Palazzo di Giano costretto a sospendere i 600mila euro per il recupero proprio ora che Regione e Ministero avevano detto sì Pare proprio destino che del recupero della Fortezza di Santa Barbara non si debba mai venire a capo. Nelle settimane scorse si era finalmente rotto il silenzio del Ministero dei beni culturali e anche la Regione aveva alzato disco verde. Tutto, insomma, sembrava avviarsi per il meglio, anche se ben cinque anni dopo che la prima intesa tra Comune, Provincia, Sovrintendenza, Fondazione Caripit e Camera di commercio era stata messa nero su bianco. Ma ora a rispedire nel limbo il progetto che voleva aprire finalmente la fortezza cinquecentesca alla città sono le contromisure annunciate dal Comune per far fronte ai tagli ai trasferimenti previsti dal governo per gli anni 2011 e 2012. «Sì, ultimamente alcune situazioni si erano sbloccate - conferma il sindaco Renzo Berti - innanzitutto il Ministero ci aveva finalmente dato il via libera che attendevamo da un paio di anni alla creazione di una fondazione che si facesse carico del restauro e della manutenzione della Fortezza (che, lo ricordiamo, è di proprietà dello Stato, ndr). La Regione, proprio nei giorni scorsi, aveva aderito all'accordo che stipulammo nel 2005. Quell'accordo prevedeva interventi per 2 milioni di euro: un milione dalla Fondazione Caripit, 300.000 avrebbe dovuto metterli a disposizione la Provincia e 600.000 euro ci eravamo già impegnati a versarli noi. Ma in vista dei tagli del 2011 abbiamo deciso di sospendere tutti gli investimenti in programma, a parte quelli già avviati e quelli che trovano finanziamento nel Pius, fondi concordati con la Regione. Quindi anche lo stanziamento per la Fortezza è al momento congelato». Il progetto del 2005, lo ricordiamo, prevedeva il risanamento e l'apertura al pubblico della Fortezza di Santa Barbara, che avrebbe ospitato sia un'esposizione didattica sulla sua storia, sia attività espositive, sia manifestazioni teatrali e cinematografiche. Insomma, un vero polo culturale. Cinque anni fa la Sovrintendenza, gli enti locali, la Fondazione Caripit e la Camera di commercio si trovarono d'accordo sulle cose da fare: da allora - però - tanta acqua è passata sotto i ponti ma il progetto ha fatto pochissimi passi avanti, almeno finora. All'orizzonte si profila un'altra possibile novità: in omaggio al cosiddetto "federalismo demaniale", la Fortezza potrebbe transitare dallo Stato nelle proprietà della Regione o in quelle del Comune. «I soldi per intervenire ci vorrebbero lo stesso - commenta il sindaco - ma altra cosa è spendere su un bene che rientra nelle proprietà del tuo ente». Nei prossimi giorni l'amministrazione comunale effettuerà una verifica presso il Ministero dei beni culturali per capire se la Fortezza sarà inserita nei beni da dismettere.