Presa di distanza dopo il caso Sepe CITTÀ DEL VATICANO - «Errori di valutazione commessi nella gestione dellingente patrimonio di Propaganda Fide». Richiamo-mea culpa - un rigo appena inserito in una nota di 31 righe - del Vaticano sceso ieri, a sorpresa, in campo in difesa della Congregazione per levangelizzazione dei popoli (Propaganda Fide) con un testo direttamente ispirato dalla Segreteria di Stato, e pubblicato dalla Sala stampa vaticana. Una nota - vi si legge in apertura - scritta per «tutelare la buona fama» del dicastero «davanti alle notizie che si continuano a diffondere sul conto di tale importante organismo della Santa Sede». Un modo piuttosto soft ed indiretto per ammettere che lalzata di scudi pro Propaganda Fide viene fatta nel tentativo di controbattere al coinvolgimento della Congregazione nellinchiesta sugli appalti del G8 e sulla compravendita degli immobili di proprietà della stessa Propaganda Fide che, grazie alle offerte e ai lasciti dei fedeli, è proprietaria in tutto il mondo di un patrimonio immobiliare di circa 9 miliardi di euro mai ammessi dal Vaticano che nellultimo Rendiconto finanziario consolidato distribuito ai vescovi parla, invece, di un più modesto valore di 53 milioni di euro in case e istituti. Sono cifre e risorse comunque ingenti che - temono Oltretevere - potrebbero andare incontro a pericolose battute darresto per una possibile grande fuga di benefattori di fronte a quanto sta avvenendo proprio intorno a Propaganda Fide con lex prefetto, il cardinale Crescenzio Sepe, indagato dai pm di Perugia per la compravendita di uno stabile in via dei Prefetti a Roma e sui restauri dello storico palazzo della Congregazione in piazza Mignanelli, sempre a Roma. Da qui, la pubblicazione della nota, che era stata anticipata a "Repubblica" la scorsa settimana dal segretario di Propaganda Fide, larcivescovo Robert Sarah. Nel testo si ricorda, tra laltro, la «grande opera» che la congregazione svolge nelle terre di missione - sostenendo «ben 1080 diocesi», scuole, ospedali, collegi - e a Roma con la Pontificia Università Urbaniana dove studiano 1400 studenti ed altri 700 seminaristi, religiosi e religiosi ospiti di convitti e collegi. Un quadro nel quale però non manca un sostanziale indiretto richiamo («errori di valutazione») alle responsabilità dei prefetti presenti e passati di Propaganda Fide, a partire dal cardinal Sepe, ma anche dallattuale capo Ivan Dias e dallaltro ex prefetto ancora vivente, Josef Tomko, sotto il quale agli inizi degli anni Novanta furono avviati i grandi lavori del Giubileo, come il discusso mega parcheggio sotto il Gianicolo o il sottopassino di fronte a via della Conciliazione. Nella nota non si fa nessun accenno alle voci su una possibile ristrutturazione di Propaganda Fide. Da fonti attendibili risulta però che lobiettivo sarebbe quello di separare le responsabilità delle scelte tecnico-finanziarie dalle competenze del prefetto della Congregazione. Si eviterebbero così in futuro nuovi casi come quello del palazzo di via dei Prefetti che, secondo gli inquirenti, Sepe avrebbe venduto a prezzi stracciati allex ministro Lunardi. Anche se in realtà, filtra da Propaganda Fide, quella valutazione Sepe la delegò ai tecnici dellApsa (Amministrazione del patrimonio della sede apostolica). Con la riforma del dicastero, simili incidenti non dovrebbero più verificarsi. «Ora ci auguriamo che dopo questa nota sia tutto chiarito» dice il segretario di Propaganda Fide, monsignor Sarah. Che però non sembra propenso a giurare sulla ristrutturazione del dicastero. «Queste decisioni spettano solo al Papa».