Monsignor DErcole: "Ma ora lascio la presidenza, non voglio grane" Al lavoro una task force di ingegneri, e architetti. "Basta piangersi addosso, i soldi ci sono" La nota dopo la bufera giudiziaria Ristrutturazione in vista per evitare nuovi scandali LAQUILA - «Aspettano i soldi, ma se non cè il seme...». Il seme. Unidea, un piano di rinascita, un progetto di ricostruzione. La classe politica aquilana non ce lha, la Chiesa sì. Idee chiare, cioè un master plan, e strumenti innovativi per un vescovo: una società privata, una srl, con il compito di costruire e vendere, chiedere finanziamenti e concederne. Lottizzare, espropriare, partecipare ad affari con altre società, ricevere naturalmente contributi statali, anche utilizzando listituto della concessione, e - insomma - erogare servizi di "global service". Nata tre giorni prima di Natale dellanno scorso "Aquilakalos srl" ha un capitale sociale di diecimila euro, la sede presso la Curia arcivescovile e un presidente del consiglio di amministrazione che è il vescovo ausiliare della città: Giovanni DErcole. Nel consiglio un giovane sacerdote e un imprenditore locale. DErcole è il rappresentante del Vaticano inviato a LAquila per garantire alla Chiesa la presenza attiva nella ricostruzione della città, opera che non è stata ritenuta alla portata dellarcivescovo titolare, lanziano Giuseppe Molinari. E DErcole ci sta riuscendo. Ogni giorno i suoi uffici sfornano progetti e piani di investimento. Indicano aree su cui costruire, terreni da preservare. È un vescovo del fare: «Ho ancora tredici milioni da spendere, sono soldi della Caritas, e il municipio non mi spiega, non indica dove, non mi dà la possibilità di investirli per il bene della comunità. Ho dato un ultimatum: entro giugno devono darmi le autorizzazioni, altrimenti li rimando via». Nel master plan che la Curia sotto la sua direzione ha prodotto (Piano strategico di restauro e rifunzionalizzazione del centro storico) le idee fondanti della rinascita sono stese attorno ad assi strategici e gli interessi ecclesiastici delineati con chiarezza. «Quasi tutto il patrimonio artistico è nostro». Chiese e monumenti, ma anche negozi, e case, e terreni. Dunque e perciò: lottizzazioni e investimenti. DErcole è giovane, a suo agio con la tv (ha condotto per anni in Rai un programma religioso) e le pubbliche relazioni. Ora il grande passo: lattività immobiliare complessiva, unattività quasi commissariale in una città ancora stordita. Le carriole a testimoniare la protesta dei residenti per linerzia della classe politica, i puntellamenti a fotografare uno stallo incomprensibile. È questo il clima che consiglia alla Curia di far da sola, avanzare anziché attendere. Una srl con cui prendere le misure dei progetti e tenerli nelle proprie mani. La società del vescovo. «Non è così, mi sono dimesso». Dimesso? Dalla visura camerale non risulta, fino a tre giorni fa era lei il presidente. «Da domani non lo sarò più». Domani vedremo. «Solo tre mesi sono stato alla guida (sei, secondo le visure, ndr) e non ho intenzione di ritrovarmi impelagato tra due o tre anni in qualche cosa». La Curia adesso ha sede in unarea industriale, come una linda fabbrichetta della periferia abruzzese. Al pian terreno si opera per il bene comune. È un open space: «Venga, le mostro il nostro grande ufficio tecnico». Geometri, ingegneri, architetti. Sviluppo edilizio, piani di recupero, restauri, ma anche valorizzazioni fondiarie, piani urbanistici. Preghiere e mattoni. Al primo piano cè lui, DErcole: «Sa quanta gente è passata in questa stanza offrendomi sponsorizzazioni?». Si riferisce a imprenditori che si proponevano alla chiesa per prendersi cura, gratuitamente, dei suoi edifici di culto? «Uno scambio: io ti offro questo e tu un domani mi dai questaltro. Ma non si può fare. Ci sono le gare dappalto, massima legalità e trasparenza. Così ci siamo dotati di questa società di servizi, consigliati da persone competenti. Anche altre diocesi lo fanno». Non sera mai visto un vescovo a presiedere una srl. «Io mi dimetto, lascio». Lascia a chi? «A un sacerdote. È chiaro che il controllo resta qui dentro. Adesso ci stiamo specializzando nella diagnostica ingegneristica». Idee avanzate. «Tre miliardi e mezzo, ed è una cifra sottostimata, la valutazione dei nostri beni da ricostruire. È una bella cifra a cui noi dobbiamo rispondere con efficienza e puntualità». Profilo da imprenditore: «Oggi LAquila è una città conosciuta in tutto il mondo. È unoccasione pubblica che dovremmo raccogliere al volo invece di piangerci addosso. Stiamo divenendo antipatici con la richiesta quotidiana di aiuti, i soldi ci sono ma servono prima le idee". I semi della Curia sono raccolti in cento pagine. E il sindaco dellAquila? «Fa troppe cose: la maggioranza e lopposizione. Luno e il suo doppio. Dovrà scegliere: o di là o di qua». Fin troppo chiaro. La Chiesa corre, il vescovo prega e promette opere di bene. Si prenderà cura delle anime e anche del resto. Per lappunto, un global service.
LAquila, gli affari immobiliari del vescovo "Una srl della Curia per ricostruire"
Il vescovo ausiliare di LAquila, Monsignor DErcole, ha annunciato la sua dimissione dalla presidenza della società di servizi "Aquilakalos srl", che è stata creata dalla Curia arcivescovile per gestire la ricostruzione della città dopo gli eventi del 2009. DErcole ha affermato di non voler essere impelagato in una situazione che potrebbe portare a grane per la Chiesa. La società ha un capitale sociale di 10.000 euro e un presidente del consiglio di amministrazione che è il vescovo ausiliare. La società ha un piano di investimento che prevede la valorizzazione fondiaria e la realizzazione di progetti di recupero e restauri.
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