C'è da sperare che con i recenti passi in avanti della ricerca si sia imboccata la strada giusta, come auspicato da Teresa Elena Cinquantaquattro, soprintendente per i Beni archeologici della Puglia. E che gli errori del passato, vedi il progetto Sarastro, che ha avuto un impatto invasivo sull'ambiente ipogeo, siano un ricordo preistorico.