Bracco: è allarme tagli. Il Pd: Tremonti venga in Senato. Nuovo ad, Sala in pole La presidente: preoccupa la manovra. Moratti: "Si apre una fase più operativa" Expo prova a voltare pagina. E, dopo 27 mesi dalla vittoria di Parigi che decretò il trionfo di Milano sulla città turca Smirne, tenta di uscire dalla pericolosa paralisi. Ma nel giorno delle dimissioni dellamministratore delegato Lucio Stanca, luomo voluto da Silvio Berlusconi alla guida dellevento che abbandona lincarico dopo un anno di polemiche e scontri allinterno del centrodestra, torna lallarme sui finanziamenti che dovranno mettere le gambe al progetto del 2015. Perché il problema rimane sempre lo stesso: la mancanza di certezza sui fondi. Una preoccupazione espressa anche dal consiglio di amministrazione della società di gestione, che ha rimandato la discussione sui tagli al budget del 2010: impossibile fare previsioni senza sicurezze per il futuro. E, soprattutto, con un articolo della manovra che riduce allosso la capacità di spesa della spa. Ecco la presidente Diana Bracco: «Ci preoccupa il drastico contenimento dei costi che ci viene dalla manovra finanziaria». Per la fine di luglio è stata convocata unassemblea che dovrà chiedere ai soci - se necessario - unaltra ricapitalizzazione. Ma adesso la grande paura di trovarsi di fronte a un fallimento si sta facendo concreta. Nessuno lo dice apertamente, ma tanti iniziano a temere che su Expo possa davvero calare il sipario. È di nuovo bufera ai vertici. Un secondo divorzio che per Paolo Glisenti, il braccio destro del sindaco-commissario Letizia Moratti che fu costretto alladdio un anno fa, non sarà lultimo: «La situazione è ingestibile. Succederà ancora», dice. E il Pd parte allattacco: «Il centrodestra sta dando uno spettacolo vergognoso che riguarda tutto il Paese - dicono la presidente del gruppo Anna Finocchiaro e i senatori Marilena Adamo e Luigi Vimercati - Tremonti riferisca in Senato prima dellesame della manovra: il governo vuole ancora realizzare Expo? Ci sono i soldi promessi per le opere necessarie?». Quando fu nominato il 9 aprile di un anno, sembrava che le guerre allinterno di Expo fossero finite e, dopo mesi di stallo, potesse partire la fase di realizzazione. Eppure anche Lucio Stanca, da manager «con ampie autonomie gestionali» si è ritrovato allangolo. Quattordici mesi di liti e un rapporto sempre più difficile con lo stesso centrodestra che lo ha lasciato solo spingendolo alladdio. Stretto tra la crisi, gli scontri sempre più accesi allinterno della maggioranza e le polemiche sul suo doppio incarico (e doppio stipendio) come parlamentare e ad, alla fine ha lasciato. Le sue dimissioni - anche da consigliere - sono arrivare ieri mattina, prima che iniziasse il cda a cui non ha preso parte. Quattro pagine per ripercorrere i traguardi raggiungi - il dossier di registrazione al Bie di Parigi - e i motivi delladdio. Dalle contestazioni arrivate dalla presidente Bracco e lette come «unimprovvisa e infondata contestazione del mio operato» fino allarticolo 54 della manovra con cui di fatto il governo lo ha commissariato: «In un contesto - dice - in cui recenti provvedimenti hanno limitato sostanzialmente i miei poteri e dallaltro lato rimangono insolute alcune questioni di fondo». A spiegare il cambio è la Moratti, che ringrazia Stanca: «Ora si conclude una fase e se ne apre una nuova, più operativa». Per il post-Stanca ci si affida a un manager come Giuseppe Sala, il direttore generale del Comune. È lui lamministratore delegato in pectore, anche se bisognerà aspettare almeno il prossimo cda convocato per il 20 luglio per sciogliere le riserve. Un mese che servirà a Sala anche per avere quelle rassicurazioni sulla solidità finanziaria necessarie per accettare lincarico. Perché chiunque si troverà alla guida della macchina del 2015 si troverà ad affrontare anche una serie di nodi difficili da sciogliere. Il budget complessivo era già stato ridotto di un miliardo (da 4 a 3) e anche i fondi stanziati dal governo rimangono bloccati: oltre 40 milioni di euro solo per i primi due anni di vita della spa. È già partito un piano di tagli che prevede anche licenziamenti del personale, ma a preoccupare è la manovra che limita al 4 per cento le spese per la società. «Poco», lo giudica Diana Bracco, che chiede di aumentarlo almeno al 7. Prima di novembre, poi, Milano dovrà presentarsi al Bie per la registrazione ufficiale e, prima di allora, le aree di Rho-Pero dove sorgeranno i padiglioni dovranno essere acquisite. Ma quel milione di metri quadrati rimane di proprietà di Fondazione Fiera e Gruppo Cabassi. Regione Lombardia, Comune e Provincia dovrebbero acquistarli, ma la strada è ancora lunga. E le casse degli enti locali sempre più vuote.