- Critiche le regioni. Enti cauti sulle proprietà da ricevere È un interesse prudente quello manifestato dai comuni del Centro-Nord sul trasferimento a richiesta nella propria disponibilità di beni demaniali. Gli amministratori pensano ai costi della valorizzazione e temono che nella lista definitiva che arriverà entro il 21 novembre lo stato possa scippare i pezzi più pregiati lasciando agli enti locali le briciole. Voci di perplessità arrivano anche dalle province che dovranno accontentarsi della "seconda scelta", ma si troveranno subito in possesso di miniere e fiumi, ben poco redditizi. Ancor più critica la voce delle regioni, cui andrà l'assegnazione diretta dei beni del demanio idrico, marittimo e le miniere, secondo cui il federalismo demaniale è una «patata bollente». Il più cauto è Roberto Simoncini (area Udc), sindaco di Aulla (Ms) in Toscana. Ha appena visto che nel listone provvisorio stilato dal Demanio i pezzi di maggior valore sono già di proprietà del Comune. «Se togliamo questi beni rimangono terreni agricoli e alvei di fiume che di qualità commerciale hanno poco. Al contrario alcune aree per cui paghiamo l'affitto al Demanio non sono incluse nell'elenco». Stessi pensieri a Falconara (An) dove il sindaco Goffredo Brandoni (Pdl) vuole capire se alcune caserme «che sono in buono stato di conservazione» potranno essere acquisite. A Falconara del resto c'è la caserma Saracini dal valore di inventario superiore ai 16 milioni. «La struttura precisa Brandoni è comunque interessata dal passaggio di un bypass ferroviario e dunque non sappiamo se verrà inserita nella lista definitiva. Inoltre come comune che ha sofferto un dissesto finanziario, dovremo decidere se alienare il beni per ripianare il debito». C'è anche chi i pezzi più pregiati li aveva già acquistati dal Demanio. È il caso del comune di Modena. «Ciò che compare in questa lista sono beni poco significativi dal punto di vista finanziario anche se permetterebbero di ricucire piccoli pezzi di città, penso ad esempio a una banchina della strada rimasta di proprietà del Demanio» spiega l'assessore al patrimonio Fabio Poggi. Intanto a Terni in Umbria si chiedono cosa potrà mai farsene una provincia di miniere e fiumi e sembrano più interessati ad alcuni edifici che però potranno accaparrarsi solo per secondi, dopo la scelta dei comuni. «Faremo degli approfondimenti dato che siamo interessati a una razionalizzazione delle nostre strutture» commenta Vittorio Piacenti Dubaldi, assessore al patrimonio e vicepresidente della provincia. Le voci più critiche rimangono quelle delle regioni. Il federalismo demaniale rischia di essere «una patata bollente» dice Simonetta Saliera, vicepresidente della regione Emilia-Romagna. «Aspettiamo di vedere la lista definitiva ma immaginiamo un aggravio di costi che non si capisce come verranno coperti». Ancora più severo Pietro Marcolini, assessore al Demanio delle Marche: «Si trasformano gli enti locali in gabellieri di una gabella incerta che lo stato non sa come trattare». Marcolini definisce anche il federalismo demaniale «un buffetto benaugurante che non risolve nulla. Nella manovra finanziaria in discussione ci sono tagli alle regioni per 13 miliardi, mentre con il federalismo se ne recuperano poco più di tre».
FEDERALISMO DEMANIALE - Sulle scelte dei comuni pesano i costi delle valorizzazioni
I comuni del Centro-Nord hanno espresso interesse per il trasferimento a richiesta dei beni demaniali, ma temono che lo stato possa scippare i pezzi più pregiati. Le regioni criticano il federalismo demaniale, che andrà a loro assegnare beni del demanio idrico, marittimo e le miniere. Alcuni comuni, come Aulla e Falconara, hanno già visto i pezzi di maggior valore essere assegnati al Comune. Altri, come Modena, hanno già acquistato i beni dal Demanio. Le province, invece, sembrano più interessate ad alcuni edifici. Le regioni temono che il federalismo demaniale sia una patata bollente e che gli enti locali siano costretti a coprire gli aggravi di costi.
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