Italia nostra interroga palazzo Orsetti sull'alienazione da 4,7 milioni che si decide domani in consiglio I.B. LUCCA. Non dovrebbe essere indetta un'asta per vendere il complesso del S. Francesco? A porre la domanda (legittima) è Italia nostra che si chiede come il Comune possa vendere direttamente alla Fondazione Cassa di risparmio di Lucca un bene che appartiene alla collettività. Almeno fino a domani sera quando il consiglio comunale dovrebbe deliberare l'alienazione dell'immobile. L'accordo sembra essere già concluso: la Fondazione pagherà il complesso 4,7 milioni di euro e ne investirà una dozzina per recuperarlo. Domattina in commissione finanze l'accordo dovrebbe essere verificato, prima del voto in consiglio. Ma ora l'associazione ambientalista Italia nostra chiede chiarimenti sulle procedure di vendita, considerando che altri enti pubblici per alienare il proprio patrimonio ricorrono a bandi pubblici. Una su tutti, l'Asl che bandisce le nuove aste per vendere l'appartamento sopra il distretto socio-sanitario di via Mordini e beni a Maggiano. Secondo Italia nostra lo stesso criterio dovrebbe valere anche per l San Francesco, visto che il Comune lo ha comprato con soldi pubblici. A fine 2003, infatti - ricostruisce l'associazione - l'Opera Pia di Terrasanta mette in vendita il convento di S. Francesco e avvia una trattativa con privati. «Si fanno avanti, su sollecitazione dei cittadini che rivendicano un ruolo pubblico al complesso, La Provincia e, poi il Comune, rivendicando il diritto di prelazione. Alla fine - scrive il presidente, Roberto Mannocci, il Comune (già proprietario della chiesa) nel 2004 "scippa" sia al privato che alla Provincia il complesso conventuale per 2,4 milioni anche se il sindaco (di allora) Fazzi non ha idee chiare su cosa farci». Infatti, resta tutto abbandono, fino a quando nel febbraio 2007 Italia Nostra invia una lettera a Comune e Soprintendenza «segnalando il grave dissesto provocato sul complesso conventuale dai lavori di ristrutturazione e di scavo nell'adiacente "stecca", per gli appartamenti del personale di Imt. Non ci fu risposta». In compenso - prosegue Mannocci - per «analoghe lesioni provocate con gli stessi lavori ad un'altra ala privata adiacente, furono subito rimborsati sia i danni che il grave disagio, acquisendo l'immobile per un prezzo tale da garantire che i proprietari potessero trovare nuove abitazioni e nuovi uffici. Ma per la parte di proprietà pubblica, divenuta inagibile in gran parte, non è dato sapere cosa sia stato fatto e in particolare se ci sia stata una richiesta di danni a garanzia del patrimonio pubblico». Poi si arriva alla vendita. Su cui Italia nostra chiede chiarimenti: «L'immobile pubblicamente acquisito in base al diritto di prelazione può essere venduto dall'amministrazione pubblica a chi vuole? L'amministrazione pubblica nel vendere un proprio bene non deve bandire un'asta pubblica?». Inoltre - chiede Italia nostra - i «danni subiti dal complesso per i lavori nell'adiacente "stecca" hanno influenzato la cifra di vendita? Il Comune ha avviato un contenzioso e ha effettuato una valutazione del danno? E perché è stato scelto di vendere anche la chiesa? La conservazione del ruolo pubblico del complesso che è stata alla base della prelazione del 2004 in quale modo verrà ancora garantita? Infine, dopo la vendita servirà una variante urbanistica (come per lo stadio) per eseguire la trasformazione?». Le risposte in consiglio comunale. Forse.