Alcuni mercanti originari della Francia scelsero le stesse tombe dei Padri Trinitari Una botola nascondeva una sepoltura con 52 cadaveri risalenti al 1700 C'è un tesoro sotto la chiesa di Crocetta, quella che fu di padre Saglietto e che è sempre un punto di riferimento essenziale per la gente della Venezia. Un tesoro fatto di ossa, un tesoro che conferma come i Padri Trinitari siano sempre stati una presenza fondamentale per il quartiere, ben al di là della comunità dei credenti. Proprio dietro all'altare della chiesa di San Ferdinando, ci sono, riunite in tante cassette, le ossa di oltre 50 persone ritrovate in una campagna di scavi conclusasi da poche settimane. Ora dovrà partire il delicato lavoro di catalogazione, ma secondo le prime valutazione degli esperti si tratterebbe di reperti risalenti al diciottesimo secolo. Alzando quelle botole che costellano gli spicchi di pavimento della navata centrale della chiesa, si è scoperto prima di tutto che ci sono cavità alte due metri e mezzo, utilizzate in passato come sepolture. In una di queste cavità, sono state trovate tracce di 52 cadaveri. Altre ossa sono state rinvenute, ovviamente, anche nelle altre sepolture, ma i 52 corpi inumati nella stessa cripta rappresentano qualcosa di importante. «Secondo una prima valutazione, sarebbero mercanti della zona, probabilmente di origine francese», spiega padre Lorenzo Moretti, parroco di San Ferdinando. E' un tuffo straordinario in quella che fu la Livorno delle nazioni: fra il 1700 e il 1800 - questo l'arco temporale in cui sono collocabili queste ossa - vi fu un gruppo di cittadini che vivevano in Venezia, che erano cattolici ma che non avevano a che fare con la nobiltà dell'epoca e che decisero di farsi seppellire vicino ai Padri Trinitari. Famiglie della borghesia mercantile di origine francesi che magari conobbero anche fortune commerciali ed economiche di una certa levatura, ma che vollero rimanere vicine ai Trinitari, probabilmente per l'opera di carità che svolgevano nel quartiere. Adesso si tratta di dare organicità al tesoro ritrovato, cosa non sempre facile per una parrocchia, visto che servirebbero tanti soldi per mettere in ordine e ricostruire meglio le vicende storiche della parrocchia, oltre che per allestire una mostra degna di questo nome dei reperti ritrovati durante gli scavi. «Noi dobbiamo ringraziare prima di tutto la dottoressa Ilaria Buonafalce per il lavoro che ha effettuato nella fase in cui abbiamo aperto il nostro pavimento», dice padre Moretti, che non nasconde le difficoltà economiche. Ciò che emerge da questi ritrovamenti è comunque un radicamento profondo della chiesa di San Ferdinando nel tessuto del quartiere della Venezia. Se il nome di padre Saglietto è ormai diventato una leggenda, amato per non dire venerato dai fedeli veneziani, prima di lui ci sono stati altri Trinitari che seppero costruire un rapporto straordinario fra la gente e la chiesa. Quella di Crocetta.