Le vie del Signore sono infinite. Anche quelle, assai più umane e terrene, delle contrapartite in odore di patto corruttivo. Addio vecchie mazzette nascoste magari dentro qualche pouf sistemato in bella vista nel salone di casa. Gli investigatori che stanno cercandodi fare luce sul presunto intreccio di interessi tra Propaganda Fide (leggi Vaticano), ministero delle Infrastrutture e "cricca" hanno acceso il loro interesse su una partita di giro ancora tutta da dimostrare ma definita «molto interessante». Incrociando atti, documenti sequestrati e altri acquisiti perchè pubblici, si scopre infatti che nel 2005 Arcus, la spa pubblica braccio operativo di Infrastrutture e Beni Culturali per finanziare progetti di interesse culturale e "inventata" a tavolino da Lunardi, Sancetta, Balducci c. nel 2004, finanzia per un milione e mezzo di euro la metropolitana di Napoli stazioni Duomo e Municipio. Nel 2006 quel finanziamento viene rinnovato per altri due milioni e mezzo di euro. La Rocksoil A parte che non si capisce perchè la costruzione di una metropolitana possa essere definita progetto culturale, gli investigatori notano che la progettazione dell'opera è affidata a Rocksoil-Milano la società di geoingegneria che appartiene alla famiglia Lunardi, all'ex ministro delle Infrastrutture. Lo stesso che nel 2004 ha scritto il regolamento di Arcus e quali opere finanziare e che da sabato risulta iscritto sul registro degli indagati della procura di Perugia per corruzione aggravata insieme con il cardinale Crescenzio Sepe, originario di Aversa e dal maggio 2006 arcivescovo di Napoli. L'alto prelato è molto amato dai suoi concittadini. E di sicuro si è speso fin dal 2005 perchè la metropolitana della città di cui sta per diventare cardinale sia inserita in quella corsia privilegiata di finanziamenti che è il bilancio di Arcus. Pensare male è peccato ma a volte si fa bene. Ecco perchè non deve essere considerato blasfemo ipotizzare che anche la metropolitana di Napoli, tre milioni e 700 mila euro di finanziamenti, possa essere una delle contropartite del presunto patto corruttivo tra il cardinale e l'ex ministro. Al centro del presunto patto, e cuore dell'iscrizione a registro per corruzione aggravata per Sepe e Lunardi, resta sempre il palazzo di via dei Prefetti, a due passi da piazza del Parlamento. Il palazzo è fresco di restauro, facciata color giallo fiorentino, portone verde scuro, ingresso in pietra e cotto, pareti a olio con deliziose appliques di seta grezza. Tutto molto raffinato. Lunardi, anzi l'Immobiliare San Marco che risulta al piano terra del palazzo di quattro piani con dieci diversi campanelli, l'ha acquistato nel 2004 da Propaganda Fide di cui in quegli anni (dal 2001 al 2006)era prefetto il cardinale Pepe. Angelo Zampolini, l'architetto accusato di riciclaggio e ufficiale pagatore delle case della cricca, ha raccontato a verbale di essere stato presente all'atto di compravendita dell'immobile. L'architetto non ricorda bene a quale titolo fosse presente. Vale solo la pena di ricordare che le altre volte, per le compravendite di Scajola, Pittorru e Incalza, e, aveva portato assegni circolari per completare gli acquisti con la parte non denunciata. Non in questo caso, assicura. «Sicuramente - ha spiegato - mi sono occupato di una parte di ristrutturazione». Zampolini fa mettere ai verbale che se il valore dichiarato è 3 milioni, quel palazzo ne valeva sicuramente molti di più (10-11). A questo punto resta da capire perchè Propagande Fide, cioè Sepe, ha deciso nel 2004 di svendere quell'immobile. «Ci sarebbe costato troppo per la ristrutturazione, era pericolante» spiega oggi l'alto prelato. E' un fatto che la compravendita avviene nel 2004 mentre Lunardi, Balducci, Sancetta sono all'opera per far nascere Arcus; che per quattordici mesi l'allora ministro ha vissuto gratis in via dei Prefetti; che nel 2005 e nel 2006 Arcus stanzia 5 milioni per la sede di Propaganda Fide, il palazzo del '600 che affaccia in piazza di Spagna ma che è territorio del Vaticano. Tutto sommato, uno scambio quasi alla pari.