Avverte Desideria Pasolini dall'Onda, combattiva presidente nazionale di Italia Nostra: «Tagliare il 25 dei finanziamenti ai musei italiani sarebbe un crimine. Si tratta di una politica cieca e irresponsabile». Impossibile darle torto. Costringere alla chiusura musei, gallerie, scavi archeologici per mancanza di fondi ordinati (quindi banalmente di pulizia e luce) significherebbe uccidere un'economia che spesso nasce e prospera intorno a una mostra. Ne sanno qualcosa le piccole capitali dell'arte che in questo 2004 rischiano di strappare alle grandi città il primato dei visitatori. Tra i primi cinque successi espositivi di quest'anno appaiono Treviso, Siena, Perugia. Le cifre parlano più di ogni altro commento. Prendiamo il caso più significativo del 2004, «Perugino il Divin Pittore», riuscito esperimento di mostra diffusa su un intero territorio regionale con sei appuntamenti espositivi (tre a Perugia e poi a Città della Pieve, Deruta e Cordano) e una ventina di itinerari suggeriti per raggiungere altrettante opere ovviamente inamovibili, spesso in piccoli centri (un esempio per tutti lo straordinario affresco dell'Adorazione dei Magi nell'Oratorio di Santa Maria dei Bianchi a Città della Pieve). IL PUBBLICO L'operazione fino a ieri ha attirato 300.000 visitatori. Che però diventano 370.000 (in una regione abitata da 850.000 persone) se si aggiunge chi ha seguito i famosi itinerari o le manifestazioni collaterali gratuite. In certi casi l'interesse ha superato ogni aspettativa. Proprio Città della Pieve, 7000 abitanti, si è ritrovata con circa 25.000 visitatori. Trevi, 7800 anime, forse 20.000, attirati dal ciclo di Santa Maria delle Lacrime. Il Comune di Perugia ha registrato nel periodo maggio-giugno 2004 un aumento del 30 di turisti italiani e del 25 di turisti stranieri rispetto al 2003. Spiega la soprintendente ai Beni storico-artistici dell'Umbria, Vittoria Garibaldi, curatrice della mostra col professor Francesco Federico Mancini dell'Università di Perugia: «Forse all'inizio gli operatori turistici non si sono resi conto della portata dell'operazione. Ma poi l'hanno sostenuta in pieno. C'è stato un collegamento anche con le tradizioni locali, per esempio quelle gastronomiche, e la formula si è rivelata vincente anche per questa soprintendenza che si è mossa in modo prepositivo», n museo diffuso dell'Umbria (per dirla con Federico Zeri, che considerava l'Italia un immenso spazio d'arte) replicherà a febbraio con una grande mostra su Giotto, anche questa imperniata sul concetto di territorio. I BILANCI Cambiando regione, ci si imbatte in risultati economici analoghi. Arriviamo a Ferrara (170.000 visitatori alla mostra sugli Este). Racconta l'assessore al Turismo Sergio Alberti, Sdi: «Dal 2002 monitoriamo con assiduita i flussi turistici e ormai ne siamo certi. Tra il 60 e il 65 dei visitatori sono in arrivo per un evento culturale. Ferrara lo ha capito e investe molto nel settore. Su un bilancio di circa 125 milioni di euro, una decina di milioni vengono spesi in cultura, siamo forse l'amministrazione che le dedica maggiori energie». La scelta ha ottenuto risultati tangibili: i posti letto in albergo nel 1999 erano 1700, oggi arrivano a quota 3000. In attesa del prevedibile boom del 2006, già dichiarato Anno degli Estensi, si lavora a Palazzo dei Diamanti alla mostra «II Cubismo, rivoluzione e tradizione», che aprirà i battenti il 3 ottobre fino al 9 gennaio 2005 per proporre Picasso, Braque, Léger. LA NOVITÀ' Centomila persone hanno premiato «Montagna: arte, scienza, mito» allestita fino al 18 aprile al Museo di Arte moderna e contemporanea di Rovereto, scommessa architettonica ed espositiva tanto originale quanto ardita, almeno sulla carta. In quanto a Treviso e ai 360.000 richiamati da Cé zanne-Bonnard e ai Colori del Sud, sono solo l'ultimo capitolo di un periodo lungo sei anni: due milioni di biglietti staccati, venti milioni di euro di indotto (alberghi, ristoranti, riproduzioni, acquisti nei negozi), un'economia cittadina modificata. Ma ora il motore dei risultati, la società «Linea d'ombra» di Marco Goldin, si è spostata a Brescia. Tutto è pronto per «Monet, la Senna, le ninfee» che si inaugura il 23 ottobre al Museo di Santa Giulia. «Monet come in Italia non s'è mai visto» promette la presentazione della mostra. Ma sarà solo una parte di un ventaglio di proposte molto articolato: sempre il 23 ottobre apriranno, ancora a Santa Giulia, «Tiziano e la pittura del '500 a Venezia - capolavori dal Louvre» e una retrospettiva su Gino Rossi, mentre la Pinacoteca Tosi Martinengo mette in mostra se stessa, da Raffaello a Morandi. Come dire: tiro fuori Monet, ma parliamo anche dei tesori locali e permanenti. Brescia ha già messo in moto una spregiudicata macchina organizzativa: nasce la «Monet Card» collegata alla mostra che permetterà di usare parcheggi, ottenere sconti nei ristoranti, per acquistare vini, addirittura per uno ski-pass presso Adamello Ski Tonale e Ponte di Legno, oppure per andare al cinema, a teatro o a un concerto. C'è naturalmente chi contesta un approccio giudicato eccessivamente commerciale: ma il Comune di Brescia già immagina massicce prenotazioni. CITTA' MEDIE La cultura, insomma, è sempre più un affare per una media città. Conferma Sergio Campagnolo, titolare dello studio Esseci di Padova, specializzato da vent'anni in comunicazione di eventi culturali: «Perché le piccole e medie città ormai puntano sulle mostre? Tra i tanti investimenti destinati ad attirare turismo, la cultura alla fine si rivela tra i meno costosi. Allestire una mostra, addirittura costruire un museo, costa alla fine meno, per esempio, di un parco divertimenti. Oltretutto è meno effimero». Unico neo, a parte la minaccia del taglio dei fondi ministeriali, il Sud. Patta eccezione perla grande città di Napoli, nella graduatoria delle mostre più viste bisogna arrivare ai quasi 15.000 visitatori della Galleria Nazionale di Palazzo Amone a Cosenza. Il Meridione è una scommessa culturale sospesa, ancora tutta da vincere.