Nell'Avellinese. Montevergine è gestito dai monaci benedettini che non pagano canone MERCOGLIANO (AV) Insieme al santuario di San Giovanni Rotondo e a quello di Pompei, è il luogo della spiritualità cristiana più conosciuto e visitato del Sud Italia. Quasi 2 milioni di pellegrini ogni anno giungono sul Monte Partenio per visitare l'abbazia di Montevergine. Adesso, il santuario edificato da Guglielmo da Vercelli nel 1119, è inserito nella lista dei beni che con il federalismo demaniale lo Stato cederà agli enti locali. L'Abbazia di Montevergine, dopo il passaggio alla regione Campania, potrebbe essere assegnata al comune di Mercogliano. «Aspettiamo i decreti attuativi che chiariranno l'iter e le modalità di gestione afferma il sindaco Massimiliano Carullo certamente questa prospettiva potrebbe aprire scenari interessanti, non solo per la valenza spirituale, che è fondamentale e prioritaria essendo questa una comunità impregnata della cultura benedettina, ma anche per l'indotto economico. Il passaggio di consegne potrebbe essere utile per il circuito turistico di Mercogliano. In pieno accordo con i padri benedettini, che gestiscono il complesso dal 1876 rinnovando annualmente una convenzione con lo Stato che continueranno a occuparsi del santuario, si potranno potenziare le strutture ricettive e di accoglienza dei pellegrini,migliorare la qualità dei servizi, individuare altre risorse per il mantenimento della struttura». I padri benedettini finora non hanno mai pagato canone ma fanno sapere dall'Agenzia del Demanio sono state avviate le procedure di regolarizzazione in base alla legge 29695 che prevede un canone agevolato per luoghi di culto quali abbazie e monasteri. Il santuario potrebbe essere un vero e proprio investimento per Mercogliano per il patrimonio storico- artistico di grande valore contenuto all'interno e che sarà ceduto insieme all'edificio. A partire dalla misteriosa icona della Madonna, secondo la leggenda dipinta fino al petto da San Luca a Gerusalemme, collocata sull'altare maggiore della Basilica Nuova.Il santuario ospita anche un museo con dipinti del Barocco Napoletano, icone orientali, reperti lignei e marmorei, oltre a paramenti sacri e oggetti di carattere liturgico. Tra i quadri spicca "San Francesco in estasi", attributo a Guido Reni. E ancora il sarcofago di età romana. Un tesoro cresciuto nei secoli grazie alla generosità dei sovrani succedutisi nel tempo, prodighi di regalie al santuario, che dopo il concordato tra Santa Sede e Borboni nel 1818, fu dichiarato monumento nazionale per le opere d'arte che conteneva. Annessa all'Abbazia di Montevergine, la biblioteca statale che con oltre 2000 volumi. Arte, cultura e spiritualità caratterizzano la storia del santuario mariano, che ha vissuto il suo momento più significativo con la conservazione della Sacra Sindone durante la II guerra mondiale.