Sorrento, esposte anche opere di Tintoretto Dipinti di Andrea Sabatini e Martino Piazza da Lodi e un Donatello "Busto di gentildonna" Per Leonardo da Vinci, Napoli era "Ilopan". Il genio amava scrivere parole al contrario. La città, insieme a Pompei e Roma, compare tra le tappe segnate da Leonardo nel foglio numero 83 del Memorandum Ligny, il Codice Atlantico, scritto nel 1499. Non è certo se lartista e scienziato, figura chiave del Rinascimento, abbia realmente compiuto quel viaggio. Ma è durante quella trasferta al Sud che avrebbe potuto realizzare il suo presunto autoritratto esposto da sabato al 24 ottobre nei saloni di Villa Fiorentino a Sorrento per lesposizione scientifica "Leonardo e il Rinascimento Fantastico - una mostra tra Napoli e le rotte del Mediterraneo", promossa dal Comune e dalla Fondazione Sorrento. Il dipinto, una pialla di 60 x 44 cm, ritrovato nel novembre 2008, avvolto in una coperta di pile a casa di un collezionista, in provincia di Salerno, da Nicola Barbatelli, 35enne storico medievale napoletano, direttore del Museo delle Antiche Genti di Lucania di Vaglio (Potenza) e ricercatore dellOrdine Sovrano e Militare dei Templari di Gerusalemme, nel retro porta lincisione al contrario "Pinxit mea" dipinta da me. Al presunto autoritratto, foriero di polemiche, sono affiancate molte opere inedite come il Ritratto di Condottiero e la Crocifissione di Tintoretto, questultimo mai esposto prima e conservato nella Gallerie dellAccademia a Venezia. E ancora della scuola leonardiana un bassorilievo in terracotta di Baccio Bandinelli, le Madonne con Bambino e San Giovannino di Andrea Sabatini e Martino Piazza da Lodi. Tra i non inediti il Busto di gentildonna di Donatello. Ma è il presunto autoritratto di Leonardo a prendersi la scena. Lopera, conosciuta come la tavola di Acerenza (Potenza), ha fatto discutere studiosi e critici. Vittorio Sgarbi lha bollata come un falso. Decine però sono gli studi scientifici che ne proverebbero lautenticità. Lo studioso Nicola Barbatelli in seguito al ritrovamento, non ad Acerenza come si pensa, ma in una casa di un collezionista privato in provincia di Salerno, al confine con la Val dAgri, ha fatto sottoporre lopera a studi tecnico-scientifici, tra cui quelli delle università Federico II, della Seconda Università di Napoli, del Suor Orsola Benincasa e della Gabriele DAnnunzio di Chieti. «Il reparto di dattiloscopia preventiva del Racis, raggruppamento carabinieri investigazioni scientifiche, ha giudicato limpronta ritrovata sullautoritratto identica a quella di Leonardo trovata sulla collana di perle nere del celebre dipinto La Dama con lermellino - spiega Barbatelli -, inoltre il supporto ligneo è di fine '400 e le sfumature sono state fatte con il giallo napoletano. Leonardo era uno dei pochi che nel Rinascimento utilizzava ancora quellolio per gli incarnati». Ad attribuire lautoritratto a Leonardo è anche David Bershad, direttore del Dipartimento di Storia dellarte delluniversità di Calgary (Canada).