Tra isole, montagne, caserme, spiagge ed edifici storici si arriva a un valore di oltre 3 miliardi di euro ROMA Un tesoro da oltre tre miliardi di euro. E la stima è molto, ma molto, prudenziale. L'Agenzia del demanio ha stilato la lista dei beni immobili che, quando partirà il federalismo demaniale, potranno essere richiesti in assegnazione dagli enti locali, in primo luogo i Comuni, ma anche le Province e le Regioni. L'Agenzia ha lavorato con precisione certosina preparando 11.009 schede. Ciascuna comprende uno o più cespiti. Il totale è di 19.005 beni immobili censiti. Accanto ad ognuno è indicato un «valore monetario di inventario». Facendo la somma la cifra supera i tre miliardi di euro, per la precisione 3.087.612.747 euro. È chiaro, però, che se si passa dal valore di inventario a quello di mercato è possibile immaginare che i valori monetari lievitino. Nella lista c'è di tutto. Isole, pezzi di montagne, caserme, fabbricati di ogni tipo, spiagge, torrenti, fari, fiumi, edifici storici, parchi, eccetera. In alcuni casi sono beni anche carichi di storia. La lista è talmente lunga che si possono fare solo alcuni esempi: dai «pezzi» di Dolomiti, al mercato romano di Porta Portese, agli isolotti prossimi alla Maddalena, a tutta l'isola di Santo Stefano. Il territorio più ricco di beni statali che potrebbero passare agli enti locali è quello del Lazio, e in particolare di Roma: oltre al mercato storico di Porta Portese, ci sono il cinema Nuovo Sacher di Nanni Moretti, il museo di Villa Giulia, l'Idroscalo di Ostia tristemente famoso perché fu il luogo in cui venne ucciso Pasolini. Ci sono anche fari (come quello di Mattinata sul Gargano), l'ex campo prigionieri di guerra in provincia di Ragusa e diverse ex case del fascio, da quella di Desio in provincia di Milano a quella di Lentini in provincia di Siracusa. Nella lista rientrano tutti i fiumi, esclusi il Po, il Tevere e l'Adige. La legge stabilisce che non possono essere ceduti i fiumi che scorrono in più di una Regione. La limitazione è stata imposta per evitare che lo stesso fiume sia gestito con regole diverse. Va chiarito che con il federalismo demaniale non vi sarà l'automatico passaggio dei beni statali agli enti locali. Dovranno essere gli enti locali a farne richiesta. Dopo il passaggio dei singoli beni gli enti locali avranno due possibilità: o gestirli, o metterli in vendita. Se li gestiscono (ad esempio, trasformando una caserma in abitazioni da affittare) potranno incamerare ciò che rendono. Se, invece, li vendono il ricavato dovrà essere portato ad abbattimento del debito pubblico. È molto probabile che gli enti locali preferiranno la soluzione della gestione. Di sicuro gli enti locali non si faranno sfuggire le spiagge perché con la gestione avranno la possibilità di incassare il corrispettivo delle concessioni.