Tra le novità più significative la salvaguardia del Tavolato degli Iblei e lo stop alle centrali eoliche e solari «Un paesaggio assolutamente unico e straordinario che è il punto di forza di questo territorio»: il giudizio del soprintendente Vera Greco è netto. È il paesaggio, con i suoi scenari (talvolta suggestivi, talaltra di grande forza e impatto) il valore aggiunto di questo territorio. Il parco degli Iblei e il piano paesistico sono due strumenti che si ripromettono di tutelare e valorizzare questo patrimonio. Tutti d'accordo? Neanche per idea. Il termine tutela è spesso ritenuto sinonimo di vincolo e di impedimento e puzza anche un po' di quella burocrazia che, per una virgola in più o in meno o per un timbro, è in grado di mortificare anche le migliori e più genuine intenzioni. Anche per questo sindaci e categorie produttive sono molto caute, se non addirittura contrarie, alla moltiplicazione di funzionari e dirigenti in grado di esercitare un diritto di veto che a loro non costa nulla ma rischia di mortificare l'iniziativa, soprattutto economica, di questa provincia. Si è discusso molto, negli ultimi mesi, del parco degli Iblei. Ora, un altro strumento si pone alla ribalta con intenzioni di tutelare il territorio. È il piano paesistico che la Soprintendenza sta presentando alle istituzioni della Provincia. Entro mercoledì (quando si terrà una riunione dei rappresentanti di tutti i comuni e della Provincia) l'iter dovrebbe essere concluso e il piano pronto per la trasmissione a Palermo. La soprintendente Vera Greco spiega nei dettagli i principi e le scelte che animano questo strumento. Cosa è il piano paesistico? «Il piano paesistico risponde è uno strumento di programmazione che mira a un uso corretto del valore del paesaggio, considerato un elemento fondante e meritevole di tutela del territorio nel quale viviamo. Il paesaggio si compone di fattori naturali ed elementi dettati dalla presenza dell'uomo. Il piano paesistico censisce i valori naturali e antropici, li classifica e valuta come tutelarli». Perché sinora non c'è stato alcun bisogno di un piano paesistico e ora, invece, la legge impone questo strumento? «Sino al dopoguerra, le trasformazioni dell'uomo hanno arricchito e migliorato il paesaggio. Dal dopoguerra in poi si è assistito, invece, a un'aggressione dell'uomo verso il paesaggio che, giorno dopo giorno, è stato sempre più alterato. Il paesaggio, e lo è ancor più per la provincia di Ragusa, è però anche un bene economico che va, pertanto, governato e tutelato». Come si struttura il piano paesistico della nostra provincia? «Il territorio della provincia è stato diviso in 14 paesaggi locali, omogenei tra loro. Si va dall'Alto Irminio sino all'isola dei Porri, passando, ad esempio, attraverso i paesaggi locali denominati Tellaro o Scicli. Ogni paesaggio locale è stato, poi, suddiviso in tre sub-ambiti, ognuno dei quali ha tre diverse gradazioni di vincoli. In totale si tratta di 96 sub paesaggi. Il piano paesistico detta, per ciascun paesaggio indirizzi e prescrizioni. Gli indirizzi riguardano le zone non sottoposte ad alcun vincolo e i comuni hanno 18 mesi di tempo per adeguare i loro strumenti urbanistici. Le prescrizioni interessano invece le aree vincolate e scattano da subito, dal momento dell'adozione del piano paesistico». Non c'è il rischio della moltiplicazione dei centri di governo del territorio e della conseguente elefantiasi della burocrazia? «Non credo. Una volta approvato il piano, la tutela paesaggistica dovrebbe essere affidata ai comuni. E il piano renderà tutto più semplice, perché riconosce i valori paesistici, rende oggettiva la tutela e, in ultima analisi, velocizza gli iter». Cosa caratterizza questo piano e qual'è la novità più importante che introduce? «Il piano paesistico della provincia di Ragusa riconosce la qualità del tavolato degli Iblei e la tutela. Per tavolato degli Iblei intendiamo quella parte del territorio che si estende dall'altopiano di San Giacomo e Frigintini e prosegue sino alle balze di Comiso e quasi alla costa, toccando la valle dell'Irminio, le campagne che da Ragusa raggiungono Donnafugata e il litorale. È un'area molto vasta, caratterizzata dai muri a secco e da uliveti, carrubeti, mandorleti. All'interno di quest'area vi sono ovviamente delle zone, come i centri urbani o le aree industriali o artigianali dove, ovviamente, le tutele si riducono fino ad annullarsi. L'intenzione è, però, quella di preservare questo grande patrimonio, evitando che sia inghiottito dal cemento». Quali attività saranno possibili nelle aree di pregio come quelle del Tavolato degli Iblei e quali invece saranno regolamentate o vietate? «Tutto ciò che esiste, continuerà a esistere. L'agricoltura e la zootecnia, ad esempio, potranno continuare a essere svolte senza problemi. In queste aree non potranno insediarsi, ad esempio, impianti industriali». Tra gli impianti industriali rientrano anche le centrali eoliche e fotovoltaiche? «Assolutamente sì. Nell'area del tavolato non sarà possibile installare pale eoliche, anche se da mesi non ci sono più richieste in questo senso, o installare campi fotovoltaici nelle campagne. Siamo favorevoli al fotovoltaico architettonicamente integrato che incentivi le famiglie e il tessuto economico locale attraverso meccanismi come lo scambio sul posto di energia, ma diciamo no a trasformare le campagne del tavolato degli Iblei in grandi specchi solari».
SICILIA - Così tuteleremo territori davvero unici
La provincia di Ragusa ha presentato un piano paesistico per tutelare il territorio, che riconosce la qualità del Tavolato degli Iblei e lo stop alle centrali eoliche e solari. Il piano divide il territorio in 14 paesaggi locali, ognuno suddiviso in tre sub-ambiti con tre gradazioni di vincoli. Il piano detterà indirizzi e prescrizioni per le aree vincolate, mentre le aree non vincolate avranno 18 mesi per adeguare i loro strumenti urbanistici. Il piano riconosce i valori paesistici e renderà oggettiva la tutela, velocizzando gli iter.
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