Una ricerca svela come la città peuceta sia stata meta di insediamento di maestri gioiellieri e principi Una nuova luce illumina la storia millenaria di Ruvo di Puglia. Da sempre al centro dellinteresse degli studiosi, oggi si scopre che lantica città peuceta secoli e secoli fa ha intrattenuto rapporti privilegiati con gli Etruschi. Di più. Si scopre che a Ruvo, i maestri orafi etruschi decisero di trasferirsi ed insediarsi per soddisfare le richieste di gioielli lavorati con le raffinate tecniche di cui disponevano. E che qui, probabilmente, impiantarono anche una scuola che ha avuto una lunga vita, come risulta da una forma da orafo rinvenuta nella città apula. Questo aspetto inedito e affascinante della più antica storia ruvese è racchiuso nel poderoso volume Ruvo di Puglia e il suo territorio. Le necropoli, opera di Andrea Montanaro, giovane archeologo delle Università di Bari e Napoli che sarà presentato oggi alle 19 allhotel Pineta di Ruvo. Nellopera, edita da LErma di Bretschneider, prestigiosa casa tedesca con sede a Roma, e sponsorizzata dalla Guastamacchia spa, Montanaro ha racchiuso gli inediti risultati di minuziose ricerche scientifiche, ripercorrendo le fasi di sviluppo storico nel periodo compreso tra letà del ferro e la romanizzazione. «Tra i vari risultati scientifici ottenuti - spiega lautore - le ricerche hanno permesso di proiettare una nuova luce sulla città peuceta. Diversi dati, infatti, mostrano come Ruvo abbia intrattenuto rapporti molto stretti con gli Etruschi. Fondamentale in proposito si è rivelata la presenza di numerose sepolture appartenenti ad individui di alto rango, sepolti in posizione differenti da quelle tipiche delle popolazioni indigene, cosa che ha fatto attribuire tali tombe a personaggi di origine etrusca, riferibili ad un periodo compreso tra il VI e il V secolo avanti Cristo». Tra queste, emerge la sepoltura di un principe etrusco deposto in una tomba di dimensioni monumentali, insieme a elmo, cinturone e schinieri, vasi attici e di bronzo, uno scettro in argento e un carro da guerra. «Questi elementi - spiega - suggeriscono unorigine etrusca per il personaggio. Unaffascinante suggestione porterebbe ad identificarlo con un condottiero trasferitosi a Ruvo e lì morto tra gli onori allepoca della guerra di Cuma del 524 avanti Cristo». Da questa presenza originaria sarebbero derivate le tombe dellintero clan familiare rinvenute nelle vicinanze. Ulteriore testimonianza degli stretti rapporti con gli Etruschi sono gli ornamenti personali in metallo prezioso rinvenuti nelle tombe di Ruvo, che svettano sui rinvenimenti effettuati in altri centri della Puglia per numero e qualità dei reperti. «Buona parte di questi monili (collane, pendenti, orecchini, anelli, cofanetti portagioie in avorio decorato) è stata sicuramente importata dallEtruria, ma tanti altri manufatti in oro sono stati indubbiamente fabbricati in loco». Questi ultimi, infatti, rispecchiano tipologie tipicamente locali, ma sono lavorati e decorati con tecniche prettamente etrusche. Particolarmente interessanti sono le grandi fibule in oro con staffa terminante a testa di ariete e una coppia di fibule con pendente a melograno, simbolo di prosperità e salvezza, probabilmente indossate durante particolari cerimonie oppure usate sul vestito funebre. «Non erano insomma uomini di passaggio, in fuga da qualche guerra - conclude Montanaro - A Ruvo, gli Etruschi si insediarono e dettero vita ad una fiorente scuola di arte orafa».