Non credo che sia coinvolto. Bisogna che questa vicenda non distrugga la sua immagine nel cuore della gente Nel 2005, da ministro dei Beni culturali, diede con Lunardi il via libera al restauro della sede di Propaganda Fide Il presidente Udc: certo dell'onestà di Sepe, se avessi saputo di tangenti non avrei firmato ROMA «No, non ci credo assolutamente». Filosofo Rocco Buttiglione, presidente dell'Udc ed ex ministro dei Beni culturali Presidente Buttiglione, il cardinale Crescenzio Sepe è indagato per corruzione. «Non credo che sia coinvolto in questa vicenda e non capisco chi voglia tirarlo in ballo e perché». Nel luglio del 2005 il presidente dell'Udc e vicepresidente della Camera, Rocco Buttiglione, era ministro dei Beni culturali. E fu lui a firmare, in tandem con Pietro Lunardi, che allora era responsabile delle Infrastrutture, il via libera al finanziamento di 2,5 milioni per il restauro della sede di Propaganda Fide. Perché pensa che qualcuno voglia tirare in ballo il cardinale? «Qualcuno avrà fornito dei sospetti ai giudici». Non ha fiducia nei pubblici ministeri di Perugia? «Fiducia assoluta. Non ho motivo di dubitare del loro lavoro, ma sono convinto dell'integrità di Sepe. È un sacerdote esemplare che sta facendo un lavoro magnifico a Napoli, è un punto di riferimento per la città, la sua unica speranza». Ha parlato con lui nelle ultime ore? «No, ma credo di conoscerlo abbastanza per immaginare come si sente. Bisogna che questa vicenda non distrugga la sua immagine nel cuore della gente». Lei che idea si è fatto dell'inchiesta? «Che lo Stato intervenga per mettere in ordine un bene di grande valore architettonico mi sembra una cosa normale, non vedo cosa ci sia che non va». Gli investigatori ipotizzano uno scambio tra il restauro di Propaganda Fide e il palazzo che Lunardi avrebbe comprato, a un quarto del valore, in via dei Prefetti a Roma. «Che il cardinal Sepe paghi tangenti a Lunardi per farsi mettere a posto la sede mi pare poco credibile, anche perché il valore della presunta tangente sarebbe superiore al costo del restauro. I sacerdoti sono uomini come gli altri, anche nella Chiesa ci saranno dei malfattori. Ma non credo proprio che questo possa riguardare Sepe». La metterebbe ancora, oggi, quella firma? «Quell'atto fu perfettamente legale, corrispondeva a una normativa che andrebbe però semplificata. Non c'è nessuna operazione anomala, sono anomale le norme che regolano gli interventi della Arcus». La società pubblica attraverso la quale è passato il finanziamento a Propaganda Fide... «Le regole andrebbero semplificate, lo Stato dovrebbe versare gli stanziamenti direttamente ai Beni culturali per il fondo ordinario». Lei è sicuro che dietro la sua firma, e quella di Lunardi, non ci sia stata alcuna contropartita? «Non saprei. Di certo, se avessi saputo di tangenti non avrei firmato l'atto. Ma non credo ci sia stato niente del genere. Sia io, che Lunardi, che Sepe, abbiamo agito dentro quella normativa. È un mondo complicato, pieno di trabocchetti, in cui non è escluso che qualcuno possa aver fatto cose non lecite». Non il cardinale, però. «Dell'onestà di Sepe sono moralmente certo». Non le sembra che il Vaticano lo abbia scaricato? «L'interpretazione delle cose vaticane è difficile quasi quanto la sovietologia». Presidente, ha mai avuto a che fare con Anemone e Balducci, i boss della «cricca»? «Non voglio dire di non averli mai visti né conosciuti. È probabile che li abbia incrociati, ma non ricordo. Non sono personaggi rilevanti nel mondo dei miei contatti».
Buttiglione difende il prelato: Esempio d'integrità
Il cardinale Crescenzio Sepe è indagato per corruzione. Il presidente dell'Udc, Rocco Buttiglione, era ministro dei Beni culturali nel 2005 e aveva firmato il via libera al restauro della sede di Propaganda Fide con Pietro Lunardi. Il presidente dell'Udc sostiene che il cardinale non è coinvolto nella vicenda e che la sua firma è stata legale. Il cardinale Sepe è un sacerdote esemplare che sta facendo un lavoro magnifico a Napoli e ha parlato con il presidente dell'Udc nelle ultime ore. L'inchiesta ipotizza uno scambio tra il restauro di Propaganda Fide e il palazzo che Lunardi avrebbe comprato a un quarto del valore.
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