Il religioso era al vertice di Propaganda Fide. L'ex ministro: chiarirò tutto Pietro Lunardi, ex ministro delle Infrastrutture e il cardinale Crescenzio Sepe, arcivescovo di Napoli e già presidente di Propaganda Fide, sono stati iscritti nel registro degli indagati a Perugia, nell'inchiesta sulle Grandi Opere per corruzione. L'inchiesta è puntata sull'intreccio di interessi e favori tra l'imprenditore Diego Anemone, Angelo Balducci e Propaganda Fide. La posizione più delicata sarebbe quella del religioso: Sepe era presidente di Propaganda Fide quando, nel 2005, diede il via a una serie di operazioni immobiliari. ROMA I personaggi sono molto diversi tra loro, ma l'accusa è quasi la stessa: corruzione nel primo caso, corruzione aggravata nell'altro. Pietro Lunardi, ministro delle Infrastrutture dal 2001 al 2006 e il cardinale Crescenzio Sepe, attuale arcivescovo di Napoli ed ex presidente di Propaganda Fide, la Congregazione per l'evangelizzazione dei popoli, sono stati iscritti nel registro degli indagati dai magistrati della procura di Perugia, titolari dell'inchiesta sulle Grandi Opere. A mettere entrambi nei guai è l'intreccio di interessi e favori intercorso tra l'imprenditore Diego Anemone e Angelo Balducci, i personaggi centrali della presunta «cricca», e Propaganda Fide. La posizione più delicata è quella del religioso. Sepe era presidente dell'istituzione religiosa quando, nel 2005, diede il via a una serie di operazioni immobiliari basate su acquisti e ristrutturazioni che avrebbero portato nelle casse di Propaganda Fide 2,5 milioni di euro, ottenuti grazie a un finanziamento pubblico per una ristrutturazione che non è mai stata effettuata. E nel giro di favori che farebbe riferimento al cardinale entra ufficialmente anche la famosa casa di via Giulia affittata a Guido Bertolaso e pagata da Diego Anemone. Il nome di Lunardi è comparso nell'inchiesta alla fine di aprile, tramite Laid Ben Fathi Hidri, l'autista di Anemone che aveva ricevuto la delega a operare su alcuni conti correnti dell'imprenditore. «Lui e Balducci hamesso a verbale il testimone avevano rapporti molto stretti». L'ex collaboratore del costruttore aveva anche parlato di tangenti, portate da Balducci, «mentre le imprese di Diego Anemone facevano ristrutturazioni di appartamenti di prelati e politici». Ma i pubblici ministeri Sergio Sottani e Alessia Tavarnesi hanno concentrato la loro attenzione sul palazzo della Congregazione in via de' Prefetti, nel cuore della capitale, che Lunardi, attuale parlamentare Pdl, acquistò da Propaganda Fide alla fine del 2004, mentre era ministro in carica del secondo governo Berlusconi. Una «svendita», effettuata ad un quarto del valore effettivo, secondo le stime fatte dagli investigatori. Nello stesso periodo l'ex ministro ha fatto un'altra operazione immobiliare che gli investigatori giudicano «altamente sospetta». Dopo il passaggio di proprietà, lo stabile di via de' Prefetti fu interamente ristrutturato da Anemone che in quel periodo ottenne numerosi lavori gestiti dallo stesso dicastero e dal Provveditorato guidato dal suo socio Angelo Balducci. E riuscì ad aggiudicarsi anche la manutenzione degli stabili di Propaganda Fide. Proprio in quel periodo si inseriscono anche i «favori» fatti dall'imprenditore romano al ministro, come la ristrutturazione a prezzo di costo della sua casa di campa- gna a Basilicanova, in provincia di Parma. I magistrati hanno ricostruito tutti i lavori ottenuti dalle Infrastrutture dal 2001 al 2004, e hanno raggiunto la convinzione che la palazzina «regalata» sia stata un modo di sdebitarsi da parte di Anemone. A quel tempo, Sepe presiedeva Propaganda Fide, il cui patrimonio immobiliare era gestito direttamente da Balducci. Il cardinale è stato indagato per la gestione complessiva di Propaganda Fide, ed è proprio per questo, perché non si tratterebbe di un singolo episodio, che gli viene contestata la corruzione aggravata. Fu lui a decidere la vendita del palazzo a Lunardi, per stessa ammissione dell'ex ministro, che ha raccontato di aver trattato con lui. Negli ultimi giorni gli investigatori si sono concentrati sul 2005, anno in cui la ristrutturazione e la vendita di immobili da parte di Propaganda Fide ebbe un picco. In cambio è questa l'ipotesi d'accusa Sepe «ottenne» 2,5 milioni di euro pubblici destinati al restauro del palazzo seicentesco che ospita la sede di Propaganda Fide in piazza di Spagna a Roma. Il finanziamento, stanziato anche per la realizzazione di una pinacoteca nello stesso immobile, una proprietà extraterritoriale del Vaticano, ebbe il via libera con il decreto ministeriale a doppia firma varato il 20 luglio 2005, e firmato da Lunardi e da Rocco Buttiglione, allora ministro dei Beni culturali, che regolava gli interventi di Arcus, la società governativa nata per sveltire le procedure dell'edilizia di interesse culturale. Quello stanziamento, inserito all'interno di altri 86 lavori decisi in tutta Italia, sarebbe la presunta contropartita ricevuta da Sepe per i favori fatti ad Anemone, Balducci e Lunardi. I lavori di restauro non vennero mai terminati, e oggi al posto della pinacoteca vi sono solo alcuni uffici amministrativi. Il cardinale risulta sempre più coinvolto anche nella vicenda dell'appartamento di via Giulia affittato gratis a Guido Bertolaso. Nell'ultima versione resa ai magistrati, dopo alcune giudicate inattendibili, il capo della Protezione civile ha raccontato che ad avergli messo a disposizione la casa, su invito di Sepe che lo aveva indirizzato da lui, fu il professor Francesco Silvano, collaboratore dell'organizzazione religiosa. Bertolaso afferma di non aver mai pagato l'affitto per quell'alloggio, nel quale ha risieduto durante un periodo di crisi familiare. La circostanza è stata però smentita dall'architetto Angelo Zampolini, uomo di fiducia di Anemone, il quale ha ricordato come il canone fosse pagato dall'imprenditore romano mentre era lui che si occupava materialmente della consegna del denaro. Pochi giorni fa i pubblici ministeri avevano deciso di convocare il cardinal Sepe per chiedergli spiegazioni. A far precipitare la sua situazione, oltre alle rivelazioni sul finanziamento da 2,5 milioni di euro, sarebbero state alcune testimonianze rese nei giorni scorsi ai magistrati, tra le quali potrebbe esserci anche quella di Silvano, che hanno confermato la versione di Zampolini: la casa era pagata da Anemone. Ma hanno aggiunto un dettaglio importante: era stato Sepe a chiedergli di farlo. E questa viene considerata un'ulteriore conferma dell'interessamento attivo da parte del religioso nella vicenda.
Case, indagati per corruzione Lunardi e il cardinale Sepe
Il cardinale Crescenzio Sepe, arcivescovo di Napoli e ex presidente di Propaganda Fide, e il religioso Pietro Lunardi, ex ministro delle Infrastrutture, sono stati iscritti nel registro degli indagati a Perugia nell'inchiesta sulle Grandi Opere per corruzione. L'inchiesta si concentra sull'intreccio di interessi e favori tra l'imprenditore Diego Anemone, Angelo Balducci e Propaganda Fide. La posizione più delicata è quella del religioso Sepe, che era presidente di Propaganda Fide quando diede il via a una serie di operazioni immobiliari che avrebbero portato nelle casse di Propaganda Fide 2,5 milioni di euro.
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