Confermato l'interesse a utilizzare il complesso monumentale Santa Margherita come previsto dalla legge regionale del 1991 Può diventare realtà, a distanza di quasi venti anni dalla legge regionale, l'istituzione di un museo regionale nella città termale. Dopo l'apertura del museo della ceramica di Burgio, l'assessorato regionale ai Beni culturali punta diritto verso la realizzazione di un altro spazio museale di prestigio, quello delle arti e della ceramica in una città che punta sul turismo ma è priva di uno spazio culturale di prestigio. Il rinnovato interesse della Regione nel dare attuazione alla vecchia legge regionale n. 17 del 1991, che istituiva musei in numerose città dell'isola, è confermato dalla soprintendente ai Beni culturali ed artistici della provincia di Agrigento, Gabriella Costantino, che ha parlato ieri al nostro giornale del gran lavoro svolto per la valorizzazione del sito di Burgio e per salvaguardare e valorizzare una preziosa conoscenza artistica, ma anche del rinnovato interesse a dare concreta attuazione al polo museale provinciale. «Su Sciacca in passato abbiamo fatto studi e ricerche - dice la soprintendente - era stato individuato il complesso monumentale Santa Margherita per la realizzazione di un museo, poi quel percorso venne interrotto e la nostra attenzione si spostò su Burgio, dove abbiamo completato una progettazione che ci ha visto operare a braccetto con il Comune». Quanti anni sprecati, a Sciacca, per un iter bloccato dalla proprietà del bene monumentale. Dopo la legge, nel 1992, l'assessorato regionale ottenne dal sindaco dell'epoca, Vincenzo Catanzaro, il via libera per il complesso monumentale Santa Margherita come struttura adatta ad ospitare un museo. Il bene era di proprietà dell'Asl e nel 1996 l'allora sindaco Ignazio Messina scrisse alla Regione per ottenere, ma senza risultato, il trasferimento dei locali al Comune. Nemmeno la riforma sanitaria del 1996, che prevedeva la cessione degli immobili che non avevano valenza sanitaria, servì a trasferire la proprietà del complesso all'ente locale. Grazie al vincolo architettonico, venne redatto un progetto di recupero, finanziato dalla Regione con un importo di 7 miliardi e 600 milioni di lire. La progettazione fu poi ridimensionata al consolidamento ed al recupero del bene monumentale, non alla creazione di uno spazio museale. La Regione spese 4 miliardi e 600 milioni, oggi per farne un museo occorrerebbero un paio di milioni di euro. «Oggi c'è la volontà politica di riprendere quel discorso interrotto anni fa - aggiunge Gabriella Costantino - di mettere in pratica le ricerche e gli studi di tanti anni. E non per farne soltanto un museo della ceramica, ma anche una struttura dedicata all'arte, di cui la città è ricca». L'assessorato regionale ai Beni culturali ha già attivato contatti con l'Azienda sanitaria provinciale per un definitivo trasferimento del complesso monumentale al Comune. E' ancora in vita una Fondazione, costituita nel 2003 dall'allora Azienda ospedaliera, per trasformare il Santa Margherita in uno spazio culturale. Ma il progetto dell'azienda sanitaria di occuparsi anche di cultura non ebbe molta fortuna. La volontà manifestata dalla Regione e un'azione politica che sta portando avanti Agostino Friscia, consigliere comunale e dirigente tecnico della Soprintendenza, e ci auguriamo anche l'amministrazione, potrebbero invertire la rotta e puntare nuovamente sul complesso Santa Margherita. Giuseppe Recca