C'è buio in sala e l'opera deve ancora cominciare. Lo spettacolo invece è già iniziato al Teatro Comunale di Bologna, senza che si sia alzato il sipario o si sia levata una nota dall'orchestra. In un teatro in agitazione contro i tagli e contro l'attuale sovrintendenza per accorgersene basta affacciarsi in piazza Verdi dove anche il passante più distratto vede gli striscioni di cui tappezzato l'edificio lo spettacolo prima dello spettacolo non sono però proclami letti al microfono o volantini lanciati dal loggione. No, lo spettacolo a cui assisteva l'altra sera il pubblico della prima era un documentario realizzato dai lavoratori del Comunale e proiettato prima della rappresentazione dell'Edgar di Puccini, con immagini di tecnici impegnati nei laboratori del teatro a realizzare scene e costumi, musicisti intenti a suonare.. Se non era per quella scritta che avvertiva come il sipario forse un giorno non si aprirà più, il documentario di protesta poteva essere benissimo scambiato per un «dietro le quinte». Con la stessa finalità era offerto ad uno degli intervalli un cambio «a vista», a sipario aperto, con tecnici in elmetto che si arrampicavano su e giù per la scena... Alla fine da questo Edgar pucciniano si usciva con pochissima voglia di misurare i limiti di una partitura che resta minore nonostante la moltiplicazione di versioni e ancor meno con il desiderio di trarre valutazioni sulla resa degli interpreti. Prevaleva un acuto senso di tristezza per la condizione di un teatro ridotto a dover giustificare, con un filmato, quel lavoro che giorno dopo giorno si trasforma da sempre nello spettacolo a cui il pubblico assiste. Possibile che debba essere proprio così? Ma forse non c'era da meravigliarsi: siamo nel paese dove non solo la musica ma anche la cultura in genere deve chiedere scusa di esistere ancora...
BOLOGNA - Quando un teatro è ridotto a giustificare con un documentario il proprio lavoro
Il Teatro Comunale di Bologna è in agitazione a causa dei tagli e della sovrintendenza attuale. Per questo motivo, il pubblico della prima di Edgar di Puccini ha assistito a un documentario realizzato dai lavoratori del teatro, che mostra i tecnici impegnati nei laboratori e i musicisti che suonano. Il documentario è stato proiettato prima della rappresentazione e ha lasciato un'impressione di tristezza per la condizione del teatro. Il pubblico ha assistito a un cambio a vista, con tecnici in elmetto che si arrampicavano su e giù per la scena. La partitura di Edgar è stata considerata minore e gli interpreti hanno ricevuto pochissime valutazioni.
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