ROMA - «Siamo davanti a uno svuotamento e smantellamento dello Stato solo per fare cassa». Salvatore Settis, archeologo e direttore della Scuola Normale Superiore di Pisa, boccia il federalismo demaniale senza mezzi termini. Professore, si dice che sia solo un trasferimento, non unalienazione. «Questo sarà il primo passo. I beni vengo trasferiti agli enti locali. Ma lobiettivo di questa legge è la mercificazione dello Stato. Anni fa avevo parlato di Italia Spa, era una battuta, non avrei mai pensato che sarebbe successo davvero». Perché non pensa che gli enti locali possano gestire questo patrimonio? «Ho visto che nella lista figura il museo di Villa Giulia. Ecco se il museo di Villa Giulia fosse una fonte di reddito per lo Stato, questo non avrebbe bisogno di alienarlo. Se invece non lo è e lo cede ad esempio al Comune di Roma, il Campidoglio, già in difficoltà economica, come potrà sobbarcarsi i costi di manutenzione?». E quindi che succederà? «Che il museo di Villa Giulia, o qualsiasi altro bene, verrà messo in un fondo immobiliare in cui potranno entrare anche i privati. E così accadrà che qualche palazzinaro metterà nel fondo un complesso residenziale nella periferia di Roma di pari valore economico e potrà disporre della maggioranza di Villa Giulia. Daltronde anche le ridicole valutazioni al ribasso che vedo sono fatte in questottica». Nellelenco figurano anche le Dolomiti «Quello che mi dispiace è che il Paese non abbia ancora capito che, con questo federalismo demaniale, veniamo tutti borseggiati. Le Dolomiti non sono solo di chi abita lì, sono anche dei siciliani. Di questo passo, rimarremo uno Stato senza più territorio. Ora cè questa legge, poi ne arriverà unaltra. Ma nessuno se ne accorge, nemmeno lopposizione. Rinunciare allidea di un bene pubblico è rinunciare alla nostra storia e al nostro futuro». Al di là del suo ruolo istituzionale, come cittadino cosa pensa? «È proprio come cittadino che non so rinunciare a beni pubblici che sono tali da migliaia di anni. Che i nostri padri ci hanno lasciato e che noi dobbiamo lasciare ai nostri figli». (m.e.v.)