Negozianti e ristoratori si dividono: c'è chi approva, altri temono ripercussioni sugli affari Cafoni, ma se non ci fossero... Daniela Pianigiani, commerciante di scarpe, ha dato il via alle polemiche: «Troppa gente sporca e sfacciata» LUCCA. Turisti che fanno capolino nei negozi con un panino in mano, ragazzi che si aggirano tra la gente con coni gelato dall'equilibrio instabile, giovani straniere che si affacciano nelle chiese di Lucca in abbigliamento poco rispettoso. Il turismo sta scoprendo Lucca e Lucca, con qualche mal di pancia, sta scoprendo le attrattive e le seccature del turismo di massa. Il grido di allarme di Daniela Pianigiani dal suo negozio di via Buia è una voce fuori dal coro a Lucca, ma solo davanti al taccuino aperto del cronista, perché in privato sono molti a lamentarsi della sfacciataggine e della maleducazione di certi turisti. Una reazione comprensibile per una città che fino a 15 anni fa era lambita solo eccezionalmente dal turismo e, comunque, era abituato al visitatore-intenditore. Se Daniela Pianigiani propone di stampare una sorta di decalogo per il turista, solo i rappresentanti delle guide turistiche plaudono, mentre i colleghi commercianti trovano a dir poco imbarazzante l'idea. Ademaro Cordoni della storica pasticceria Pinelli, ad esempio, suggerisce di prenderla con filosofia: «Il turismo - dice - è una risorsa e va preso così com'è, non possiamo fare noi gli educatori. Purtroppo, nella globalizzazione ci sono anche fenomeni meno graditi, ma non dimentichiamoci che il turista è di tante qualità». Ancor più reciso il giudizio del ristoratore Samuele Cosentino degli Orti di via Elisa: «Ma quale cafoneria, non mi riconosco assolutamente in questa immagine. Qui a Lucca c'è un bel turismo e l'idea di far stampare un depliant per illustrare ai visitatori le norme del buon comportamento mi fa sorridere». Neppure Anna Martini, titolare delle boutique Mignon, vede il problema. «Ovviamente - dice - i turisti sono di tutti i tipi, esattamente come noi lucchesi. In 40 anni di lavoro nel commercio non mi sono mai capitati casi irritanti. Certo, può capitare che entri anche il cliente un po' provincialotto, ma in genere sono gentilissimi e educatissimi. Sarà che abbiamo un certo tipo di negozio, ma la clientela estera non ci ha mai creato particolari problemi». Federico Lanza, presidente del Centro commerciale naturale e titolare di cinque negozi di scarpe, riconosce che talvolta i turisti si comportano in maniera maleducata anche se ammonisce che non bisogna fare di ogni erba un fascio. «Così si comporta una fetta non trascurabile di turisti, ma è anche vero che non tutti fanno così. Sarebbe bello poter scegliere e far venire a Lucca soltanto quelli che spendono tanto e che lasciano tutto lindo e pulito, ma non è possibile». Lanza, però, è molto cauto sul versante delle possibili iniziative da prendere per contrastare il malcostume di un certo turismo. «L'idea del decalogo - dice - può essere utile, ma va studiata con grande attenzione, perché non deve essere scambiata per un atteggiamento di insofferenza». Simone Cacioli, invece, è indispettito per la reazione di tanti commercianti: «Sono bravi a parlare, ma poi quando si tratta di sostenere quel che si pensa pubblicamente, si tirano indietro. Qualcuno dice che con questi articoli si scacciano gli stranieri; la realtà è che così si cerca di animare il dibattito e di svegliare un po' questa città». Cacioli è a Lucca dal 1997, ma ha un altro negozio ad Arezzo e il confronto tra le due città è, a suo avviso, impietoso. «A Lucca - dice - manca una politica intraprendente in campo turistico. Occorre andare alle fiere, vendere il nome di Lucca e cercare di attrarre clientela qualificata e non limitarsi a prendere quelli che passano. Anche sul versante del decoro e della sicurezza si sentono tante chiacchiere e poco più. Prendiamo il caso delle telecamere collegate alla Questura. Ad Arezzo un negozio che le installa riceve un contributo di 600 euro, qui, invece, niente». C'è poi il problema dell'assalto alle toilette: «In città ci sono - aggiunge Federico Lanza - due soli bagni pubblici. Il malcostume va combattuto, ma occorre aiutare i turisti ad avere un comportamento civile». L'ultima follia: l'intonaco come souvenir Muro distrutto dalle persone in fila per il David di Michelangelo Dediche e scritte dappertutto, anche al Loggiato degli Uffizi FIRENZE. Se Lucca è alle prese con i turisti maleducati, Firenze è ossessionata dai turisti-cavalletta, che maltrattano e distruggono il proprio patrimonio artistico. Tra gli obiettivi preferiti il Duomo e il campanile di Giotto, la Loggia de' Lanzi e la fontana del Biancone in piazza della Signoria, gli Uffizi e la Galleria dell'Accademia. Il fenomeno più recente e sconcertante riguarda proprio il museo che custodisce il David di Michelangelo. In via Ricasoli, infatti, una lunga coda si snoda lungo il marciapiede e i turisti annoiati per la lunga attesa non si accontentano più di imbrattare il muro, con dediche, firme e iscrizioni varie. Da qualche tempo a questa parte, hanno iniziato a staccare dal muro pezzi di intonaco da portare in patria come souvenir. Un atteggiamento peraltro incomprensibile, visto che la facciata dell'Accademia presenta un normalissimo intonaco in nulla differente da quello di tanti altri palazzi del centro storico. Ma più che l'assurdità del comportamento, preoccupa la rilevanza dei danni. «A questo punto - ha dichiarato la direttrice Franca Falletti - non è sufficiente imbiancare la parete, va rifatto il muro per alcune decine di metri e stimiamo che occorrerebbero almeno 15mila euro». La direttrice, però, non intende dare il via ai lavori fino a che non sarà assicurata una maggiore sorveglianza, in modo da scongiurare il ripetersi di fenomeni di questo genere. Anche il Loggiato degli Uffizi è bersagliato dalla maleducazione dei turisti, che in attesa di entrare nella pinacoteca istoriano le pareti con scritte e disegni. Senza contare la spesa rilevantissima che si rende necessaria per togliere le gomme da masticare dal selciato in pietra serena dello storico piazzale. Che il chewing gum sia uno dei principali pericoli per le opere d'arte, lo dimostra il fatto che alla Galleria degli Uffizi ogni mese viene effettuata una pulizia straordinaria di sgabelli e divani trasformati in raccoglitori di gomme da masticare. Tutta piazza Signoria deve fare i conti con i turisti-cavalletta. La scorsa estate, ma è solo l'ultimo esempio, un turista polacco ha cercato di entrare nella fontana del Nettuno. Poco più in là, nella Loggia de' Lanzi, lo scorso anno è stata staccata la falange di un dito della statua del Ratto di Polissena. Se la ringhiera che protegge la statua sul Ponte Vecchio è subissata di lucchetti dell'amore, peggio è andata al ponte Santa Trinita, dove le statue poste ai quattro lati delle spallette e le relative lapidi sono state imbrattate. (c.b.) Più tolleranza ma sollecitiamo il bon ton Per gli accompagnatori serve un opuscolo di suggerimenti, non di divieti «Ottima convivenza con i visitatori, miglioriamola ancora» LUCCA. Più tolleranza con i turisti, ma anche qualche iniziativa per sollecitare il bon ton di chi visita le bellezze di Lucca. Gabriele Calabrese, presidente della Associazione guide turistiche della provincia di Lucca e socio della Turislucca, invita i suoi concittadini a ricordare che ci sono anche dei lucchesi scostanti e che mal sopportano chi viene da fuori. L'idea del decalogo, lanciata da Daniela Pianigiani, piace molto a Calabrese che, anzi, ne è un precursore. «Già un paio di anni fa inviai all'Apt e all'assessore al turismo la bozza di un testo di benvenuto ai turisti stranieri - afferma Calabrese - nel quale elencare anche alcune norme di comportamento. Un piccolo decalogo nel quale si segnalavano i possibili comportamenti a rischio sulle mura, la richiesta di non dare cibo ai piccioni, l'attenzione nell'uso delle biciclette e via dicendo. Era una sorta di invito a entrare in sintonia con una città che però venne lasciato cadere per la preoccupazione "politica" di non indispettire i visitatori». Calabrese non crede, però che questa sia una scelta giusta, anche perché all'estero iniziative del genere non sono poi così infrequenti. «In Austria, tanto per fare un esempio, in molte zone che hanno delle caratteristiche peculiari, il turista viene avvertito e invitato ad adeguarsi a un codice di comportamento tipico di quell'area». Secondo Calabrese, basta avere l'accortezza di proporre un opuscolo propositivo, con suggerimenti e indicazioni, e non solo fatto di divieti. «Del resto, la nostra agenzia - aggiunge - ha un suo preciso codice di comportamento in tal senso e tutte le guide sono tenute a spiegare ai membri della comitiva che accompagnano quali accortezze osservare, a cominciare dalla raccomandazione di non occupare tutta la sede stradale quando ci si sposta». Secondo Calabrese, anche i commercianti devono fare la loro parte: «Qualche volta abbiamo riscontrato comportamenti un po' scostanti. Devo però riconoscere che si tratta di piccoli episodi di cui nessuno si è lamentato più di tanto. Da parte nostra, noi ci limitiamo a segnalare i negozi dove sicuramente il visitatore può trovare una giusta accoglienza». Lucca, raffrontata ad altre città turistiche e in particolare a Firenze, vive ancora una situazione ideale, una sorta di piccola luna di miele che, secondo Calabrese, occorre trasformare in una unione felice». C.B.
Il Tirreno
28 Giugno 2010
LUCCA. A Lucca l'idea di un decalogo per turisti stranieri: è scontro
CA
Carlo Bartoli
Il Tirreno
Artista / Persona
Bene culturale
Luogo
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