I settantatre siti sottoposti a vincolo di tutela costituiscono un itinerario turistico-culturale innovativo. Per far conoscere i volti differenti della Sicilia». Fabio Granata, neo-assessore al Turismo, non ha ancora tagliato del tutto il suo cordone ombelicale con i Beni culturali, dal primo settembre guidati da Alessandro Pagano. Anzi, proprio in coincidenza con la data dell'insediamento di Pagano, Granata annuncia una conferenza stampa «per tracciare un bilancio di quattro anni di attività». E in realtà non sembra intenzionato del tutto a girare pagina. Spiega Granata: «Proseguirò la strada tracciata in questi anni. D'al tronde la mia visione del turismo è a vocazione culturale». Forse per questo, prima del passaggio da un assessorato ad un altro, si è affrettato a firmare il decreto che sancisce la tutela di 73 siti siciliani, mettendo dei paletti a nuove costruzioni, modifiche e cambiamenti che nepossano alterare l'aspetto originario. I siti indicati nell'elenco attraversano il mito, la storia, il cinema, la letteratura, la mafia. Rischio che questi ultimi diventino indicazioni di un nuovo mafia tour? «No, è solo per non disperdere la memoria. Ma l'elenco prosegue l'assessore non ha presunzioni di completezza, è aperto a nuovi, fondanti tasselli». Già, anche perché su questo elenco, nei panni nuovi di zecca di assessore regionale al Turismo, Granata continuerà a lavorare, insieme con il Centro regionale del catalogo e restauro che ha collaborato alla stesura dei siti indicati. «D'altronde prosegue Granata la Sicilia più ricercata da chi arriva qui è quella che mantiene integra la sua specificità, contro le omologazioni. È la Sicilia del turismo di qualità, in cui confluiscono ancoraiden-tità, paesaggio, lotta agli abusi». Lapresenza dello Stretto diMessina è giustificata come «luogo del mito di Scilla e Cariddi», ma è facile scorgere una nota polemica all'annunciato ponte del governo Berlusconi. E se Fabio Granata sembra intenzionato a proseguire sui suoi passi, qualcuno storce il naso su questa schedatura cultural-sen-timentale di scorci di Sicilia. Giuseppe Giliberti, vice presidente nazionale di Italia Nostra commenta il decreto e dice: «L'idea di segnalare con una specie di targhetta i luoghi del mito, nella terra del mito, mi sembra un controsenso. Come quando siteme di dimenticare qualcosa. Chi è senza memoria habisogno di ricordare: e queste segnalazioni mi sembrano un segnale di perdita di memoria». Prosegue Giliberti: «E poi quali sono stati i criteri di scelta dei luoghi? E cosa ne sarà dei tantissimi siti da tutelare che non sono segnalati: su di loro si potrà agire indisturbati?». Di parere diverso è Riccardo Agnello, capo della delegazione provinciale di Palermo del Fai. «Un'idea magnifica dice Agnello anche perché ricorda molto l'iniziativa annualmente promossa dal Fai, "I luoghi del cuore", dove chiediamo di segnalare un luogo di affezione, importante per motivi storici, di tutela storica e ambientale. I luoghi piccoli, a volte, sono dei veri gioielli da scoprire e sollecitare la memoria è sempre un fatto positivo». Sull'elenco dei siti da tutelare si scaglia Vittoria Alliata, che commenta: «E villa Valguarnera che fine ha fatto? Si sono perse le tracce dei commissari ad acta nominati proprio da Granata. Eppure da questa villa sono passati frammenti di storia, da Karl Friedrich Schinkel ai pionieri della Panaria Film».
Progetto per il turismo siciliano: Granata e Italia Nostra
L'assessore al Turismo della Sicilia, Fabio Granata, ha annunciato una conferenza stampa per tracciare un bilancio di quattro anni di attività. Granata ha spiegato che la sua visione del turismo è a vocazione culturale e ha firmato un decreto che tutela 73 siti siciliani, tra cui miti, storia, cinema, letteratura e mafia. L'elenco include anche siti come Villa Valguarnera, che è stata oggetto di una controversia. Granata ha affermato di non avere presunzioni di completezza e di essere aperto a nuovi tasselli.
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