Diocesi e Comune confermano l'intesa per la cogestione dei tesori d'arte sacra. E il sindaco prospetta una sede tutta per quel patrimonio «Nella riorganizzazione degli spazi della città, vista l'ipotesi ultima di realizzare la nuova biblioteca nella cittadella dello studente, insieme alla Provincia, non escludiamo di poter trovare nuovi spazi per il Museo diocesano di Arte Sacra». Il sindaco di Grosseto, Emilo Bonifazi, ci va cauto, parla di ipotesi a medio-lungo termine, ma intanto apre una nuova possibilità per quella che il vescovo Franco Agostinelli non nasconde essere un'aspirazione frustrata della Chiesa grossetana: avere uno spazio adeguato per tutte le opere depositate nei magazzini o nelle sacrestie, talvolta anche a rischio furto. Un rischio reale, visto che il vescovo parla di circa 200 opere scomparse nell'arco degli anni. Proprio per salvaguardare un patrimonio ancora ingente e prezioso, fatto di candelabri e statue lignee del '600 e del '700, di paramenti sacri settecenteschi, di opere pittoriche, di suppellettili, e per metterlo a disposizione di grossetani e turisti, servirebbe uno spazio più ampio di quello che oggi ospita, all'ultimo piano del museo Archeologico e di Arte della Maremma, le opere d'arte della diocesi di Grosseto. Tramontata l'ipotesi - accarezzata dal vescovo - di poter acquisire e utilizzare l'ex cinema Marraccini per adattarlo a questo scopo, il Comune di Grosseto potrebbe, dunque, trovare gli spazi necessari attraverso la serie di spostamenti previsti negli edifici pubblici della città. Proprio l'idea di portare la biblioteca fuori dal centro cittadino, realizzandola tutta nuova alla cittadella dello studente («una decisione non più rinviabile - dice il sindaco - e con la Provincia stiamo valutando due terreni» - potrebbe aiutare a trovare gli spazi necessari. «Rendere fruibile questo grande patrimonio - aggiunge Bonifazi - sarebbe solo un arricchimento per tutta la città». Intanto, però, qualche cosa è già possibile farla. La direttrice del Museo, Maria Grazia Celuzza, ha spiegato che nelle sale 24-34, quelle che ospitano la collezione della diocesi, potrebbero essere esposte anche altre opere a condizione che non vengano semplicemente aggiunte, ma che sia ripensato tutto l'allestimento, «che non sia una cosa posticcia - dice - ma l'arricchimento di un percorso». L'unico limite, a parte lo spazio, riguarderebbe l'esposizione delle opere in tessuto «che hanno bisogno - ha spiegato la direttrice - di teche e luci particolari». Idee, progetti e ipotesi che si inseriscono a pieno titolo nella collaborazione tra la Diocesi e il Comune di Grosseto che si è rinsaldata con la firma del protocollo d'intesa per la gestione del Museo diocesano di Arte Sacra. La struttura continuerà a essere ospitata nella sede del Museo Archeologico che si occuperà della sua gestione. Un impegno che è stato siglato ieri mattina, dal dirigente del servizio cultura del Comune, Valerio Fusi, e dal vescovo di Grosseto Franco Agostinelli. «Non possiamo che essere grati - ha detto il vescovo - per questa collaborazione che è, credo, unica in Italia».