L'agenda. Assegnazione delle aree e riparto delle competenze Chi riscuote non incassa, chi detta le regole non è proprietario, e chi vigila è un altro soggetto ancora: non sarà difficile, per il federalismo demaniale, semplificare questo groviglio di competenze sulle spiagge, che oggi coinvolge troppi enti e non rende quanto potrebbe. Un esempio può chiarire dove si è inceppato il sistema. Con le vecchie regole valide fino al 31 dicembre 2006 si pagavano 2.282 euro all'anno per la concessione demaniale di una spiaggia di 2mila metri quadrati, con 100 metri quadrati di cabine e altri 100 adibiti a magazzino, deposito e servizi igienici, più 100 metri quadrati di ristorante. Dal 2007, invece, per la stessa concessione, l'importo sarebbe dovuto aumentare a 3.488 euro, o addirittura a 31.073 euro nei pochi casi (900 concessioni su 28mila in tutta Italia) in cui il ristorante è collocato in un edificio che costituisce «pertinenza demaniale marittima». Troppo spesso, però, i canoni non sono stati adeguati e la riscossione è rimasta altamente inefficiente. Il che spiega le grandi differenze negli introiti del 2009 tra una regione e l'altra, evidenziate dalla Corte dei conti nell'audizione davanti alla Commissione bicamerale per il federalismo (si veda la tabella). Le cose potrebbero cambiare con il trasferimento alle Regioni della proprietà del demanio marittimo e degli introiti delle concessioni, oggi dirottati per circa il 90 all'erario e affidati alla vigilanza dell'agenzia del Demanio. L'atto formale saranno uno o più decreti del presidente del Consiglio dei ministri, da emanare entro il prossimo 23 dicembre (180 giorni dal 26 giugno, data di entrata in vigore del Dlgs 852010). Gli uffici del Demanio sono già al lavoro. Con ogni probabilità, il Dpcm non conterrà un elenco dettagliato: piuttosto, si limiterà a richiamare le tipologie di beni contenute nell'articolo 822 del Codice civile (che indica il lido del mare, le spiagge, le rade e i porti) e nell'articolo 28 del Codice della navigazione (che aggiunge le lagune, le foci dei fiumi, i bacini d'acqua salmastra collegati al mare e i canali utilizzabili a uso pubblico marittimo). A essere elencate, invece, saranno le esclusioni: porti di interesse nazionale e internazionale, aree e infrastrutture necessarie alla difesa nazionale resteranno allo Stato. Una volta ricevuti i beni stabilisce il Dlgs 852010 le regioni saranno tenute a garantirne la «valorizzazione» turistico ambientale. Esclusa la vendita, perché le spiagge conserveranno il regime di inalienabilità, sarà possibile: - disciplinare gli usi possibili dei beni; - rivedere i criteri di quantificazione dei canoni; - regolare la riscossione. I governatori, comunque, dovranno uniformarsi ai princìpi generali (che saranno fissati dallo Stato) e dovranno rispettare la normativa europea sulla concorrenza. Proprio su questo punto era già intervenuto in passato l'Antitrust italiano, come ha ricordato al Parlamento il direttore del Demanio, Maurizio Prato. Nel mirino dell'authority, in particolare, erano finiti la lunga durata delle concessioni, l'assenza di procedure trasparenti di rilascio e la pratica diffusa dei rinnovi continuativi, che crea di fatto una rendita di posizione per il concessionario. Potrebbe essere impossibile, perciò, dire di sì ai titolari di stabilimenti balneari che, oltre a non volere rincari dei canoni, sperano di ottenere concessioni più lunghe. Per ora, in attesa della revisione del quadro normativo, il Dl 1942009 (articolo 1, comma 18) ha prorogato al 2015 le concessioni in scadenza. Ma le Regioni dovranno tenere conto anche delle preoccupazioni dei sindaci: i Comuni dedicano personale e risorse finanziarie alle spiagge, e temono di vedersi attribuiti altri compiti senza maggiori introiti. Semplificate le competenze, i nuovi proprietari dovranno allora affrontare un'agenda già piena di richieste, spesso inconciliabili con le esigenze di bilancio.
FEDERALISMO DEMANIALE - Decreti entro dicembre poi decide il governatore
Il demanio marittimo e le concessioni balneari sono stati oggetto di critiche per la complessità delle competenze e la inefficienza della riscossione dei canoni. Il federalismo demaniale potrebbe semplificare questo sistema, trasferendo la proprietà del demanio marittimo e le introiti delle concessioni alle Regioni. Il governo ha già iniziato a lavorare su questo tema e potrebbe emanare decreti entro il prossimo 23 dicembre. Le Regioni dovranno garantire la valorizzazione turistico-ambientale dei beni e disciplinare gli usi possibili dei beni. Le esclusioni includono porti di interesse nazionale e internazionale, aree e infrastrutture necessarie alla difesa nazionale.
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