Svolta negli appalti per i servizi dei musei: non sarà più obbligatorio che un unico soggetto gestisca tutto ROMA - La parola "spezzatino" non piace a Mario Resca, visti i suoi trascorsi in Mc Donalds Italia. Ma la svolta che, in nome della "disintegrazione" degli appalti, il manager berlusconiano sta per dare alla gestione dei servizi per il pubblico nei musei statali, ha il sapore di un attacco alle poche corazzate che si spartiscono l85 per cento di bookshop, ristoranti, audio guide, merchandising. Dora in poi non più ununica gara ma più gare separate. Una decisione che sembrerebbe costringere anche Mondadori (nel cda della quale siede Resca) a dividere con altri soggetti il patrimonio dei musei da mettere a reddito. Domani sarà un giorno decisivo per il direttore alla Valorizzazione dei Beni culturali. Il testo del dl sulle Fondazioni Liriche dovrà essere approvato dal Senato: e larticolo 8 abroga il 14 della legge 222 del 2007 che aggiudicava i "servizi aggiuntivi" attraverso "laffidamento integrato". «La soppressione fa sì che non sia più obbligatorio integrare tutti i servizi insieme, ma che si possa "disintegrarli" dividendoli per gruppi tipologicamente compatibili e di sicura sostenibilità economica", sottolinea Cristina Acidini, soprintendente al Polo fiorentino. Pompei, Napoli, Roma e Firenze sono le realtà interessate dalla riforma Resca: i siti "grandi" che garantiscono più di 150mila paganti lanno (sotto i quali i servizi al pubblico vanno in perdita) e che da soli coprono però appena il 2 della torta costituita per il 91 da siti "piccoli" e per il 7 dai "medi". Le direzioni regionali del ministero sono alle prese con i bandi per le gare che, scaduti dal 2007 la maggior parte dei contratti (circa 30), mercoledì saranno online sul sito del Mibac.