Il presidente Franco e il palazzo di Roma MILANO. «Sostituzione di capriate. Rifacimento dei prospetti interni di cortile e chiostrina. Adeguamento statico delle murature verticali. Rigenerazione delle strutture a volta..». L'elenco dei lavori di ristrutturazione della sede di Propaganda Fide è sul tavolo dello studio milanese di Marcello Franco, avvocato e presidente (pro tempore) di Arcus, controllata del Tesoro che finanziò i lavori dell'edificio seicentesco della congregazione. Anni 2003-2006. Cinque milioni di euro, soldi pubblici. Gira che ti rigira, conviene ripartire da Roma e dai suoi monumenti. Come in questo caso: palazzina monumentale di fattura borrominiana, gioiello barocco in piazza di Spagna. «Quei lavori sono costati 15 milioni di euro in realtà» precisa Franco. «Dieci dei quali, ci tengo a dirlo, sono stati sborsati dalla congregazione». Dopo due anni di commissariamento, tanto burrascoso quanto munifico, Arcus «ha un nuovo consiglio di amministrazione» puntualizza il presidente pro tempore, irritato dalle molte «inesattezze» dei media su quei restauri. E, allora, il palazzo borrominiano? «Uno splendore. E non mi risulta che la corte dei conti abbia obiettato su quei lavori che, ripeto, solo per un terzo sono stati finanziati con soldi pubblici. Dirò di più: nessun magistrato che indaga su Propaganda Fide ci ha mai chiesto la documentazione, che invece, è vero, acquisì a suo tempo, la corte dei conti». In cosa consiste il lavoro del consiglio d'amministrazione di Arcus, avvocato? «Primo, verificare che i progetti sottoposti siano congrui con la nostra missione, ovvero siano opere di grande interesse pubblico. Poi appurare lo stato di avanzamento lavori. Ad esempio ho qui ben 32 stati di avanzamento lavori per la palazzina di cui parliamo. E un'altra precisazione: non mi risulta che l'appalto sia andato alla ditta di Anemone ma a una società dal nome Italiana costruzioni». Si tratta di restauri inaccessibili al pubblico però. Anche la Pinacoteca di cui si è molto parlato è chiusa. Giusto? «E' prevista un'inaugurazione il 31 ottobre, in quell'occasione saranno versati l'ultima tranche dei 5 milioni». E gli altri discussi stanziamenti? Quei 3 milioni di euro per il Santuario della Madonna di Pompei? I 500mila euro finiti alla fondazione «Pianura bresciana» per un convegno sulle razze suine? Marcello Franco allarga le braccia: «Che vuole che le dica? Ci hanno attribuito anche dei finanziamenti per una tappa del Giro d'Italia, ma non mi risulta nulla di tutto questo. Posso solo ribadire che per due anni la Arcus è stata commissariata. Noi non c'eravamo». Scheda L'inchiesta Agli indagati, un' ottantina, vengono contestati reati di riciclaggio, frode, false fatturazioni, associazione a delinquere L'accusa Gli indagati, tra cui il manager Silvio Scaglia e amministratori di Fastweb e Telecom Sparkie, sarebbero coinvolti nel riciclaggio di 2 miliardi di euro con l'acquisto di immobili, gioielli e auto. Gennaro Mokbel è ritenuto il capo dell'organizzazione. Il senatore Pdl Nicola Di Girolamo sarebbe stato eletto con l'aiuto della 'ndrangheta