Una miniera di capolavori stratificati nel tempo: qua i resti tardo-imperiali, là la basilica onoriana, fondata da papa Onorio I nel VII secolo dopo Cristo. E poi il mausoleo di S. Costanza, raro esempio di edificio cristiano a pianta centrale, le catacombe, i mosaici: un unicum di arte sacra, racchiuso nel complesso monumentale di S. Agnese fuori le Mura. Tappa di rito per turisti e fedeli se non fosse che, da circa un anno, molti spazi sono inagibili: dissesti, crepe, infiltrazioni avanzano insidiosi nell'ala compresa tra la fabbrica medievale e lo scalone di Giulio II. Le spese di restauro (l'ultimo è del 1933) sfiorano il milione e mezzo di euro, motivo per cui il parroco ha deciso di lanciare una colletta: «Con la cifra stanziata dal ministero dei Beni culturali (250 mila euro di fondi Arcus ndr) spiega don Franco Bergamin abbiamo tamponato le emergenze, provvedendo alla messa in sicurezza». Per il maxi intervento alle opere di consolidamento si aggiunge il recupero degli affreschi duecenteschi scoperti nel sottotetto ne servono molti di più. Tant'è: se le risorse pubbliche languono, non rimane che appellarsi alla generosità dei singoli. La campagna «Salviamo S. Agnese» si rivolge ai parrocchiani e non solo: «Abbiamo già superato i centomila euro racconta don Franco con contributi da tutta Italia e alcuni anche dall'estero». Donatori di passaggio, devoti, turisti ammaliati dal genius loci. E chissà che a vincere la gara di solidarietà non sia proprio la Web community: «Apriremo presto un gruppo su Facebook il religioso non fa mistero della dimestichezza con il social network per diffondere il tam-tam e ampliare la rete di sostegno». Le offerte continuano ad affluire nelle forme tradizionali (in contanti, tramite versamento postale o bancario), ma si confida molto nella beneficenza online. L'auspicio è che le istituzioni rispondano: «Se il governo non ha fondi sufficienti è la preghiera di don Franco ci aiuti a trovare sponsor privati o altri tipi di finanziamento». La sua ipotesi è quella di «coinvolgere una grossa fondazione o la rete di imprenditori locali». Contribuire al restauro del complesso basilicale avrebbe, infatti, un doppio appeal: come esempio di responsabilità sociale e in difesa della cultura. Sì, perché le recenti scoperte al piano superiore hanno rivelato affreschi di pregio, databili al XIII secolo: una crocifissione, Gesù tra gli apostoli e figure angeliche. Di più: sul lato orientale sono emersi frammenti di un Cristo in trono, riconducibile all'artista romano Pietro Cavallini, attivo anche nelle basiliche di San Paolo fuori le Mura e di Santa Maria in Trastevere.